Martedì, 28 Giugno 2016

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Docente malata di sclerosi multipla licenziata da scuola, intraprende battaglia legale. La nostra intervista

di Vincenzo Brancatisano
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Docente malata di sclerosi multipla licenziata da scuola, intraprende battaglia

Una professoressa si ammala di sclerosi multipla e la scuola la licenzia privandola dello stipendio perché ritenuta inidonea all'insegnamento e condannandola all’indigenza.

La donna, 53 anni compiuti e festeggiati nel giorno di questa intervista, insegna – anzi insegnava – Inglese e Francese, ma parla correntemente una decina di lingue, compresi Arabo, Portoghese, Turco, Ebraico….

In ruolo dal 2005, dopo anni di precariato non solo a scuola ma anche in giro per il mondo come guida turistica, un patrimonio culturale di inestimabile valore per la scuola e per tanti studenti che l’adorano e che la scuola italiana ha gettato alle ortiche senza pensarci due volte. Ma Antonia, nome di fantasia perché vuol mantenere la privacy sua e della propria figlia undicenne, incontra sulla propria strada un'altra donna coraggiosa, insegnante anche lei nella stessa scuola, un istituto d’istruzione secondaria superiore di Torino e tenace avvocatessa, che si prende cura di lei, soprattutto per tutelare la sua figlioletta e la mamma di 80 anni. Anche la giovane legale vuol mantenere l’anonimato, perché, dice quest’ultima, “non voglio che si pensi che io abbia voluto e voglia approfittare per farmi pubblicità con la storia di Antonia”.

La storia finisce – per il momento – con una vittoria contro lo Stato, che appare come una vittoria di due donne contro la cecità di certa burocrazia. Ma è per ora una vittoria a metà, poiché da pochi giorni la tenacia dell’avvocatessa, che chiameremo Vittoria, che s’è scontrata con ostacoli d’ogni genere, ha fatto sì che Antonia ottenesse la revoca del provvedimento di inabilità, dopo l’ennesima visita di controllo in occasione della quale la Commissione medica ha certificato che la signora è in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, e tuttavia senza effetto retroattivo e con diritto di riprendere il servizio solo a partire dal 1 settembre 2016.

Ma come si fa a vivere con 600 euro al mese, con una minorenne a carico e con una madre ottantenne? L’avvocatessa non ci sta e si sta muovendo ora per ottenere l’assunzione immediata con il pagamento degli arretrati e il risarcimento dei danni patiti, anche a causa della depressione seguita alla percezione dello stato di indigenza. Sono tanti i fattori che hanno scatenato il prodursi della storia kafkiana.

L’esordio parziale e temporaneo della malattia, negli anni 90 ma non diagnosticato, il sopraggiungere della medesima due anni orsono,un consiglio offertole da un sindacato, e ora ritenuto ora sbagliato, poiché l’avrebbe spinta ad accettare le dimissioni dal lavoro a seguito di una visita che lei stessa aveva chiesto sempre grazie al consiglio del sindacato, la mancata considerazione, non da parte del Provveditorato – che anzi ha collaborato sia con la professoressa sia con la legale – ma da parte di chi la visitava, del fatto chela sclerosi multipla è una malattia che colpisce in maniera subdola ma anche in maniera diversa da paziente a paziente, l’indifferenza del sistema verso le tante possibili soluzioni alternative al licenziamento e l’applicazione pedissequa e severa della recente Legge Brunetta che prevede la risoluzione del rapporto di lavoro per il dipendente pubblico destinatario di un provvedimento permanente di inidoneità psicofisica.

Professoressa Antonia, ci racconti lei com’è andata

“A febbraio 2014 ho avuto un forte problema alle gambe…”.

Una poussè.

“Sì, una poussè, una ricaduta, la malattia che fino ad allora s’era manifestata con sintomi molto blandi, s’era evidentemente risvegliata. Sulle prime non sapevo di cosa si trattasse, non mi era stata mai diagnosticatala sclerosi multipla, per cui pensavo a un male alle ossa. Mi sono allora venuti in mente dei flash. Molti anni prima avevo avuto un gran male all’orecchio. La prima manifestazione della malattia, ho poi scoperto dalle indagini, c’era stata nel 1996. Avevo 30 anni, e meno male perché nel corso delle visite successive ho visto dei giovani pazienti anche di 10 anni. Con il senno di poi ho fatto mente locale a strani avvenimenti del passato, avevo barcollato in classe e avevo pensato a una labirintite. Poi due volte ho rischiato di cadere nel Consiglio di classe e a anche a casa”.

E non s’è mai fatta visitare?

“Sono sempre stata superficiale in queste cose, purtroppo. Nel 2013 è successo che miveniva di andare spesso in bagno durante le lezioni. Allora ho iniziato a non bere, poiché era sufficiente bere un bicchiere d’acqua perché dovessi subito andare in bagno. E non potevo certamente continuare ad andare in bagno durante le lezioni. Ma il fatto di non bene e di non fluidificare il sangue mi ha disabilitata, prova ne è che a febbraio 2014 ho avuto un intorpidimento delle gambe. Mi succedevano cose strane. Era la prima volta che non ricordavo i nomi degli allievi, io che avevo sempre 9 classi e che mi ricordavo i nomi di tutti gli alunni grazie anche a una memoria prodigiosa che mi ha peraltro consentito fin da piccola di imparare con facilità tante lingue, iniziavo a dimenticare qualche nome. A quel punto mi sono recata presso un Centro Cto di Torino per una visita accurata. L’ortopedico mi disse che non erano le ossa ma qualcosa di molto più grave. Poco dopo sono andata da sola barcollando all’ospedale Molinette di Torino, reparto di Neurolesi, dove mi hanno trattata benissimo anche se da perfetta sconosciuta. Guai a chi parla male della sanità poiché io ho visto solo eccellenze. Deambulavo a fatica, sono stata ricoverata lì per tre mesi a fare riabilitazione e poi per altri tre mesi in day hospital”.

Adesso come sta?

“Ora cammino abbastanza bene, continuo con la riabilitazione con un bravo osteopata. Sono in fase di remissione, e vengo curata tutti i giorni con l’iniezione di un ritrovato immunomodulante che rimette in sesto il sistema immunitario”.

Lei è stata dichiarata totalmente inabile al lavoro dalla Commissione medica ma l’Inps le ha riconosciuto un’invalidità solo dell’80 per cento. Una contraddizione che per lei si traduce in indigenza, pare di capire.

“Lo sbaglio è stato quello di rivolgermi a un sindacato che mi ha dato il nome di un dottore che a propria volta ha fatto una relazione in cui ha scritto che sono grave e che non lavorerò più. Mi disse senza mezzi termini, riferendosi a un personaggio pubblico conosciutissimo a quell’epoca che non si alzò più dal letto, che sarei finita come lui. Dagli esami emergevano le placche vecchissime (da qui il nome di sclerosi a placche, ndr), che risalgono ai periodi in cui avevo problemi di minzione”.

Fu quel medico a consigliarle di sottoporsi a una visita presso la Commissione medica?

“Esatto. Mi visitò una dottoressa preparatissima che capendo che era una cosa seria mi diede una invalidità del 100 per cento”.

Come reagì a qual punto? Avvertì la scuola?

“Ero davvero turbata. Stare per mesi a contatto con degenti gravissimi, con morituri di ogni età per varie patologie, mi aveva buttato giù di morale. Portai la relazione a scuola. E la scuola mi fece firmare la risoluzione del contratto di lavoro perché avevano ricevuto la notizia della mancanza di idoenità dal Mef. Non ebbi nessuno vicino a consigliarmi di spingere per soluzioni alternative al licenziamento, io non mi sentivo inidonea. Ma la mia scuola micomunicò poi che non ero più idonea al servizio. Io avevo pochi anni di servizio, dunque pochi contributi e ricevetti una pensione da soglia della povertà”.

E come ha fatto finora?

Sorride. “Nella mia vita non sono stata una cicala, sono stata una formica. Vado avanti con imiei risparmi, con i risparmi di una vita di lavoro”.

E’ stata licenziata il 15 settembre 2014. Racconti com’è andata.

“Non stavo bene. E non ho reagito. L’avvocatessa Vittoria, che ho poi conosciuto, mi ha dato molta forza. Mi ha detto: non è giusto che tu non possa più offrire la tua conoscenza ai ragazzi. Puoi ancora dare tanto alla società. Non è giusto che per aver avuto una poussee tu debba perdere tutto sia a livello finanziario sia per il patrimonio di conoscenze. Tenga conto che io sono a scuola per aver vinto un concorso nazionale con punteggio altissimo. Avevo e ho una grande preparazione e e una capacità di insegnare che mantengo. Ovvio, la stanchezza c’è. Ma non mi posso lamentare. Durante il 2015 mi sono sottoposta a un test con una psicologa per ore e ore, per verificare se a livello neurologico io avessi intatte le funzioni cognitive. Le certificazioni attestano che sono nella norma”.

Cosa si è ottenuto con la vittoria di cui stiamo parlando?

“Ho ottenuto la riammissione a scuola perché il Mef mi ha riconosciuto nuovamente l’idoneità dopo la visita medica. Il Mef peraltro mi ha mandato da uno psichiatra che recentemente ha attestato che sono in asse a livello psichico, non ho né depressione nè malattie psicologiche”.

Ma non è ancora a scuola…

“Al Miur mi hanno detto che potrò rientrare dal prossimo 1 settembre. Stiamo cercando divedere se si può anticipare la data. Percepisco sempre 600 euro al mese. Per me va bene, sono esente, però ci sono tanti integratori che devo prendere che costano moltissimo. Sono con mia figlia, frequenta la scuola media, mia madre che ha 80 anni ha una badante che la segue, su uno stesso pianerottolo”.

Si percepisce che la riammissione in servizio l’ha tirata su.

“Certo. Sono per ora in una sorta di pensionamento coatto. Ero abituata a una relazione buona con colleghi e alunni. Spero di recuperare i rapporti”.

In questa storia emergono figure femminili. Lei, la bambina, la mamma, l’avvocatessa. Sembra una vittoria delle donne contro l’insensibilità della burocrazia.

Si commuove. “Sì, l’avvocatessa è un angelo, è una persona meravigliosa, con una grandissima professionalità. Ha una famiglia, ha una figlia come la mia. Si è data da fare per tutelare soprattutto la mia bambina, che ha tredici anni. Per una bambina di quell’età, ritrovarsi una mamma ricoverata per otto mesi… Ci sono momenti di sconforto. E Vittoria mi ha sempre tirata su. E’ un’avvocatessa con un cuore enorme. Neppure durante le feste si è mai defilata e ha detto che ci sarà sempre per me e per questa ragazzina che è cresciuta prima del tempo”.

Occorre guardare avanti.

“Deve sapere che dov’ero ricoverata, alle Molinette, sono mancate le persone che erano con me per altre malattia. Sono delle batoste, dei colpi pesanti. Però mi dico che alla fine sono stata abbastanza fortunata perché quando partecipo al progetto del Cresm, il Centro di Riferimento Regionale per la Sclerosi Multiplavedo che in tanti hanno molti problemi più grandi del mio, hanno la sclerosi progressiva. Allora io ringrazio e dico che tutto sommato nella sfortuna non sono stata sfortunatissima”.

Ha mai provato rabbia durante questo percorso ch l’ha portata alla perdita del lavoro,della cattedra, del rapporto con gli studenti, dello stipendio?

“Quando una persona si trova in confusione per una diagnosi così pesante… Io non ho preso consapevolezza di quel che stavo facendo. Se qualcuno mi avesse detto Cosa stai firmando? Ma l’ho capito a posteriori”.

Ma avrebbe potuto non firmare quel documento?

“Io non lo so. Addirittura le neurologhe che mi avevano in cura dicevano che in quella fase ero come disconnessa mentalmente. Se qualcuno mi avesse svegliata. Ci si sente abbandonati all’improvviso. Nessuno mi ha detto stati attenta a che cosa firmi invece come se nulla fosse. Mi avrebbero dovuto solo dire Che cosa stai facendo? Magari loro non conoscendo bene la situazione e e pensando al peggio per la mia salute, sono stati sicuramente in buona fede...”.

Come mai tutte queste lingue?

“Ho viaggiato molto e ho sempre avuto la capacità di cogliere ogni cosa. Questo piaceva molto ai miei allievi. Alle medie già avevo il pallino di questa materia e poi avendo lavorato nel turismo ho viaggiato tanto. Conosco tutti i continenti del mondo, lavoravo come guida dei parchi nazionali americani e canadesi e viaggiavo molto per vari congressi in giro per il mondo e nel contempo studiavo. Certo, davo gli esami più tardi. Ma in tutti i posti dove andassi imparavo i rudimenti della lingua del posto perché ho sempre avuto una memoria straordinaria, anche se ora un po’ è diminuita”.

“Ho sentito. Quando dico del precariato scolastico in Francia, i francesi restano allucinati Il sistema di reclutamento è diverso. Non esiste che un docente resti tanti anni precario. Ogni anno o due si fa un concorso. Per non parlare di come gli insegnanti sono trattai in Israele. Siete il futuro del mondo, dicono. E poi quando uno pensa a come si viene trattati qui…”

Intervista all’avvocatessa

“Io scappavo sempre, parlo poco, sono sempre sulle mie, però conosco tutti. Invece Antonia è loquace, affabile con gli studenti. Avevo scambiato qualche parola con lei, qualche caffè insieme, a scuola. Mi affascinava il fatto che conoscesse tutte quelle lingue.

All’improvviso apprendo che Antonia, che non vedevo da settimane, si è ammalata di sclerosi multipla”. Vittoria, l’avvocatessa che ha sostenuto con successo Antonia, e che come detto vuol mantenere l’anonimato perché “non si pensi che io voglia approfittare dell’occasione per farmi pubblicità”, ricorda l’avvocato Jan Schlichtmann, interpretato da John Travolta nel film “A civilaction”. Vittoria è di ruolo e insegna Diritto nella stessa scuola di Antonia, con un contratto part time. Il lavoro a scuola, che ama,le consente di scegliersi le cause che le piacciono, nella Torino che l’ha conquistata dopo un trasferimento dalla Campania.

E’ giovane e si è specializzata sulle questioni legate ai minori e alle donne vittime di violenza. Quando ha saputo della disavventura umana e professionale della sua collega Antonia, mamma di una bambina della stessa età della propria, si è sentita coinvolta. “Rimango molto colpita”, ricorda ora.“Mi chiedo a quel punto che cosa sia successo e dopo aver saputo che si era dimessa da scuola per via della sclerosi multipla mi domando, conoscendo bene la normativa,come abbia potuto farlo e perché. Dopo un po’ la contatto e le chiedo come stia e lei mi appare molto contenta della mia telefonata ma la trovo molto scoraggiata, decisamente a terra. Mi fa una grande pena”. Vittoria incontra Antonia per un caffè: “Vedo una donna tremendamente sola, diversa, accasciata e senza fiducia in sé, sommersa di problemi personali e familiari, priva di autostima. Quando poi prenderò l’incarico di rappresentarla mi accorgerò che sono scaduti i termini per impugnare il primo provvedimento. In sostanza, Antonia, presa dal panico della diagnosi, è andata a scuola, dove le è stato consigliato di rivolgersi a un sindacato che a sua volta l’ha indirizzata male. Le avranno detto: fatti riformare così ti prendi una pensione. Non so perché”. Magari in buona fede, come sostiene la paziente, avranno tutti temuto per la sua salute e sembrava il consiglio più adatto. Poi il percorso davanti alla “Commissione medica, che vedendola così”, racconta la legale, “l’ha dichiarata inabile al lavoro e lei è tornata a scuola con questo provvedimento. Poi ha fatto la pratica per l’invalidità, ma l’Inps le ha riconosciuto solo l’80 per cento perché non era inabile dal punto di vista cognitivo”.

Ed ecco il paradosso: “Antonia si è a quel punto ritrovata con un’inabilità totale a qualsiasi tipo di lavoro mentre all’inps non le hanno riconosciuto l’invalidità al 100 per cento”. Cioè: inabile al lavoro ma con una pensione da fame. Il suo caso è sui generis, conferma Vittoria, ma succede spesso nella sclerosi multipla visto il tipo particolare di evoluzione della malattia. Sul piano giuridico, la Legge Brunetta colpisce in pieno la donna. “Secondo il Dpr n. 171 del 2011 –commenta l’avvocatessa – il dipendente pubblico che sia dichiarato inabile al lavoro deve essere licenziato. Ma questo decreto si dovrebbe raccordare con la legge n. 335 del 1995 che prevede la pensione di inabilità del dipendente pubblico che abbia ottenuto l’invalidità al 100 per cento”. Ma Antonia non ha ottenuto il 100 per cento di invalidità dall’Inps e da quell’incongruenza. Che per la donna è una tragica incongruenza. “Il passo falso è stato quello di andare alla commissione medica”. Manoi insistiamo: poteva non farlo? “Il dirigente scolastico prima o poi avrebbe dovuto mandarla a farsi visitare. Solo che nel caso in questione l’ha chiesto proprio lei. Quindi Antonia si è procurata da sola questa disavventura”.

A quel punto c’è solo da agire e in fretta. “Innanzi tutto sono andata a casa sua per mettere a posto il suo carteggio. Mi son dovuta prendere una giornata per ricostruire le carte e ho visto che aveva il provvedimento di inabilità totale e tornare indietro non si poteva. Prendeva 600 euro”. Vittoria si rivolge alla stampa locale, che dà risalto alla storia umana di Antonia. A quel punto la burocrazia è costretta a riprendere in considerazione la vicenda della sfortunata insegnante. Al Provveditorato collaborano fin da subito. La tenacia di Vittoria fa sì che venga accolta l’istanza di sottoporre Antonia a tutte le nuove visite. Si va di nuovo alle Molinette per accertare le funzioni psichiche e neurologiche della donna. L’equipe rilascia poi una documentazione con un risultato secondo il quale, racconta la legale, “ è tutto in asse, tutto normale, un po’ di depressione dovuta alla situazione lavorativa”. Si procede con entusiasmo e tenacia perché gli ostacoli non sono finiti.

“Forte di questo nuovo carteggio mi sono documentata sulle norme comunitarie e ho constatato che quello che era stato fatto con Antonia poteva essere discriminatorio. Dopo qualche mese di telefonate e richieste varie l’hanno rimandata alla Commissione medica perché io sostenevo che in base alle nuove risultanze delle Molinette dovevano rivedere il tutto. Sta di fatto che a settembre 2015 hanno sottoposto Antonia a nuova visita alla Commissione medica. Si sono subito accorti che la paziente era nella norma, che stava bene secondo la visita. Ma poiché passava il tempo e non si esprimevano, ho dovuto insistere e loro hanno poi aggiunto che serviva un’ulteriore visita all’Asl da un neuropsichiatra. Anche qui è andata bene, le condizioni sono nella norma”. Si torna alla Commissione medica, ma di nuovo il tutto sembra bloccarsi. “Ho di nuovo dovuto insistere – conclude Vittoria – e alla fine ci hanno rilasciato il referto di idoneità al servizio per Antonia”. Siamo all’epilogo.

“Al Provveditorato hanno detto di tenersi pronta per il 1 settembre”. Una vittoria grande, insperata, Ma è una vittoria a metà. “Non sono contenta – osserva la legale – perché ritengo che Antonia debba essere riassunta a decorrere da subito. Il Provveditorato ha fatto quello che doveva fare, ha sempre collaborato. Poteva anche non mandarla a nuova visita, ma l’ha fatto. Adesso devo fare una battaglia per il risarcimento di Antonia, perché non si può fare un provvedimento di inabilità con cui metti fuori così una docente. Un medico che ha davanti un malato con la sclerosi multipla deve valutare a fondo. Ogni caso è a sé, nella sclerosi multipla”. 

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