Mercoledì, 29 Giugno 2016

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Domande concorso a cattedra, a quarantott’ore dalla scadenza 20mila ricorsi con Anief

di redazione
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Anief - Mentre il numero ufficiale di iscritti abilitati risulta inferiore alle attese, è boom di adesioni all’impugnazione patrocinata dal giovane sindacato: l’obiettivo è superare il cervellotico regolamento Miur, in base al quale non avrebbero potuto partecipare 15 diverse tipologie di candidati.

La maggior parte dei ricorrenti sono laureati non abilitati, con un’alta percentuale di under 30. Sino a dopodomani, 30 marzo, sarà ancora possibile presentare ricorso con il sindacato.

Intanto, parallelamente, presto sotto la lente dei giudici finiranno le impugnazioni di coloro che intendono opporsi alla mancata valutazione di tutto il servizio svolto: pure quello prestato per 180 giorni non consecutivi, in scuole statali, paritarie o su posti di sostegno. Anche da parte del personale già assunto a tempo indeterminato, nelle scuole pubbliche e paritarie.

Marcello Pacifico (presidente Anief): è nostra ferma intenzione far partecipare tutti i ricorrenti. Poi, toccherà all’avvocatura dello Stato spiegare ai giudici per quale motivo chi vuole svolgere il concorso deve essere necessariamente precario ed in possesso dell’abilitazione. Come dovrà convincerli delle motivazioni che hanno portato ad estromettere dalla procedura pubblica, violando il principio di parità, tutti i docenti già di ruolo o in possesso di regolare o equiparato titolo di ammissione.

A quarantott’ore dalla scadenza per l’accesso alle prove del concorso a cattedre per 63.712 posti, sono oltre 20mila i docenti precari che hanno fatto ricorso con Anief per tentare di partecipare alle prove impugnando la loro esclusione prevista dai tre bandi: la maggior parte dei ricorrenti sono laureati non abilitati, con un alta percentuale di under 30, la cui collocazione nelle nostre scuole, qualora vincessero il concorso, potrebbe davvero rappresentare un’inversione di tendenza per il corpo docenti italiano più vecchio al mondo.

Tra i ricorrenti figurano anche altre quattordici categorie di insegnanti illegittimamente estromessi: oltre ai laureati, ci sono infatti i dottori di ricerca, i diplomati in Accademia e in Conservatorio, in ISEF, I docenti già di ruolo nelle scuole pubbliche che intendono cambiare disciplina d’insegnamento, i laureandi in Scienze della formazione primaria, gli Insegnanti tecnico pratici, gli abilitandi Afam, gli abilitati all’estero, i diplomati magistrale-linguistico, gli educatori. E anche un nutrito numero di abilitandi dei corsi universitari Pas e di Sostegno, che hanno pagato una tassa variabile tra i 3mila e i 4mila euro sapendo di terminare il loro percorso formativo entro l’anno accademico 2014/2015, ma che a causa di ritardi legati alla burocrazia accademiche, rimarrebbero fuori per poche settimane. E sarebbe davvero una beffa, visto che a pochi giorni dal termine per la presentazione delle iscrizioni, le domande di accesso al concorso sono decisamente inferiori alle attese e con il traguardo dei 200mila paventati dal Miur che appare a questo punto irraggiungibile.

“Assieme ai nostri legali, abbiamo studiato i decreti emanati dal Miur il 26 febbraio scorso – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – e possiamo vantare fondate speranze di poter ripetere quanto accaduto nel 2012, quando anche l’allora ministro Francesco Profumo incappò in un errore simile a quello prodotto dall’attuale Ministero dell’Istruzione. L’Anief in quell’occasione registrò otto buoni motivi per ricorrere in tribunale: i precari esclusi furono ammessi al concorso, per poi vedersi validare le loro prove dal Consiglio di Stato, che non ha potuto contraddire i principi di parità di accesso ai pubblici concorsi, da adottare per tutti i cittadini dei paesi dell’area UE”. 

“Oggi la storia potrebbe ripetersi, perché la Legge 107/2015, attraverso i commi 79 e 80, dal prossimo mese di settembre permetterà ai dirigenti scolastici di scegliere dei docenti privi di abilitazione all’insegnamento: l’avvocatura dello Stato dovrà spiegare ai giudici per quale motivo chi vuole partecipare al concorso deve invece avere necessariamente l’abilitazione. Come dovrà convincerli delle motivazioni che portano ad estromettere dalla procedura pubblica, ledendo il principio di parità, tutti i docenti già di ruolo o in possesso di regolare o equiparato titolo di ammissione”. 

Per ricorrere contro queste esclusioni prive di senso logico e di una normativa a supporto, c’è tempo sino al 30 marzo: basta registrarsi sul sito dell’Anief, presentare la domanda e aderire al ricorso, attraverso un semplice link, che all’interno riporta tutte le istruzioni in merito. 

Intanto, parallelamente, ai ricorsi contro le esclusioni illegittime, presto sotto la lente dei giudici finiranno anche le impugnazioni di coloro che intendono opporsi alla mancata valutazione di tutto il servizio svolto: quello prestato per 180 giorni non consecutivi, in scuole statali, paritarie o su posti di sostegno agli alunni disabili. E anche da parte del personale già assunto a tempo indeterminato, nelle scuole sia pubbliche sia paritarie. 

Anief, pertanto, sta raccogliendo anche questo genere di ricorsi, al fine di impugnare la tabella di valutazione dei titoli contenuta nel D.M 94 emessa dal Miur a fine febbraio: per i candidati penalizzati da questa norma, il sindacato presenta quindi dei ricorsi d’urgenza, al giudice del lavoro, per veder riconosciuti i loro diritti lesi e rispettare i criteri meritocratici. Nel dettaglio, sarà possibile ricorrere contro la “Tabella per la valutazione del servizio di 180 giorni specifico non continuativo”; contro la “Tabella per la valutazione del servizio di sostegno su classe di concorso”; contro la “Tabella per la valutazione del servizio aspecifico su classe di concorso non afferente al medesimo ambito verticale”. 

Tutti i candidati interessati al riconoscimento di questi servizi (pari a 0,70 punti per ogni anno scolastico prodotto), possono aderire al ricorso e scaricare la domanda dal form di adesione al ricorso di loro interesse, da presentare sempre entro il 30 marzo. Questi ricorsi, specifici per la concessione di tutti I servizi svolti, verranno valutati dai giudici subito dopo lo svolgimento delle prove scritte.

Anief comunica, infine, che è ancora possibile prepararsi alle prove concorsuali attraverso il corso e-blended, in presenza e online, sulla legislazione scolastica, sulle discipline e sulla lingua straniera: per maggiori informazioni cliccare su questo link. 

CHI HA DIRITTO A RICORRERE CONTRO L’ESCLUSIONE DAL CONCORSO A CATTEDRA

Possono presentare ricorso i laureati con il titolo di accesso valido per l’insegnamento, spesso inseriti nella terza fascia delle graduatorie d’istituto, a volte anche in possesso del titolo di dottore di ricerca e con più di 36 mesi di servizio alle spalle. Ci sono poi i diplomati presso le Accademie delle Belle Arti o i Conservatori ad essi equiparati. Ma anche i possessori del diploma ISEF o quello degli ITP (gli insegnanti tecnico-pratici), che è sempre stato ritenuto titolo valido dal Miur, spesso non oggetto di specifiche selezioni concorsuali, mentre il diploma magistrale ad indirizzo linguistico è stato riconosciuto dai tribunali amministrativi, così come la partecipazione del personale di ruolo o degli educatori per la primaria.

Anief patrocina anche i ricorsi per far partecipare i laureandi o specializzandi SFP o AFAM o PAS, che stanno per conseguire un titolo dopo un percorso universitario a qualche mese dalla scadenza delle domande di partecipazione, o ancora dei docenti abilitati che stanno frequentando il corso di specializzazione per il TFA sostegno, a numero chiuso, o degli abilitati all’estero che attendono il riconoscimento del titolo da Viale Trastevere. Anief presenterà ricorso per far ammettere alle prove gli educatori esclusi dalla primaria (parlando con i codici ministeriali, si tratta dei PPPP che potranno partecipare alla selezione prevista per gli EEEE). E pure chi ha conseguito un’abilitazione con riserva della sentenza di merito nonostante per il CdS ne abbia diritto. Come anche, infine, coloro che hanno svolto periodi di supplenze che le tabelle di valutazione non contemplano “meritevoli” per incrementare il punteggio nelle graduatoria finale.

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