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Martedì, 30 Agosto 2016

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Anief. 48mila docenti assunti per potenziare gli istituti utilizzati su progetti improvvisati

di redazione
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Anief - Anche l’organico potenziato, quello che doveva a ragione essere il valore aggiunto della riforma, a vantaggio delle scuole e della loro autonomia, si sta rivelando un flop: la modalità con cui sono giunti nelle scuole i docenti dell’organico maggiorato, oltre 48mila insegnanti, tra i 5 e gli 8 in più ad istituto, sta creando diversi problemi.

Perché questi prof e maestri non sono stati assunti sulla tradizionale cattedra d’insegnamento. Negli istituti, almeno quest’anno, non avranno classi a loro assegnate, al massimo qualche spezzone: principalmente dovranno consentire la realizzazione di tutte quelle attività che nella scuola si svolgono da sempre ma in spazi e tempi non ben definiti né riconosciuti, a causa di un contratto che ancora si ostina a conteggiare soltanto le ore di lezione ‘frontale’: 25 per l’infanzia, 22 per la primaria, 18 per la secondaria.

I vari commi della dai Legge 107/2015, che hanno portato ad una sorta di organico funzionale, a lungo caldeggiato dal sindacato, spiegano come il loro apporto sarebbe dovuto servire al miglioramento dell’offerta formativa, all’inclusione di tutti gli alunni, alle gestione e all’organizzazione scolastica e anche sostituzioni fino a 10 giorni dei colleghi di ruolo assenti. Sostituzioni che, dalla riforma Gelmini in poi, sono state fatte dal personale in servizio che ha dato la disponibilità, e retribuite a parte. Il Governo Renzi ha compreso, evidentemente, che queste disponibilità si sono rivelate insufficienti, tanto che negli ultimi anni si è fatto troppo spesso ricorso a prassi illegittime, come l’unione di classi, l’uscita anticipata degli alunni, ragazzi spesso minorenni, l’utilizzo del docente di sostegno sulle classi scoperte.

Gli immessi in ruolo con la fase C avrebbero dovuto porre rimedio a queste problematiche della scuola dell’autonomia e delle carenze post-Gelmini. Ma non sta andando così. Perché le dirigenze scolastiche non hanno ancora ben chiare le modalità di utilizzo di questo personale, in altissimi casi diversi da quelli richiesti con priorità dagli istituti: a tal proposito, vale per tutti quanto accaduto ad un istituto torinese, il professionale ‘Birago’, dove su 8 docenti arrivati con la fase C del potenziamento ben 6 sono dell’area artistica. Peccato che si tratti di un istituto superiore di Meccanica.

Le scuole e il loro staff dirigenziale si sono ritrovati così un surplus di organico improvvisato. Tutt’altro che facile da gestire. Prima di tutto perché, come già detto, non corrispondente a quello chiesto dai loro collegi dei docenti. Poi, perché nella scuola non esiste una cultura del docente da impiegare su compiti alternativi all’insegnamento. A fare un po’ di chiarezza potevano essere allora le indicazioni fornite dal Ptof, il Piano triennale dell’offerta formativa, che però deve ancora essere approvato perché il Miur ha prorogato la sua pubblicazione alla metà di gennaio 2016. Fornendo, peraltro, delle indicazioni che hanno alimentato ulteriore confusione.

In terzo luogo, gli uffici scolastici periferici non hanno programmato incontri informativi, probabilmente perché anche loro privi di indicazioni precise su come gestire questa “patata bollente” imposta dall’alto. Con il risultato che le segreterie scolastiche, reduci da un complicato e interminabile periodo di aggiornamento delle Graduatorie di Istituto, sono ritrovate oberate di lavoro ulteriore e sempre più vicine collasso.

Nell’incertezza e nel timore di sbagliare, molte scuole in questi primi tre mesi e oltre di lezioni hanno addirittura esitato a nominare i supplenti, lasciando classi senza docenti in attesa dell’arrivo dei neo-assunti con la fascia C. E solo ora che sono stati assegnati, ci si è resi conto che non potranno essere utilizzati su cattedra, anche perché quasi sempre abilitati in ben altre materie. Così, la scuola sulle cattedre libere a gennaio chiamerà il supplente (con spese ulteriori per l’erario). Ma soprattutto con metà anno scolastico buttato però alle ortiche.

Poi si sono verificati casi paradossali. Come quello di un docente con supplenza annuale in un istituto che è stato assunto in ruolo su organico potenziato nella medesima scuola. Con la scuola che è entrata in crisi: cosa fare? Lasciare le classi e passare al potenziamento? O tenere le classi e lasciare il potenziamento ad altri supplenti?

Dal Miur continuano a dire che la situazione è sotto controllo. Perché si tratta di un assestamento fisiologico. Peccato che il caos sia destinato ad aumentare. Perché tra febbraio e marzo una procedura di mobilità ‘straordinaria’, quanto il piano di immissioni che l’ha preceduta, rimescolerà ancora tutte le carte, dovendo assegnare a tutti i neoassunti una ‘collocazione’ definitiva, non in una scuola, ma in un ambito territoriale. Una divisione amministrativa che nascerà in una fase ancora successiva: a giugno. Prima, però, a tutto il personale di ruolo sarà concesso chiedere il trasferimento per tutto il territorio nazionale, in via, anche questa, del tutto straordinaria. Ma tra nove mesi, a settembre, questo personale, ormai senza fissa dimora, sarà ‘scelto’ dai dirigenti scolastici e saprà in quale scuola andrà a insegnare per i successivi tre anni.

“Stiamo assistendo ad una realizzazione della riforma a dir poco traumatica – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal – perché ad agosto, quando normalmente nella scuola tutto deve essere pronto per l’avvio dell’anno scolastico, si è dato il via alla realizzazione della parte più propagandata della riforma: il piano straordinario di assunzioni, ma alla Legge 107/15 non sono seguiti tempestivi, chiari e dettagliati regolamenti”.

“Ma non finisce qui – continua Pacifico –, perché l’organico potenziato, che avrebbe dovuto essere ‘scelto’ dalle scuole sulla base del nuovo Pof, è arrivato con mesi di anticipo sulla programmazione che doveva individuarne le caratteristiche, nel bel mezzo dell’anno scolastico. E oggi molte scuole non sono in grado di gestirlo, sebbene sia compito delle scuole autonome farlo. Certamente, si tratta di rinforzi importanti per la scuola, pur sempre di assunzioni che noi possiamo solo che elogiare. Solo che andavano gestite meglio, assegnando i docenti su cattedre scoperte. Come è sempre stato fatto”.

Il sindacato Anief sa bene quali sono gli spazi professionali e scolastici all’interno dei quali i 48mila docenti della fascia C andrebbero collocati: classi aperte, lavoro in team, osservazione tra pari in funzione della vera autoformazione sul campo, favorendo a tali fini il potenziamento della didattica multimediale, il cooperative learning, la didattica per scoperta, il problem solving.

“Certamente – dice ancora il sindacalista Anief-Cisal - trascorso quest’ anno transitorio, le nuove risorse umane della Buona Scuola, potrebbero, se ben utilizzate, rivelare tutta la loro portata positiva. Grazie a loro, infatti, grazie a loro dovrebbe essere possibile attuare quella flessibilità organizzativa e didattica, sino ad oggi risultata grande assente dalla scuola italiana. Le scuole hanno finalmente una concreta possibilità di realizzarsi e di trasformare il loro operato nella direzione di un pieno sfruttamento di tutte le sue risorse. Peccato – conclude Pacifico – che per arrivare a questo obiettivo manchi ancora tanta strada. E nel frattempo, queste preziose risorse, i docenti neo-assunti con la fascia C, siano utilizzati su progetti improvvisati”.

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