Lunedì, 30 Maggio 2016

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CO.CO.CO nelle segreterie scolastiche, chiedono aiuto al Papa

di admin
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[email protected] - Continua l’azione di protesta e di informazione dei 900 lavoratori co.co.co. scuola d.m. 66/2001 con funzioni e mansioni Ata di assistente amministrativo in servizio presso le scuole statali. Il loro grido di aiuto questa volta è stato indirizzato a Papa Francesco e al Capo dello Stato Sergio Mattarella.

Nelle settimane scorse le Email di questi lavoratori, presenti nelle segreterie delle scuole della Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Abruzzo e Sardegna sono arrivate nella posta del Capo del Governo Matteo Renzi, dei Ministri, dei Sottosegretari e di tutti i Deputati e Senatori della Repubblica. Anche i funzionari del Ministero della Pubblica Istruzione Jacopo Greco e Francesca Busceti sono stati investiti della problematica. In pratica tutti coloro che possono trovare una soluzione alla loro stabilizzazione full time sono stati coinvolti.

Stiamo parlando di lavoratori che dal 2001 aspettano la loro stabilizzazione con accesso ai ruoli a tempo pieno, che da quindici anni lavorano su posto accantonato in organico (al 50% del posto libero) per 30 - 36 ore settimanali con la forma contrattuale della collaborazione coordinata e continuativa che li penalizza da tanti punti di vista ed in particolare da quello pensionistico considerato che non hanno garantito il minimo contributivo dovuto ai fini previdenziali. In pratica su 12 mesi di lavoro non tutti e 12 sono coperti ai fini pensionistici.

Da più di un mese stanno mettendo in atto iniziative di protesta che non hanno precedenti nella loro storia di precariato che dura da 27 anni, di cui 16 circa da Co.Co.Co. Si tratta di una protesta ad oltranza che prevede l'applicazione la stretta osservanza delle proprie mansioni, cosa che fino ad ora non era stata fatta. Infatti, tanti colleghi hanno sostituito in tutte le loro funzioni il personale assistente amministrativo di ruolo assumendosi responsabilità che sono del lavoratore dipendente.

Dal prossimo primo aprile andranno a lavorare indossando una maglietta bianca. Ad annunciarlo è il portavoce del comitato Leonardo Del Giudice.

“Non ci vergogneremo di indossare la maglietta bianca, afferma Lo Giudice, perché non vogliamo vergognarci o provare l'umiliante mortificazione di non potere dare ai nostri figli o ai nostri nipoti 50 euro perché non li avremo. Già abbiamo difficoltà ora che lo stipendio si aggira intorno ai mille euro, figuriamoci con qualche centinaio di euro di pensione.”

Nella lettera aperta che è stata inviata al Papa e al Presidente della Repubblica i lavoratori si sono poste delle domande alle quali hanno dato anche una risposta.

Cosa vuol dire essere “ un precario “ alla mia età?

Significa navigare a vista sul mare dell’incertezza del domani, significa essere stati sfruttati per tanti anni e non avere più l’età per ripartire da zero, significa essere stati messi in un limbo circondati da un silenzio assordante e ogni anno essere appesi all’esile filo di una nuova Finanziaria.

Come vedo il mio futuro?

Nero, nerissimo….viviamo in una società che ha perso e continuerà a perdere non si può accettare che l’Italia, che è oggi in Europa, manca ancora di quei parametri di civiltà di cui sempre si parla e si enfatizza, ma che al momento opportuno ci si accorge di possedere solo un’immagine virtuale di quella che è la realtà oggettiva.

Quanto hanno fatto i sindacati, a livello concreto, per tutelare i precari della scuola rispetto ai tagli previsti dal precedente decreto Gelmini e dal nuovo ,quanto hanno pesato le manifestazioni di protesta?

Poco o nulla visto che siamo ancora qui a parlarne…l’incisività è tutt’altra cosa, se si vuole veramente una cosa la si ottiene….basta volerlo e per volerlo bisogna essere determinati senza adagiarsi sui contentini momentanei o su palliativi.

Cosa ha fatto il Governo per questi precari storici della scuola ?

Caro Governo, noi non siamo ombre della scuola… e ci si indigna quando si sentono affermazioni offensive. Non è accettabile che un Ministro della Repubblica possa affermare testualmente “ I precari non li ho creati io, non sono un problema mio”.

Vorrei sottolineare che noi non siamo un vecchio rudere ereditato da un lontano zio d’America del quale disfarsi perché poco gradito.

Quelli che il Ministro dell’Istruzione ha ereditato, sono persone vive con famiglie, impegni, mutui, figli, rate, ma soprattutto con una dignità, che noi da cittadini pretendiamo venga rispettata.

Il secolo scorso si proclamò l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, e fu una conquista formidabile, questo secolo consolida questo principio, ma ve ne aggiunge un altro non meno fondamentale : la eguaglianza degli uomini dinanzi al lavoro inteso come dovere e come diritto, come gioia creatrice che deve dilatare e nobilitare l’esistenza, non mortificarla o deprimerla.

Il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel discorso di chiusura dell’anno 2015, rivolgendosi a tutti noi (Italiani) ha voluto evidenziare come un lavoro sicuro sia importante  “ l’uscita dalla recessione economica non pone ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante persone e di tante famiglie. Il lavoro sicuro manca ancora a troppi dei nostri giovani.”

Vogliamo ancora ricordare, a chi è di memoria corta, alcune frasi sul lavoro dette dal Santo Padre Papa Francesco in due date distinte:

1)      24 maggio 2014 – Ogni cristiano, nel posto di lavoro, può dare testimonianza, con le parole e prima ancora con una vita onesta.

2)      11 novembre 2014 – Quanto importante il lavoro : per la dignità umana, per formare una famiglia, per la pace!

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