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Venerdì, 26 Agosto 2016

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Concorso a cattedra, il bando è da rivedere: troppo difformi le prove nelle lingue straniere

di redazione
ipsef

ANIEF - Se la bozza del prossimo concorso a cattedra per assumere 63.712 docenti dovesse essere pubblicata così come risulta oggi, ci ritroveremmo di fronte all’ennesimo documento iniquo e approssimativo.

perché oltre alle immotivate esclusioni dei giovani laureati, dei precari non abilitati con 36 mesi di servizio, dei docenti di ruolo, oltre che degli specializzandi nel sostegno e abilitandi nelle discipline, vanno aggiunte delle incongruenze nello svolgimento delle prove d’esame che speriamo possano essere eliminate all’interno della versione finale del bando in pubblicazione prevista per i primi giorni di febbraio.

Una di queste incongruenze, segnalata da più candidati al sindacato e che Anief comunica oggi pubblicamente a sua volta all’amministrazione scolastica, è la curiosa decisione di far svolgere le prove di lingua straniera, scritte e orali, con modalità diverse. Scorrendo la bozza dell’allegato A del bando selettivo, scopriamo che la verifica scritta di inglese, francese, spagnolo e tedesco sarà fatta realizzare ai candidati senza l’utilizzo del dizionario.

Premesso che, in base alle conoscenze del sindacato, ci troveremmo dinanzi al primo concorso pubblico per docenti in Italia che proibisce l’uso del dizionario, apprendiamo con ancora più meraviglia che per le lingue arabo, cinese, giapponese e portoghese sarà invece consentito l'uso del dizionario. In questo caso sia monolingue che bilingue. Chiediamo quindi conto al Miur i motivi di questa differenziazione. Come se lo stanno chiedendo tanti candidati al concorso, che scrivendo all’Anief hanno anche ricordano che le prove selettive “si devono svolgere sempre in modo equo: quindi il dizionario, si deve utilizzare per tutti o non usare per nessun candidato. Ancora di più quando si tratta di discipline affini”.

Ma il diverso trattamento dei candidati all’insegnamento delle lingue straniere non finisce qui: perché sempre nella bozza del bando di concorso, si richiede pure un livello differente “di padronanza delle discipline stesse, nonché la relativa capacità di capacità di trasmissione e di progettazione didattica”, oltre che “di comprensione e conversazione nella lingua straniera prescelta”. Anche in questo caso il “metro” utilizzato cambia con il tipo di lingua: se per inglese francese, tedesco, spagnolo e portoghese è richiesto il livello C1 del QCER (Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue), per Arabo il livello indicato si ferma al B1. Mentre per cinese e giapponese non è nemmeno indicato (si desume che in questo caso potrebbe anche bastare il livello A1. E qui emerge una seconda disparità.

Tuttavia, è sulla prova orale che l’amministrazione dovrà senza ombra di dubbio rimettere mano prima della pubblicazione della versione finale del testo. Perchè se “per le classi di concorso di lingua straniera la prova orale si svolge interamente nella lingua stessa” (come giustamente indicato nel comma 3 dell’articolo 7 della bozza generale del concorso), questa regola sul piano pratico varrà solo per la lingua inglese, francese, spagnolo, tedesco e portoghese: scorrendo ancora la bozza dell’allegato A del bando, si evince che per la prova orale di arabo alle superiori (ambito disciplinare n. 5, a24) “si svolge in parte in lingua araba”. Con delle deroghe alla norma ‘madre’ anche per il cinese, per il quale è stata accordata una “eccezione della parte dedicata alla simulazione dell’attività didattica in classe, che sarà svolta in italiano”, e pure per il giapponese, nella “parte dedicata alla simulazione dell’attività didattica in classe che potrà essere in parte svolta nella lingua di uso in classe”.

“Chiediamo pubblicamente al Ministero dell’Istruzione – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief - di verificare queste incongruenze: un eventuale trattamento distinto e iniquo degli aspiranti docenti di lingue straniere, nel corso dello svolgimento delle prove scritte e orali, non sarebbe ammissibile. In caso contrario, se il testo del bando e degli allegati rimanessero immutati, l’amministrazione scolastica si renderebbe artefice di un’organizzazione delle prove difforme l’una dall’altra. Che potrebbe dare vita a richieste ufficiali di chiarimento, anche in sede giudiziaria”.

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