Venerdì, 01 Luglio 2016

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D'Errico (Unicobas): concorso è fuori legge, doppio canale per gli abilitati. Demoliremo mobilità

di Eleonora Fortunato
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Stefano D’Errico, segretario Unicobas, fa una lunga requisitoria contro la legge 107. Sui nuclei di valutazione richiama i docenti alla disobbedienza; sulla mobilità, invece, afferma: va demolita.

D’Errico, per prima cosa facciamo il punto su questo concorso.

“Si tratta di un concorso inadeguato e fuori legge per gli stessi limiti che si era dato il governo e che arriva molto dopo rispetto ai termini ordinatori prefissati. Nel merito, non si tiene conto della realtà: l’unico modo per risolvere l’utilizzazione smisurata dei precari sarebbe un canale di reclutamento stabile, con concorsi a doppio canale in cui almeno il 50 per cento di posti fosse riservato a chi ha servizio ed è abilitato. Anche per sanare la situazione vergognosa che si è venuta a creare con le assunzioni della fase C: sono state immesse in ruolo persone con 12 punti ed escluse altre con 60 punti perché non presenti nelle Gae!”.

Quindi è stato un errore chiudere le Gae? Nelle intenzioni del governo l’obiettivo era eliminare il precariato…

“Il precariato nella scuola è ineliminabile, mentre sarebbe importante avere un canale di reclutamento sempre aperto. Le Gae chiuse hanno creato un disastro: è stata assunta gente che non sapeva nemmeno come fosse fatto un registro”.

C’è l’idea che le prove concorsuali accertino meglio quel merito che l’opinione pubblica richiede a gran voce, soprattutto da parte di chi deve insegnare qualcosa. Il nostro ordinamento non a caso prevede solo la strada dei concorsi per entrare nella Pubblica amministrazione.

“La Costituzione prevede assunzioni tramite concorso, ma non è specificato che debbano essere solo per esami, potrebbero benissimo essere per esami e per titoli. Il doppio canale è perfettamente costituzionale, in più se lo Stato ha utilizzato decine di migliaia di precari per conferire diplomi di Maturità, vuol dire che si trattava di personale perfettamente idoneo alle mansioni richieste. Con questo non sto dicendo che nella scuola non si possa entrare anche tramite concorso: va benissimo che la metà dei posti sia destinata ai neolaureati e che avvenga attraverso prove, ma l’altra metà deve essere per titoli”.

Per questo concorso ormai i giochi sembrano però fatti, cosa gliene pare?

“La scuola è una fucina di contraddizioni, ma non ci stancheremo mai di dirlo: l’obiettivo della legge 107 è distruggere la scuola pubblica, altrimenti non ci si spiega come sia potuto accadere che, in fase C, abilitati nella classe A052, cioè latino e greco nei classici, siano stati spediti in istituti comprensivi a fare supplenze nelle scuole dell’infanzia, per poi vedersi negare il diritto all’anno di prova perché sprovvisti di tutor A052. Ma c’è anche chi ha chiesto un insegnante di matematica e se ne è visto arrivare uno di educazione motoria, docenti di storia dell’arte inviati negli istituti professionali dove risaputamente la storia dell’arte non si insegna. Insomma, si sono create situazioni imbarazzanti contrarie a ogni principio metodologico e didattico”.

Eppure i lavoratori delle Gae, dopo anni e anni di precariato, hanno esultato…

“La responsabilità non è di chi è stato assunto, sia chiaro, ma di chi ha assunto in questa maniera forsennata. Ci sono già stati segnalati molti casi di demansionamento, uno degli elementi tipici del mobbing. Anzi, sembra tutto un grande mobbing di Stato, come definirebbe altrimenti il caso che le citavo pocanzi, del docente di latino e greco spedito all’infanzia cui è stato negato il tutor?”.

In quel caso specifico che cosa succederà?

“Si sa bene che gli anni di prova possibili sono due, dopo si perde il posto. Dopo la nostra denuncia, gli sarà assegnato un tutor con riserva e si tenterà di risolvere le cose all’italiana…”.

Sta dicendo che per ottenere la certezza di essere valutati nell’anno di prova bisogna tirare in ballo il demansionamento?

“Di fronte a un Miur che non è in grado di tenere conto delle esigenze dei lavoratori gli unici a poter dettare le regole sono i magistrati. La stessa cosa è avvenuta con la mobilità: le nuove regole producono disparità terrificanti di fronte alle quali bisognerà chiamare in causa i giudici. D’ora in avanti c’è chi potrà ambire a vedersi assegnata una titolarità e chi no. Gli assunti in fase C sono spediti nel limbo di organici territoriali enormi, che creeranno di sicuro situazioni di ingovernabilità. Le faccio l’esempio del quartiere di Cinecittà qui a Roma, che ha 300mila abitanti: essere titolari in un ambito del genere significa rischiare di dover fare supplenze su scuole distanti tra loro chilometri”.

Titolari per modo di dire, insomma?

“Esatto, ma la cosa peggiore è che da un lato avremo questa situazione, dall’altro personale a cui continuerà a essere garantita la titolarità di istituto, in una disparità di trattamento che solleva anche la anticostituzionalità di questa legge. Lo ribadisco: chi vuole chiedere trasferimento non deve vedersi negare la titolarità di istituto, gli insegnanti sono ormai gli unici lavoratori a non avere diritto alla sede lavorativa, persino chi guida gli autobus segue sempre gli stessi percorsi! Il docente, anzi, dovrebbe averne diritto più degli altri perché la sua titolarità coincide col diritto alla continuità didattica degli studenti. La situazione che si è creata adesso ha dell’assurdo e va affrontata con una campagna di ricorsi che la demolisca sul piano giudiziario, così come, su un altro piano, bisogna bloccare la composizione dei nuclei di valutazione”.

Ma la 107 ormai è legge, i docenti, che sono pubblici ufficiali, dovrebbero rifiutarsi di applicarla?

“Questa dell’ ‘ormai è legge’ è una stupidaggine non degna di un docente. Sa quante leggi sono state approvate dallo Stato senza che poi la scuola le abbia recepite? Anche il tutor della Moratti era legge e guardi come è finita. Tornando alla valutazione, i collegi dei docenti possono deliberare di non avvalersi della facoltà di nominare due membri nel nucleo di valutazione, utilizzando così la propria autonomia decisionale e impedendo la formazione di collegi perfetti. Ricordo che la legge non dice che il collegio docenti ‘deve’ eleggere due membri, ma che ha ‘la facoltà’ di farlo”.

Se i docenti facessero come lei ha detto si creerebbero situazioni di grande conflitto con la dirigenza, probabilmente a danno della didattica ordinaria.

“Se gli insegnanti vogliono vedersi riconosciuti i loro diritti, hanno il sistema per bloccare questa legge”.

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