Domenica, 26 Giugno 2016

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Alternanza scuola-lavoro: critiche al progetto con Confindustria, ma anche esempi positivi

di Nino Sabella
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I percorsi di alternanza scuola-lavoro, così come previsti dalla legge n. 107/2015, stentano a decollare, almeno in diversi casi, suscitando polemiche e giudizi negativi. Diciamo in diversi casi, in quanto non mancano (pochi) esempi positivi.

Dopo le polemiche suscitate dalla proposta dell'USR Lombardia di far svolgere agli alunni esperienze lavorative presso le parrocchie , è la volta della Liguria, dove il malcontento è legato ad un Progetto, "Docenti in stage", posto in essere dall'USR ligure in partnership con Confindustria, progetto attivo comunque da diversi anni, come leggiamo in un articolo de la Repubblica.

Il suddetto progetto, diversamente da quanto accaduto negli anni scorsi, è stato contestato sia da diversi gruppi di insegnanti liguri, riuniti nella rete Sos Scuola, sia da associazioni di genitori come la COGEDE (Coordinamento dei Genitori Democratici).

Le critiche in questione si fondano sul legame, secondo quanto sostenuto dai detti soggetti, esistente tra il Progetto e i percorsi di alternanza scuola-lavoro previsti dalla legge di Riforma della Scuola, come dimostrerebbe anche la circolare emanata dal DS del Liceo Pertini di Genova, in cui si caldeggia un'adesione ampia allo stage . 

L'invito del DS del liceo Pertini, in realtà, potrebbe nascere da un'interpretazione estensiva di quanto previsto nella nota MIUR n. 35 del 7 gennaio 2016, volta a fornire indicazioni per l'elaborazione del Piano triennale di formazione del personale.

Ne abbiamo parlato in " Formazione obbligatoria del personale docente deve avere ricadute sull'apprendimento degli alunni ".

Nella nota in questione, infatti, si indica, tra quelle da affrontare nell'ambito delle attività formative rivolte ai docenti, la tematica dell'alternanza scuola-lavoro; tale attività formativa , tuttavia, deve essere prima organizzata e svolta a livello nazionale coinvolgendo il più ampio numero possibile di docenti; le conoscenze e le competenze acquisite dai docenti partecipanti dovranno poi essere "trasferite" a livello di singola istituzione scolastica.

Sarebbe, pertanto, opportuno, relativamente alla formazione dei docenti, procedere gradualmente:

  1. far svolgere attività formative organizzate a livello centrale;
  2. trasferire conoscenze e competenze acquisite a livello di singola istituzione scolastica.

A ciò, in vista della progettazione dei percorsi da far seguire agli alunni, bisognerebbe aggiungere delle azioni di monitoraggio volte ad individuare quelle che sono le competenze richieste dalle aziende che operano sul territorio, per poi progettare percorsi ad hoc, finalizzati all'acquisizione delle competenze di cui necessitano le medesime aziende.

Secondo la suddetta modalità, svolgendo appunto azioni di monitoraggio,  ha operato  l'USR Lombardia.

Passiamo così agli esempi positivi. 

L'USR lombardo, grazie all'applicativo altenarnanzascuolalavoro.it e ad un dossier integrativo, realizzati in collaborazione con Assolombarda, Confindustria Lombardia e Rete Alternanza, ha effettuato un monitoraggio delle competenze richieste dalle aziende operanti sul territorio . I risultati di tale monitaraggio hanno permesso, come ha spiegato su ItaliaOggi il direttore generale dell'USR Delia Campanelli, la definizione delle competenze da sviluppare in percorsi pluriennali, i ruoli del tutor d'azienda e di quello scolastico, le modalità di valutazione e certificazione dei risultati.

Le azioni realizzate dall'USR saranno oggetto del convegno "La Sfida dell'Alternanza Scuola-Lavoro e dell'Apprendistato per Scuola e Università" - organizzato da Assolombarda, Confidustria Milano, Monza e Brianza, Università degli studi La Statale e USR Lombardia -  che si svolgerà a Milano il 22 febbraio 2016.

Il modo di operare messo a punto dall'Ufficio Scolastico Regionale lombardo potrebbe esser preso ad esempio dagli altri UU.SS.RR., in modo da porre in essere percorsi di alternanza scuola-lavoro da svolgere non perché obbligatori, ma affinché abbiano una concreta ricaduta sulla formazione dei nostri ragazzi, in modo da facilitarne realmente (e non soltanto sulla carta) l'inserimento nel modo del lavoro. Tale modus operandi non può che realizzarsi tramite la collaborazione tra Scuola e Imprese, che sino ad ora non è stata molto proficua eccetto rare eccezioni.

I percorsi previsti dalla legge n. 107/2015, essendo comunque una novità (sebbene già previsti dal D.L.vo n. 77/2005), necessitano di un periodo di "rodaggio", nel corso del quale non si potranno non riscontrare problematiche e criticità, che vanno analizzate e superate. A tal fine, saranno senza dubbio utili le critiche costruttive, mentre serviranno a ben poco le polemiche fini a se stesse.

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