Martedì, 31 Maggio 2016

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Concorso scuola docenti. Anief: va aperto ai laureati, agli abilitati spetta inserimento in GaE o riserva dei posti

di Eleonora Fortunato
ipsef

Immagine concorso a cattedra 2016

Per Marcello Pacifico, presidente Anief, il concorso docenti 2016 non ripaga in maniera adeguata le aspettative e i sacrifici del personale abilitato. Meglio muoversi su altri fronti.

Da più parti sono state espresse riserve se non aperte critiche sull’esclusione dei laureati dal concorso 2016. Includerli avrebbe significato però ridimensionare di molto le aspettative degli abilitati TFA e PAS.

“Le critiche sono più che legittime, non si può denunciare a voce il corpo docente italiano come il più vecchio mondo e poi dimenticare le giovani generazioni, abilitate, peraltro, dallo Stato. Da vent’anni si può accedere ai concorsi con la laurea nonostante la legge parli di abilitazione e non si comprende perché soltanto sotto il ministro Giannini si dovrebbero violare le aspettative di quanti hanno intrapreso un percorso di studio convinti di poter partecipare ai concorsi. Se si volevano tutelare le aspettative degli altri abilitati, bisognava inserirli in Gae, farli partecipare al piano straordinario di assunzioni, consentire loro una quota riservata al concorso, stabilizzarli, tutte cose decise dai tribunali, da un Parlamento più attento di quello attuale, dal buon senso, dalla legge nazionale ed europea. Il Governo Renzi dovrebbe veramente riflettere”.

Quali evidenze giuridiche giustificherebbero l’inclusione dei laureati?

“Il principio di affidamento è un cardine della nostra giurisprudenza: se inizi un corso di laurea e ti dicono che devi dare una o più materie per poter partecipare a un concorso, non ti possono poi dire che non hai più quello stesso diritto. Il Consiglio di Stato è stato chiaro nei ricorsi promossi dall’Anief contro l’ultimo bando del ministro Profumo: i laureati dopo il 2002 potevano partecipare, e non perché non erano state espletate nel frattempo, negli scorsi dieci anni, corsi abilitanti, dalle SSIS ai corsi ex lege 143/04, a SFP”.  

Non crede che sia condivisibile o perlomeno comprensibile la logica ‘prima pensiamo alla stabilizzazione di chi è ancora precario’?

“Se il Miur avesse voluto veramente stabilizzare, avrebbe assunto chi aveva più di 36 mesi di contratto o riaperto le Gae. Non bisogna mai cedere a compromessi, per questo continuiamo a ricorrere nei tribunali, a meno che non si trovi una soluzione politica. Questa non è quella del concorso, peraltro, rifiutata e contestata dai precari. E se concorso doveva essere, perché non utilizzare la delega Letta valida per tutto il 2016, per riservare il 40% dei posti ai precari, come Anief ha ricordato anche durante l’ultimo incontro al Miur”.

Per quanto riguarda l’inclusione degli abilitati nelle GAE, la strada del concorso resta comunque più veloce rispetto ai tempi dei tribunali.

“Se è veloce come quello del 2012, che dopo tre anni vedrà i vincitori dell’infanzia in Sicilia depennati dalle graduatorie di merito, meglio aspettare la sentenza di un giudice del lavoro, anche perché l’ultima soluzione non esclude l’altra, includendo una richiesta di risarcimento che punisca lo Stato per l’abuso dei contratti a termine, per non parlare delle mensilità estive e degli scatti di anzianità e della futura ricostruzione di carriera. Unico problema, i diritti cadono in prescrizione, e quindi serve muoversi e subito”.

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