Martedì, 28 Giugno 2016

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La Buona scuola non ha fermato il ricorso ai supplenti

di Patrizia Del Pidio
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Il motto della Buona Scuola era “Basta con la supplentite” riferendosi ai precari che ogni anno, per supplire alle assenze dei docenti di ruolo, cambiavano classe e istituto.

Nonostante lo slogan renziano, però, anche quest’anno la scuola è dovuta ricorrere a più di 100mila supplenti nonostante le 86mila assunzioni.

Sicuramente i supplenti sono scesi, ma di poco, si è passati dai 118.172 dello scorso anno ai 105.395 di quest’anno. I precari supplenti sono, quindi, ancora un esercito per il quale, come ogni anno, si ripresenta lo stesso problema dello stipendio pagato a singhiozzo.

I supplenti sono rimasti un numero così elevato in parte per colpa della falsa partenza della riforma che ha permesso a moltissimi docenti assunti nella fase B fuori provincia di rimanere per un ulteriore anno vicino casa accettando una supplenza lasciando, in questo modo, il posto di ruolo scoperto. Circa 7 mila supplenze infatti sono dipese da questo.

La stabilizzazione reale delle cattedre, quindi, si avrà soltanto a partire dal prossimo anno scolastico che però potrebbe essere più caldo di quello in corso a causa del piano di mobilità straordinario che permetterà ad ogni docente di chiedere il trasferimento in una scuola diversa da quella assegnata con il rischio di aumentare di nuovo il numero di supplenti necessari.

Ma la cosa sorprendente è stata che circa 15mila cattedre sono rimaste scoperte a causa del disallineamento tra domanda o offerta:  i precari storici erano, infatti, meno di quelli che servivano . Questo problema, probabilmente sarà risolto dal prossimo concorso con il quale saranno assunti oltre 63mila docenti per colmare i buchi.

Dal 1 dicembre, inoltre, agli istituti scolastici sono stati assegnati oltre 47mila docenti per l’organico di potenziamento volto a rafforzare il corpo insegnante a disposizione anche se non tutte le scuole sono riuscite ad avere tutti gli insegnanti chiesti: per chi aveva chiesto un docente di diritto ne ha ricevuto uni di informatica, ad esempio. Proprio per questo motivo molte scuole hanno dovuto riscrivere i propri piani di offerta formativa per adattarli ai professori ricevuti che, nel peggiore dei casi, hanno avuto il ruolo di tappabuchi.

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