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Giovedì, 25 Agosto 2016

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A neoimmesso in ruolo in fase C negato anno di prova. Possibile coinvolgimento di migliaia di docenti

di redazione
ipsef

comunicato Unicobas - Capita ad uno dei 10.000 docenti (almeno) demansionati dalla ‘riforma' Renzi. Il docente si è abilitato nella classe di concorso A052 per insegnare italiano, latino, greco, storia e geografia nel Ginnasio, come il suo titolo di laurea gli consente.

Quando parte la campagna di assunzioni è uno dei tanti precari iscritti nelle ‘GAE' (graduatorie ad esaurimento) ma, come altri 60.000, viene assunto solo a Novembre 2015, con la quarta fase (la ‘fase C').

Per questo motivo, come gli altri, viene destinato al cosiddetto ‘organico potenziato'. Non ha quindi una vera ‘titolarità' su una scuola e dovrà rassegnarsi a fare (soprattutto) supplenze per tutto l'anno scolastico. Questo lo aveva messo in conto, perché la singolare ‘riforma' è costruita così: invece che per ridurre l'esorbitante numero di alunni per classe o ‘arricchire l'offerta formativa', l'organico potenziato si risolve, molto più prosaicamente, in una deprofessionalizzante e ‘spicciola' funzione da ‘tappabuchi'.

Però non immaginava che queste supplenze le avrebbe dovute fare in un Istituto Comprensivo, quindi nella scuola dell'Infanzia, nella Primaria e, ‘quando va un po' meglio', nella scuola Media. Né immaginava che, per ‘sovrammercato', sarebbe stato accolto dalla Dirigente con un certo ‘sospetto' e con la promessa che non gli sarebbe stato destinato alcun ‘tutor', come invece è previsto dalle norme vigenti per i neo-assunti, e che pur lavorando avrebbe dovuto anche ‘saltare' a piè pari il primo dei due anni di prova che ha a disposizione, perché a Giugno non potrà venir ‘valutato'.

Gli resterà così solo ‘la seconda chance' e, se qualcosa dovesse andare di nuovo ‘storto', se di nuovo non trovasse posto nell'organico di un Liceo, se venisse valutato negativamente o semplicemente s'ammalasse non garantendo pieno servizio, potrebbe venire licenziato senza appello. Questa la prospettiva resagli nota risolutamente dalla Preside dell'Istituto Comprensivo: ‘Lei qui dovrà svolgere un lavoro diverso da quello che conosce, ed io non intendo valutarla'.

È a questo punto che il nostro Prof si trova costretto ad interessarsi della strana condizione destinatagli dalla ‘riforma', capendo anche di star facendo, incolpevole, le ‘spese' delle difficoltà create alla scuola nella quale è stato spedito d'ufficio dal Ministero, che aveva chiesto invece insegnanti della primaria e delle Medie. Una scuola dove certo non esistono né il latino, né il greco. Però sa di non essere solo. Come hanno fatto nei 10.000 altri casi nei quali altri Istituti comprensivi, avendo chiesto un insegnante di educazione motoria, si sono visti arrivare un laureato in diritto o filosofia? Che è successo in quei Professionali ove, nonostante servisse un docente di matematica, se ne sono visti arrivare due di storia dell'arte? Quali ‘previsioni' normative ha adottato la Giannini per far fronte a tale (davvero singolare) emergenza che per la prima volta nella nostra storia devono affrontare le scuole?

La Circolare Ministeriale 36167, del 5.11.2015, pur considerando ad esempio l'insegnamento di sostegno (nonostante la specializzazione necessaria s'affianchi al titolo di studio ed all'abilitazione) come un ‘jolly' in qualsiasi ordine e grado venga svolto, nonostante faccia ‘salti mortali' per considerare ‘affini' materie del tutto distinte, non contempla il casus di specie.

Così il Prof. scopre che se ne vedono di tutti i ‘colori': colleghi in situazioni analoghe sono stati soddisfatti per l'anno di formazione ‘chiudendo un occhio', altri invece versano in condizioni analoghe alle sue. Così si rivolge, nell'ordine, di nuovo alla Preside, poi alla Direttrice dell'Ufficio Scolastico Provinciale, quindi a Gildo De Angelis (Direttore Regionale del Lazio), ed infine a Marilena Novelli, Direttore Generale del Personale al Miur. La prima gli ribadisce che le indicazioni non sono chiare e che non può farci nulla, gli altri danno ‘ragione' a lui, ma sostengono di non poter intervenire sulla Dirigente della scuola, che è ‘autonoma' nelle decisioni, mentre l'ultima, dopo essersi detta ‘sorpresa', sostiene di non poter fare una circolare specifica perché si solleverebbe un ‘vespaio' di ricorsi, relativi a simili ed altri casi, che sommergerebbero il Palazzo (come quelli che sta appunto facendo partire l'Unicobas).

Semplicemente, la circolare non ha tenuto conto della situazione nella quale si trova chi è stato mandato su un ordine e grado diverso da quello d'appartenenza, mentre invece consente di insegnare (e quindi passare l'anno di prova) su materie del tutto differenti, purché siano nel medesimo ordine grado. Quindi non avrebbero dovuto assegnarlo ad un Istituto Comprensivo. Ma non è possibile che, una volta che ce lo hanno spedito, debba ‘arrangiarsi' (subendo) ed il Miur non preveda altro che fargli perdere il primo anno di prova come fosse un incapace o si fosse dovuto assentare per mesi, mentre invece lo stesso Miur pretende che lavori e stia zitto!

Chi è nelle sue condizioni che prospettive ha, se non intentare, per forza, una causa per demansionamento (tipico anche nel mobbing), chiedendo al Miur i danni per lo stress che sta vivendo, quindi perché, incolpevole, è stato gettato ‘nella fossa dei leoni' senza la benché minima luce normativa alla quale appellarsi? Non è davvero possibile che per la ‘Buona sQuola' si sacrifichino le vite dei docenti, la loro professionalità e la qualità stessa dell'istruzione, col risultato di un caravanserraglio pensato da incompetenti ed arroganti politici che, a livello gestionale come didattico, si sono rivelati, già alla metà del primo anno della ‘riforma', solo meri analfabeti. Si troverà un ‘giornalista in Danimarca' con attributi idonei a ‘sbugiardare' pubblicamente un tale disastro?

Stefano d'Errico (Segretario Nazionale dell'Unicobas

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