Venerdì, 24 Giugno 2016

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A che è giovato prendere il TFA con grandi sforzi e sacrifici? Lettera

di redazione
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Cari (si fa per dire) Matteo Renzi, Giannini, Faraone e compagnia danzante, premetto che non ho mai votato PD nella mia vita (il che mi rendeva, fino a qualche mese fa, una fascista o, in alternativa, un’estremista agli occhi di molti dei miei colleghi: ora sono semplicemente una che c’ha visto lungo!).

Questa mia è una riflessione, uno sfogo inutile che mai arriverà alle vostre orecchie: dato che non avete prestate ascolto a milioni di italiani, figuriamoci se lo farete adesso, con una insignificante docente di II fascia e, per giunta, abilitata TFA! Ma poco importa.

In un paese in cui, in barba alla Costituzione, noi Italiani non siamo stati liberi neppure di scegliere col voto chi ci dovesse rappresentare, rivendico il mio diritto a dire la mia e lo faccio, nel mio piccolo, riguardo a ciò che mi tocca da vicino: la scuola. Ometto volontariamente di chiamarla “Buona” perché di buono in questa riforma non c’è assolutamente nulla. Consentitemi di dirvi quanto io, in quanto professionista che per abilitarsi ha fatto enormi sacrifici (economici e personali) mi senta offesa, svilita e umiliata dal panorama che mi si prospetta. Un titolo il mio, l’abilitazione con TFA, conseguita seguendo un percorso duro ed estremamente selettivo (solo il 7% di chi ha sostenuto le selezioni ha poi conseguito l’abilitazione), un percorso le cui modalità erano state decise dall’allora Governo e non certo da noi che questo travaglio l’abbiamo solo subito.

Ed ora? A che son valsi i nostri sforzi? A che è giovato regalarvi un anno della nostra vita sottraendolo alle nostre famiglie, ai nostri interessi, al nostro lavoro? All’orizzonte per noi c’è l’ennesimo concorso. L’ennesima lotta tra poveri, tra TFA e PAS (altra mostruosa creatura figlia della vostra incapacità di creare un valido sistema di reclutamento) quando in realtà avremmo TUTTI il sacrosanto diritto di lavorare, di mettere a frutto quelle competenze acquisite in anni e anni di formazione . 

La favoletta delle cattedre che non ci sono raccontatela a chi di scuola non ne sa nulla. A chi non riceve quotidianamente convocazioni per supplenze a destra e a manca.

Avete fallito. Miseramente.

Ammetterlo sarebbe il primo passo verso la guarigione da questo morbo assurdo chiamato “Buona Scuola”.

Monica Carlucci
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