Martedì, 24 Maggio 2016

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Chi può affermare di conoscere i contenuti dei programmi del concorso a cattedra? Lettera

di admin
ipsef

Elisabetta Manzoni - Nessun vero docente –precario, di ruolo, universitario - con onestà intellettuale può affermare di conoscere i contenuti dei programmi d’esame abbozzati per il nuovo concorso: sono talmente ampi e generici da non costituire un valido riferimento per la preparazione nei tempi ristretti.

Com’è possibile valutare domande aperte nozionistiche senza aver previsto un comune percorso formativo per i candidati?

Anche il nozionismo varia ampiamente in base al testo adottato e agli approfondimenti dettati dalle scelte del suo autore.

Cosa studiare, dunque, e dove?

Se nozionismo deve essere, si abbia il coraggio di chiarire, nel modo più esplicito e concreto possibile, cosa si pretende che il candidato sappia.

Siano indicati chiaramente:

- quali contenuti,

- in quali libri o documenti reperirli per poterli studiare,

- con quali parole ripeterli o scriverli, in italiano o in inglese/altra lingua straniera, perché la risposta sia considerata esauriente

- quali saranno i criteri oggettivi di valutazione e le modalità oggettive di assegnazioni dei punteggi.

Siano parte integrante del bando chiare indicazioni bibliografiche e/o sitografie, comuni e stringenti, per docenti esaminati e docenti esaminatori (non vorrei essere nei panni di nessuna delle due categorie!).

Forse, provando a stendere una bibliografia reale, chi ha scritto le bozze dei programmi si accorgerà che non basta un mese per individuare testi, manuali, riferimenti legislativi e autori "indispensabili" tra i tanti pretesi dalle bozze. Forse si accorgerà che si può fare meglio, pretendendo il possibile.

Personalmente non riesco ad immaginare modo peggiore di questo concorso per stabilire la qualità di un docente, ma se l’ottusità di chi decide non saprà dire un chiaro "stop" a questa assurda procedura, chiedo almeno di essere messa nelle condizioni di affrontarla non "tirando ad indovinare".

Certo avrebbe più senso e più logica per una vera “buona” scuola confermare a tempo indeterminato docenti laureati e abilitati dallo Stato, in servizio da anni nei nostri istituti, ma siamo in Italia ed è tutta un’altra storia. La nostra.

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