Sabato, 28 Maggio 2016

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Concorso a cattedre, i 200mila candidati saranno tassati ma ai commissari andrà sempre un compenso-miseria

di admin
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Dal Miur partono le domande per fare l’esaminatore: un lavoro ingrato e senza alcun esonero dal servizio. Ma soprattutto malpagato, perché in media ai commissari andranno meno di 400 euro netti. Un paio di anni fa assistemmo alla fuga in corso d’opera dei commissari. Eppure, stavolta i soldi ci sono: dai partecipanti alla selezione arriveranno circa 4 milioni di euro.

Marcello Pacifico (presidente Anief): perché tra gli amministratori della scuola italiana le esperienze passate non servono a nulla? Anche in occasione del concorso a cattedre del 1999 e del 2012 i compensi furono risicati, con seri problemi di reperimento degli esaminatori. E oggi che si fa? Si confermano i medesimi parametri, votati al massimo risparmio. Con la differenza, notevole, che i soldi però stavolta ci sono.

La procedura sul concorso cattedre ancora non è avviata e già si arena ai primi scogli. In queste ore il Miur ha infatti emanato la nota 5732 del 29.2.2016 con la quale sono stati trasmessi due provvedimenti relativi alle commissioni giudicatrici del concorso a cattedra: il decreto ministeriale 96 del 23.2.2016, relativo ai requisiti dei componenti e il decreto ministeriale 97 del 23.2.2016, contenente le modalità per la presentazione delle domande a presidente e commissario e le istruzioni per loro costituzione. Le domande di partecipazione potranno essere presentate dal 3 al 19 marzo 2016, esclusivamente via web su "Istanze on line".

Il problema è che i mille commissari utili a tal fine potrebbero non arrivare, considerando che il Miur non ha previsto per loro alcun esonero dal servizio, nemmeno parziale. Inoltre, il compenso per lo svolgimento di tale funzione rimane davvero misero: solo 750 euro lordi, meno di 440 netti, che arriveranno dopo aver esaminato le prove scritte e orali di tutti i candidati.

Anief chiede pubblicamente dove finiranno, allora, i 2 milioni di euro che il Miur incasserà dalla tassa concorsuale di 10 euro per ognuno dei 200 mila candidati. Soldi, tra l’altro, che potrebbero anche raddoppiare, visto che ogni aspirante docente potrebbe presentare in media due domande. Perché non distribuirli tutti alle commissioni‎ e non meno delle metà del budget, come oggi sembra invece ad esse assegnato?

A chiederlo pubblicamente è anche la stampa specializzata. “Per la prima volta – scrive Tuttoscuola - la partecipazione al concorso docenti comporterà infatti il pagamento di un diritto di segreteria pari ad euro 10,00 (dieci) per ogni procedura concorsuale per la quale il candidato intende concorrere. Lo ha previsto la legge 107/15 sulla Buona Scuola al comma 111”. Inoltre, “se si considera che ogni candidato, soprattutto per scuola dell’infanzia e primaria, presenta mediamente un paio di domande di iscrizione e che si prevede la partecipazione di almeno 200 mila candidati, il conto è presto fatto: il concorso, a 10 euro per ognuna delle 400 mila domande, incasserà subito circa 4 milioni di euro che serviranno anche a coprire i costi relativi alle procedure concorsuali, le spese di vigilanza e segreteria e le spese di esercizio delle sedi di concorso”.

“Il rischio di ritrovarsi senza commissari è serio – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief - considerato anche quanto successo in occasione della scorsa procedura concorsuale, quando l'assenza di alcuni commissari fece slittare la valutazione delle prove. Viene ancora una volta da chiedersi perché tra gli amministratori della scuola italiana le esperienze passate non servano a nulla: anche in occasione del concorso a cattedre del 1999 i compensi furono risicati, con seri problemi di reperimento degli esaminatori. Con il concorso del 2012 vivemmo stessa storia, quando molti commissari, proprio per i compensi ridicoli, si dimisero in corso d’opera. Che è anche quanto accaduto con il concorso per dirigenti e dai noi denunciato sulla stampa nazionale. E, oggi, si confermano i medesimi parametri, votati al massimo risparmio. Con la differenza, notevole, che i soldi però stavolta ci sono. Pensavamo che la tassa imposta ai partecipanti servisse proprio a sanare questo limite”.

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