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Mercoledì, 31 Agosto 2016

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A Bologna il latino si studia in inglese

di Eleonora Fortunato
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Al Liceo Ginnasio “Galvani” di Bologna da quest’anno certificazioni Cambridge anche per la conoscenza del latino. L’ennesima trovata per attirare studenti e mortificare un sistema scolastico che non riesce a persuadere della la bontà delle proprie valutazioni?

In fondo, nulla di nuovo sotto il sole: il Professor Rovinetti Brazzi ci fa riflettere sul fatto che lo studio delle lingue classiche ha sempre avuto una dimensione internazionale e che l’adozione di una lingua veicolare come l’inglese per il loro studio potrebbe ancora oggi rafforzare il nostro senso di appartenenza alla cultura europea.

Professor Rovinetti Brazzi, la certificazione Cambridge che i suoi studenti otterranno alla fine del percorso liceale potrà avere secondo lei una utilità concreta nel futuro universitario e lavorativo? Spendibile solo all’estero o anche in Italia?

“Il potenziamento IGCSE (International General Certificate of Secondary Education) mira innanzi tutto a favorire nei nostri studenti la consapevolezza della dimensione internazionale della cultura, adottando l’inglese come lingua veicolare nello studio di alcune discipline. Dunque rispondo affermativamente: gli studenti acquisiranno competenze spendibili sia in Italia che all’estero”.

Perché le aziende dovrebbero preferire studenti bravi in latino anziché in matematica?

“Non vi è contrapposizione perché fra le certificazioni di Cambridge previste per i nostri corsi classici vi è anche la matematica; i nostri ragazzi studiano anche la matematica in inglese. Tenga anche presente che per la certificazione di latino non è sufficiente l’inglese tecnico di una disciplina scientifica: bisogna accedere ad un livello letterario piuttosto elevato che richiede ed aiuta a sviluppare competenze linguistiche di tutto rispetto”.

Al di là della certificazione, immagino che abbiate pensato ai vantaggi e ai benefici cognitivi e metodologici che gli studenti potranno cogliere. Ce ne vuole parlare?

“Usare anche l’inglese per materie che tradizionalmente si insegnavano solo in italiano dà innanzi tutto l’idea della portata internazionale degli studi classici. La cultura greco-romana è il fondamento della civiltà europea ed è davvero limitato pensare che il latino e il greco siano la base solo della cultura italiana. Sottolineo che i paesi anglosassoni hanno una grande tradizione di studi classici. Studiare le lingue e la cultura classiche anche in inglese aiuta a rafforzare il senso dell’appartenenza alla comune cultura europea. Bisogna però essere chiari. Solo una parte dell’orario settimanale è dedicata allo studio del latino in inglese: per il resto si continuerà ad impiegare l’italiano perché noi miriamo a migliorare l’inglese dei nostri studenti, non a mettere da parte l’italiano”.

Ci può descrivere in concreto come avvengono le lezioni? I ragazzi volgono i testi dal latino all’inglese?

“Nelle ore dedicate allo studio del latino in inglese sarò affiancato da un lettore madrelingua che ha studiato il latino. Si inizia dai fondamenti della cultura, della storia e della lingua per arrivare, nel corso di tre anni, agli autori che sono richiesti dall’Università di Cambridge per l’esame IGCSE Latin. Dunque sì: è prevista la traduzione dal latino all’inglese”.

Perché il latino e non la letteratura italiana o la storia?

“Sarebbe stato davvero singolare chiedere agli inglesi di certificare la nostra competenza nella lingua italiana. Quando abbiamo impostato il nuovo curriculum abbiamo pensato a tre discipline chiave: il latino, che è materia d’indirizzo; l’inglese, che sarà anch’esso certificato dall’Università di Cambridge; e la matematica. La linea è chiara: si è cercato di integrare la nostra tradizione culturale, sulla cui validità non nutriamo dubbi, con una conoscenza più approfondita delle discipline che sono indispensabili per accedere all’università e al mondo del lavoro”.

Pensa che altre scuole seguiranno il vostro esempio?

“In realtà già altri, prima di noi, si sono avviati su questa strada: penso al Liceo Mameli di Roma”.

Come vede il futuro del liceo classico? Qualcuno maliziosamente potrebbe vedere nel progetto di cui ci ha parlato un’operazione maquillage…

“Il mondo globalizzato è troppo spesso il mondo dell’apparenza, dominato dalla necessità di vendere un prodotto senza troppo badare alla sua qualità o alle implicazioni etiche e sociali dell’operazione di mercato. Noi non vogliamo questo, noi vogliamo difendere la serietà e la sistematicità degli studi potenziando le competenze in inglese e matematica, con gli obiettivi di cui le dicevo prima. Per questa via credo che all’istruzione classica sarà assicurato un futuro”.

Pare che in alcune scuole del Regno Unito da quest’anno sarà introdotto lo studio del latino e del greco anche nella scuola primaria. Lei che cosa ne pensa?

“Non conosco il progetto nei particolari, ma in linea di massima esprimo un parere favorevole. Il rifiuto della storia in nome di una contemporaneità spesso vista nella sua quotidianità più banale, ha recato danni enormi all’istruzione in tutto il mondo occidentale. Questi danni sono evidentissimi quando siamo obbligati a dialogare con culture diverse dalla nostra, perché si può dialogare solo quando si è consapevoli di ciò che si è. Ad esempio: perché un numero non indifferente di giovani si arruola nelle file dei terroristi? Perché, sospetto, il sistema educativo, rifiutando la dimensione storica e critica, non ha fornito sicuri punti di riferimento etici e culturali”.

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