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Mercoledì, 24 Agosto 2016

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Come avverrà la chiamata diretta? Necessari criteri oggettivi. Che fine faranno i docenti non scelti dai dirigenti? Ne parliamo con Lena Gissi (Segretario CISL)

di Eleonora Fortunato
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“Il contratto era nato sotto i peggiori auspici, ma l’intesa sulla mobilità apre la strada a una sequenza in cui porremo limiti e criteri oggettivi per le chiamate dei docenti nelle scuole. Non ci saranno esclusioni qualitative, gli Usr metteranno ordine”. Nel ribadire la funzione cardinale della trattativa e del negoziato, Lena Gissi, Segretaria Cisl Scuola, ci è parsa serena in merito a quello che molti considerano il vero nodo della Buona Scuola.

Dottoressa Gissi, su quali elementi punterete per limitare la discrezionalità dei dirigenti?

“In tutta sincerità, ho ricevuto un segnale molto forte da parte degli stessi dirigenti scolastici, che non hanno alcun interesse a procedere con atti unilaterali, ma che anzi pretendono regole certe. Se agissero in maniera davvero discrezionale, senza adeguarsi a criteri e a limiti oggettivi, darebbero luogo ad atti amministrativi fortemente vulnerabili. Cercheremo di dare al personale docente la sicurezza che non dovrà affrontare una selezione per esclusione, alla dirigenza scolastica riferimenti normativi quanto più sicuri cosicché tutto possa avvenire secondo modalità trasparenti”.

C’è da più parti il timore di un inizio anno scolastico pieno di ritardi, organici incompleti… Chi si occuperà  di stabilire la miglior corrispondenza possibile tra le richieste professionali delle scuole e le competenze e il bagaglio del personale docente?

“Il nostro obiettivo è scongiurare l’idea che i presidi dal primo settembre debbano mettersi a fare un lavoro farraginoso di selezione, di colloqui. Negli ambiti arriverà personale con competenze ben definite che dovranno essere coniugate con le esigenze formative delle scuole così come vengono descritte nel Ptof”.

Nei mesi scorsi uno degli spauracchi della ‘chiamata diretta’ era anche l’idea che potessero poi esserci delle assegnazioni d’ufficio dei docenti non ‘scelti’ dalle scuole. Ci saranno questi casi di esclusione?

“Credo di no, i Ptof sono stati redatti in un’ottica di grande flessibilità proprio per potersi adattare con facilità ad organici potenziati ricchi di professionalità duttili e disparate, uno degli effetti positivi prodotti dall’esaurimento delle Gae. Nella definizione della sequenza contrattuale arriveremmo a discutere in maniera approfondita di questi aspetti e un dato certo che posso già anticipare è l’impiego degli Usr nella rideterminazione  del personale eventualmente non inserito in assegnazioni di incarico. Una formula che, invece, senz’altro non accetteremo è quella delle esclusioni qualitative, l’idea che possa esserci un personale di serie A e di serie B o scuole di serie A o di serie B,  visto che il docente con molte competenze e molti titoli potrebbe essere richiesto in più situazioni. Insomma, non si può pensare che tutto possa ridursi alla formula ‘il preside sceglie chi è più bravo’, ci sarà un secondo movimento determinato dalle esigenze, anche personali, dei docenti”.

E la mobilità ci metterà del suo. Torno a ripetere, non sarà un avvio di anno scolastico facile…

“Non posso pronunciarmi, ma pur non condividendo il commento del Sole24Ore sul disagio che provocherebbe alle famiglie la mobilità del personale docente - quale industria è mai riuscita a mettere in moto 185mila persone! – posso concordare con chi parla di una valutazione generale un po’ superficiale, aggravata dal fatto che si sta pensando di mettere in piedi anche nuove prove concorsuali”.

È ragionevole pensare di poter predeterminare le assegnazioni dei posti a livello regionale in una fase così fluida?

“In passato è stato fatto, basta pensare al concorso Profumo. Certo, si apre la strada a nuovi contenziosi, che servono solo all’arricchimento dei singoli professionisti, mentre un concorso deve saper fin dall’emanazione del bando la certezza dei numeri e della distribuzione territoriale dei posti. Possiamo lavorare sulle proiezioni, sulle eventualità, ma parliamo pur sempre di algoritmi che non possono prevedere le esigenze e le scelte delle persone. Per farle solo un esempio, quest’anno abbiamo avuto il 31 per cento di pensionamenti in meno rispetto a quelli che ci aspettavamo”.

Il ritardo nell’emanazione del bando potrebbe essere segnale di un ripensamento del Miur?

“Abbiamo modalità per dare stabilizzazione attraverso percorsi riservati, che cosa vieta che la valutazione sia fatta con maggiore tranquillità? La velocizzazione è una caratteristica del Governo Renzi, ma la scuola deve fare i conti con un impianto procedurale e amministrativo del tutto peculiare. Il Ministero è struttura quasi in affanno per alcuni versi, e se lavora con ritmi frenetici rischia di fare errori. Il 19 riuniremo in assemblee gli amministrativi in tutta Italia, c’è sofferenza ai limiti del burn-out, una sofferenza che accomuna anche la dirigenza. Le dirò di più, da parte di alcune famiglie sono già pervenute le prime denunce per mancato adempimento del diritto allo studio”.

Prima faceva riferimento al malessere delle famiglie anche riguardo alla mobilità dei docenti, stato d’animo comune anche a molti dirigenti.

“Alcune associazioni rappresentative di dirigenti non hanno visto di buon grado la sottoscrizione del contratto sulla mobilità perché ci hanno visto un depauperamento della gestione monocratica della riforma, mentre noi abbiamo guardato agli interessi del dirigente democratico, intelligente. In più l’obiettivo è stato raggiunto in un momento in cui tavoli negoziali nella Pubblica Amministrazione sono chiusi. Il contenuto dell’intero articolato individua una fase successiva che dovrà  essere  gestita entro trenta giorni. E’ trattativa, e sarà dura come lo sono stati questi lunghissimi mesi di lavoro, a causa dei tanti paletti che la legge impone, ma devo dare atto al nostro staff  della capacità di avere saputo dare una lettura approfondita del testo, permettendo molti cambiamenti. Ora siamo in attesa di una ulteriore evoluzione”.

La sento fiduciosa, ma un anno fa i toni non erano questi.

“Chi pensava che sarebbe stato più favorevole agire attraverso un contenzioso - probabilmente  con altri interessi - ha dovuto fare i conti con il sindacato, che tratta e negozia. La legge 107 resta non gradita oggi come non lo era ieri, ma non possiamo ignorare il fatto che la politica abbia fatto qualche passo significativo per sanarne alcune falle”.

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