Martedì, 31 Maggio 2016

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In-coscienza di classe: la triste divisione dei docenti abilitati in II fascia di istituto. Lettera

di redazione
ipsef

Sono un docente abilitato tramite percorso abilitante selettivo (TFA 2 ciclo), per la classe di concorso A037. Dopo averlo duramente contestato, quando era il momento di farlo ( Legge Gelmini vi ricorda qualcosa? ) e privo di alternative, mi sono abilitato durante il II ciclo di TFA.

Come tutti sapete, per accedere al tirocinio ho superato una triplice selezione (1 nazionale, 2 universitarie) e frequentato un ciclo intensivo di corsi-tirocinio-esami, mentre lavoravo( spesso su turni di notte) per pagare la famigerata retta di 2600 euro, e garantirmi la frequenza a corsi affatto imprescindibili.

Un concorso si vince per tanti motivi, non tutti afferenti la cosi' detta meritocrazia, ma, criticità a parte, il concorso è dalla notte dei tempi una procedura selettiva, regolamentata, che (con fortissimi limiti) stabilisce dei criteri di selezione intellegibili, chiari, quanto più possibile oggettivi. La sua funzione è quella di proteggerci dall'arbitrio più sconsiderato dei nostri amministratori o almeno di provarci.

Fino ad un certo punto il concorso ha avuto valore abilitante-legale, poi le due cose sono state scisse e l'abilitazione è diventata propedeutica alla possibilità di concorrere per il ruolo. Qui iniziano i problemi e una sequenza impressionante di circostanze che definire beffarde è eufemistico.

1) Al TFA non viene riconosciuto valore legale, negato l'inserimento in GAE, ma i cosidetti congelati SISS, graziati dalla tempistica riproduttiva dei rispettivi genitori, conseguono l'abilitazione proprio seguendo il primo ciclo TFA e conquistando cosi', l'accesso in GAE

2) Dopo il 1 ciclo di TFA, dopo le manganellate in piazza, dopo aver pappato(mangiato) la retorica che voleva il merito, quale unico criterio di selezione della nuova generazione di insegnanti abilitati, viene bandito un PAS (percorso abilitante speciale), che abilita in una sola botta un numero di docenti enormemente superiore a quello contemplato dai 2 cicli di TFA messi insieme. Il tutto senza selezione.

3) A termine del piano assunzionale previsto dalla legge 107, che ha immesso in ruolo, precari storici, cosi' come migliaia di "docenti per caso", beneficiari semplicemente di una presenza in GAE, senza esperienza, formazione, e talvolta vocazione all'insegnamento, viene bandito un concorso per circa 64.000 posti, riservato ai soli docenti abilitati. Ciò accade, dentro un orizzonte in cui le scuole continuano a ricorrere massicciamente a supplenze di varia consistenza, in cui è previsto un massiccio tournover del personale docente, in cui si è predisposta l'abilitazione di personale qualificato ( nel caso del TFA, voglio ricordarlo, bandendo un numero di posti, tarato sull'esigenza degli USR).

4) I rumors sul concorso ( tempi, tabella dei titoli e bozza programmatica) appaiono sconcertanti per numerosi motivi. Programmi mastodontici, di dubbia utilità, in tempi strettissimi.

In questo scenario apocalittico, avevamo due scelte: 1)rivendicare in quanto docenti precari abilitati, l'apertura di un doppio canale di reclutamento, come era in passato, dimenticando le differenze specifiche tra diverse tipologie di abilitati e agendo come corpo sociale unico 2) rivendicare le specificità, valorizzando singoli criteri ai fini del reclutamento.

Le strade sono state percorse entrambe: sono nati coordinamenti, sotto e controcoordinamenti che hanno promosso l'unità di categoria, o viceversa la specificità del TFA, cosi' come quella del servizio.

Io personalmente ho scelto la prima strada, persuaso che la retorica del merito sia strumento di assoggettamento e divisione tra oppressi e abbia poco a che fare con la qualità della formazione. Ma trovo insopportabile umanamente e intellettualmente il doppiogiochismo di taluni "precari storici", che invocano l'unità in alcuni contesti, salvo poi contrattare sottobanco condizioni migliori per la loro categoria o inveire contro una bozza che attribuisce maggior peso al TFA rispetto alla loro forma di abilitazione.

Questa non è unità, è vile tatticismo, è malafede. Qualche punto in più in fase di valutazione titoli vale tutti gli inviti all'unità profusi finora? Vale forse il buon senso di capire che i TFA un concorso lo hanno già vinto ed è un ingiustizia colossale costringerli a rifarlo? Vale forse la decenza di capire che se si vuole fare fronte comune bisognerebbe riconoscere il proprio privilegio di CONDONATI e premiare il merito di chi con fatica enorme un concorso lo ha già vinto?

Risolvete prima queste contraddizioni, poi torniamo a parlare di unità nella lotta. Io ci sto, ci sono sempre stato e spero di poterci essere in futuro.

Vincenzo De Benedittis

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