Venerdì, 01 Luglio 2016

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Divisa tra scuola e famiglia non avrò il tempo di prepararmi adeguatamente per il concorso. Lettera

di redazione
ipsef

Sono un'insegnante precaria. Un'insegnante che da otto anni dedica molte delle proprie energie alla scuola, ai propri alunni o, come li chiamo io, ai miei ragazzi.

Il mio contratto prevede che oltre a preparare le lezioni, impartire insegnamenti, preparare e correggere le verifiche, incontrare i genitori, io debba firmare registri, presenziare ai Collegi dei Docenti, ai Consigli di Classe, svolgere il ruolo di Coordinatore di Classe o di Segretario.

Insomma... noi docenti precari siamo chiamati ad assolvere a tutti gli obblighi di un docente al pari dei nostri colleghi di ruolo. Svolgo tutto questo con dedizione e, non lo nego, con fatica, dovendo conciliare il lavoro con gli impegni familiari. Spero che un giorno possa arrivare la tanto agognata stabilizzazione.

Una volta conseguita (con enorme dispendio di energia e di denaro) l'abilitazione all'insegnamento, mi aspettavo che, così come avveniva fino a poco tempo fa, arrivasse “il ruolo”; che si trattasse solo di aspettare che nelle Graduatorie ad Esaurimento si arrivasse al mio nome impiegando più o meno tempo a seconda della disponibilità dei posti della mia materia. Invece no.

Con la Legge sulla “buona scuola” è stato deciso che i nuovi abilitati dallo Stato non sarebbero andati a confluire nelle Graduatorie ad Esaurimento, che dovessero sostenere un'ulteriore messa alla prova... un concorso. In sostanza non contano tanto i sacrifici fatti durante gli anni di studio, non conta tanto l'abilitazione, non conta tanto avere un'esperienza pluriennale quanto può invece contare superare un concorso. Come dire... in soli due/tre giorni (prove scritta, pratica e orale) ti devi giocare tutta una vita, le tue speranze, i tuoi sacrifici.

Perché di questo si tratta... di tentare di superare le prove. Io, come tanti miei colleghi divisi tra scuola e famiglia, non abbiamo il tempo materiale per prepararci in modo serio al concorso. Tutto questo è demotivante, per non dire fuori da ogni criterio logico e di buon senso.

Sembrava che la sentenza della Corte Europea che prescriveva al Governo di trovare una soluzione per i precari della scuola con più di 36 mesi di servizio ci potesse dare un motivo per sperare nel raggiungimento di un più che legittimo diritto all'assunzione a tempo indeterminato.

Anche in questo caso al Miur hanno dimostrato la più totale mancanza di rispetto verso il lavoro dei precari stabilendo che chi ha più di 36 mesi di servizio su cattedre vacanti non può più lavorare nella scuola! Un modo meschino di raggirare il monito dell'Unione Europea. Questi sono i motivi per cui vorrei gridare il mio disprezzo verso l'attuale condotta del Ministro Giannini che tenta di vanificare ogni sforzo compiuto in questi anni da tutti i precari della scuola.

Valentina Sergio

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