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Sabato, 30 Luglio 2016

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SPECIALI ESPANDI

Chiediamo di passare da sostegno a posto comune al di là del vincolo. Lettera

di redazione
ipsef

Sono una Docente della Scuola Italiana, con diversi anni di servizio, espletati sia su posto di sostegno che sulla propria disciplina. Scrivo a nome dei docenti di sostegno che, in questi ultimi mesi, stanno patendo uno stato d’animo tormentato, angustiato e frustrato per l’impossibilità di partecipare alla procedura straordinaria di mobilità prevista per quest’anno. Nella fattispecie, ci si preoccupa, non poco, della ricaduta che la nuova e straordinaria situazione che si delinea avrà sulla possibilità di passaggio dal posto di sostegno alla disciplina: per la maggior parte della nostra categoria la possibilità di insegnare la propria disciplina, per la quale ci si è formati, abilitati, aggiornati, nei fatti, diventerebbe una chimera.

A tal proposito, sottolineo, in qualità di docente disciplinare e di sostegno, che noi tutti siamo in possesso di formazione, abilitazione, competenze e esperienze di servizio prima curriculari e, in subordine, di didattica speciale. Il possesso dell’abilitazione per insegnare su posto di sostegno è stata, invero, conseguita dopo l’acquisizione dell’abilitazione disciplinare e, pertanto, deve essere considerato un valore aggiunto, non disgiunto. La specializzazione ulteriore implica nei fatti la capacità di gestire e “includere” i “Bisogni Educativi Speciali”(BES) di ogni singolo discente, qualora si passi dall’insegnamento su posto di sostegno all’insegnamento disciplinare.

Semplicemente domandiamo che il diritto, sacrosanto e di tutti, alla mobilità “professionale” non sia alienato, per esercitare al meglio il Magistero, sulla base del quale si fonda ogni presupposto societario. A tal motivo, chiediamo di poter partecipare alla mobilità straordinaria, in deroga al vincolo quinquennale sul posto di sostegno, per permettere, democraticamente, a tutti di avere accesso alla propria disciplina e di poter scegliere alla luce di questa nuova situazione nella quale ci siamo trovati in quanto assunti ante legem.

Se ciò non fosse si costringerebbe la classe docente a espletare una mansione per una pluralità di anni notevole con conseguenti danni sia alla stessa che agli studenti.

Disattese tali richieste, si subirebbe un’evidente disparità di trattamento dovuta al semplice fatto di essere entrati di ruolo un anno anziché un altro, laddove in molti hanno espletato ben più di 5 anni di servizio sul sostegno, se si considera quello pre-ruolo. Per altri docenti, inoltre, fuori provincia, sarebbe ancora più impari e discriminatorio in quanto in diverse regioni il sostegno non è stato potenziato, per cui la mobilità straordinaria di questi insegnanti non sarebbe altro che fumo. In ultimo, non si potrebbe usufruire della possibilità di concorrere per la titolarità come altri. Chiediamo, pertanto, che la nostra richiesta sia accolta per evitare nuovi contenziosi che verrebbero a sussistere.

Credo che i tempi siano maturi per avvalorare una classe docente dequalificata, bistrattata, continuamente destabilizzata poiché la scuola è fondamenta della società e la scuola è fatta di docenti, persone e professionisti.

Sperando di avere sensibilizzato,

porgo distinti saluti,
Giovanna Todaro 

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