Lunedì, 27 Giugno 2016

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Al Ministero considerano poco chi "si è fatto le ossa con anni di insegnamento". Lettera

di redazione
ipsef

Francesca - Mi unisco alle testimonianze dei colleghi Chiara e Piero, ancora pochi in verità, e alle loro amare riflessioni sul Concorso che sta per abbattersi su tutti noi.

Gli anni di professionalità acquisita, i corsi abilitanti fatti e che ci spettavano per diritto, vista la reiterazione decennale dei nostri contratti, le palesi violazioni di diritti comunitari a cui dobbiamo assoggettarci e che, nonostante il gran clamore non hanno avvantaggiato o sistemato nessuno, non contano: Siamo stati, siamo e continueremo ad essere invisibili, assoggettati nostro malgrado di nuovo a una disparità di trattamento a vantaggio di quella o altra sigla, non voglio neanche definire quale, che si vedrà "premiata", di nuovo, per cosa resta ancora da capirlo.

Noi ci siamo fatti le ossa con anni di insegnamento, con uguali mansioni rispetto a tutti gli altri colleghi titolati, non risparmiandoci in trasferte, disagi e stipendi che non arrivavano, siamo capitati sulla carrozza sbagliata che ci ha lasciati fuori dall'unica possibilità che ci mancava per vedere riconosciuta la professionalità e non si sa il perché, che strano e diabolico disegno ci sia dietro, ma quel che è peggio, a questo punto, è che ci sentiamo abbandonati anche dai Sindacati, che forse sì, accoglieranno la valanga di
ricorsi che arriveranno, come spero e come ha detto Piero, ma perché anche loro devono campare.

Compirò 55 anni, forse non lavorerò più, e son qui a chiedermi che ne sarà di me, ma sopratutto come farò a lasciare il lavoro che amo tanto e al quale mi dedico ogni giorno con passione, interesse, amore, che non si comprano con niente? Non sono perfetta, i ragazzi sono cambiati, le scuole difficili sono tantissime ed è lì che si giocano le partite professionali migliori ma la voglia con la quale ogni mattina mi alzo per andare al lavoro è ancora immutata, però...non basterà.

Al Ministero non ci considerano, invece credo fermamente che la Scuola e quelle scuole nelle quali ci siamo formati in tantissimi abbiano ancora bisogno di noi, non si lascia andar via così un tale capitale umano!

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