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Lunedì, 25 Luglio 2016

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"Aspettando il bando..." Lettera

di redazione
ipsef

Sarà forse la lunga ed estenuante attesa di un bando più volte annunciato, saranno le varie indiscrezioni venute fuori dalle bozze (riforma delle CDC, punti da elargire in base ai titoli, prove soprattutto in lingua comunitaria, ecc.) a innalzare il livello di tensione e ansia, ma di sicuro – soprattutto sui social – si sta assistendo a un “dibattito” molto acceso e per molti versi imbarazzante visti i protagonisti: aspiranti insegnanti.

Il livore e l’astio che spesso emergono dai vari post e interventi, evidentemente frutto di molta frustrazione, sono motivo di vergogna da cui prendere le dovute distanze.

Si assiste giornalmente a un teatrino di “personaggi in cerca di autore”, incapaci di qualsiasi confronto e votati unicamente a disprezzare gli altri.

Continue discussioni tra chi si è abilitato tramite TFA e chi attraverso PAS; ma visto che ora il titolo dell’abilitazione è imprescindibile per partecipare al concorso (comma 110, L. 107/2015), per quale motivo occorre dare punti al titolo o al servizio? Non sarebbe più equo assegnare il punteggio unicamente al voto finale del titolo?

La valorizzazione del titolo o del servizio (comma 114, L. 107/2015)  sarebbe giusta in un concorso aperto a tutti, com’era stato annunciato dal premier Renzi durante la conferenza stampa del Consiglio dei Ministri, n. 53. Come mai si è cambiata idea? Puntando ad un concorso solo per abilitati che come sottolineato dallo stesso CSPI potrebbe essere fonte di contenzioso.

Perché chi di competenza non prende una posizione netta e super partes? Magari adottando delle modalità simili a quelle del concorso del 2012, tanto per non andare lontani, con una prova preselettiva oggettiva e non discrezionale. Si ha l’impressione che questo bando venga scritto in base alle richieste che arrivano dalla varie fazioni e si stia delineando un concorso “personalizzato”, per pochi eletti convinti di incarnare il mito dell’Übermensch nietzschiano.

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