Domenica, 26 Giugno 2016

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I docenti della fase C non vogliono sentirsi di serie C. Lettera

di redazione
ipsef

Come docenti immessi in ruolo con la cosiddetta “fase C”, stando alle dichiarazioni e ai resoconti degli incontri tra sindacati e Ministero, riteniamo di essere la fascia maggiormente penalizzata, ignorata ed in sofferenza nell’ambito dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola pubblica statale.
Non è bastato essere stati relegati al limbo del “potenziamento”, senza alcuna regolamentazione di compiti e tutele, non è bastata la perdita della titolarità di sede nella totale incertezza su come ambiti ed assegnazione per chiamata diretta andranno ad interagire, non è bastata la triennalizzazione di fatto dei nostri posti, condannandoci quindi ad una instabilità' fisiologica.

Ora siamo nuovamente minacciati dalla possibilità di trasferimenti coatti, dopo aver già' partecipato, durante i mesi estivi nella più' totale assenza di trasparenza, alla lotteria nazionale e per una stabilizzazione, che rileviamo adesso, tutt'altro che dignitosa.

Noi non siamo e non vogliamo essere né un peso morto per l’amministrazione né docenti di serie C. Ricordiamo che a noi docenti neo-assunti nulla è stato regalato, perché la nostra assunzione non è che l'atto dovuto in risposta alla condanna, per abuso di contratti a termine, da parte della Corte di Giustizia Europea a carico del Belpaese. E rammentiamo anche, che tutti i docenti di fase C hanno superato concorsi, conseguito abilitazioni, che la stragrande maggioranza ha patito anni e anni di precariato e che erano tutti regolarmente inseriti in graduatorie alle quali si accedeva per concorsi e corsi abilitanti. Non comprendiamo dunque la ragione per cui dovremmo essere discriminati dal mancato godimento degli stessi diritti acquisiti da chi ci precede.

Per tal ragione, chiediamo a tutte le sigle sindacali e al MIUR uguali diritti per tutti i lavoratori e le lavoratrici della scuola, nel rispetto del dettato costituzionale e dell'inderogabile valore della libertà di insegnamento, tradotti nell'applicazione di quanto segue:
1) Mobilità facoltativa a domanda anche per docenti stabilizzati in fase C, esattamente come per tutti gli altri docenti, indipendentemente dal fatto di essere stati assunti pre o post L.107, con la possibilità di scegliere anche solo ambiti compresi nella provincia di prima assegnazione. Chiediamo, inoltre, criteri oggettivi per l’attribuzione della sede definitiva con titolarità.
Riteniamo più giusto, ancora, per evitare meccanismi iniqui, che la mobilità sia attuata simultaneamente per tutti i docenti richiedenti e che i posti del potenziamento, messi per questi a disposizione, siano solo quelli liberati dai docenti in trasferimento.
2) Inserimento dell’organico di fatto nell’organico dell’autonomia, onde evitare che si creino compartimenti stagni tra posti comuni e di potenziamento. 
3) Regolarizzazione e formalizzazione dei compiti, dell’orario di servizio, dei diritti e dei doveri dei docenti del potenziamento, in rispetto di quanto previsto dal contratto collettivo nazionale vigente.
4) Apertura immediata di un tavolo di confronto, allargato anche alle componenti dei docenti neo-immessi in ruolo in fase C, riguardante i seguenti temi: ambiti territoriali, triennalizzazione degli incarichi, titolarità di sede, chiamata diretta, comitato di valutazione.

I docenti neoassunti in fase c dichiarano, sin da ora, di essere pronti ad adire le vie legali contro la palese discriminazione in atto nei loro confronti, se a questa non vi si ponga prontamente e correttamente rimedio.

COORDINAMENTO NAZIONALE DOCENTI FASE C

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