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Mercoledì, 27 Luglio 2016

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Dispersione scolastica o dispersione educativa? ReIncontrare la Pedagogia

di Luisa PIarulli
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ispersione scolastica o dispersione educativa? ReIncontrare la Pedagogia

L'Educazione: il mestiere possibile, è il titolo di un bel testo del prof. Mario Pollo, docente alla Lumsa di Roma, che invita alla speranza e alla fiducia che la nostra possa ancora essere una società educante nel senso più autentico.

Ma che cos'è l'educazione? Sembra così semplice definirla, anche i non addetti ai lavori si pregiano di esplicitarne l'etimologia: tirare fuori i talenti da ciascuno, il meglio, “quel tesoro nascosto che c'è in ognuno e che non c'è in nessun altro” (M. Buber).

Siamo tutti d'accordo dunque! Tuttavia, mai come oggi l'Educazione sembra divenuta liquida, per parafrasare il concetto di Bauman, scivola a tal punto che le nostre scuole sono invase dalle diagnosi e dalle certificazioni, dai PDP e similari. Allora mi chiedo se non sia arrivato il momento di fermarci, di ragionare e di dialogare costruttivamente sui significati, poiché il pericolo che corriamo è la dispersione di un'intera generazione.

Il fenomeno della dispersione scolastica sembra preoccupare i più e piovono progetti e iniziative volte ad arginare il fenomeno, o almeno questo è l'intento. E sono certa che la buona fede sorregga l'opera ma s'insinua in me la sensazione che non sia ancora la strada giusta da percorrere.

Ricordate Lorenzo Milani? In Lettera a una professoressa, i ragazzi di Barbiana denunciavano le ingiustizie di una scuola che non garantiva il diritto all'istruzione per tutti. E chi sono oggi i ragazzi che si disperdono? Proprio loro, i nuovi ragazzi di Barbiana, ovvero i minori stranieri, gli alunni con famiglie in forte difficoltà ( a partire da quelle economiche) o con situazioni sociali e psicologiche drammatiche (e ce n'è una moltitudine!), i ragazzi delle scuole professionali considerati figli di un dio minore.

Ecco, non si può non provare profonda amarezza di fronte a un tale scenario!

La scuola ha un problema solo. I ragazzi che perde […] scrive Lorenzo Milani ed è esattamente il problema di oggi. La dispersione scolastica si misura in numeri (quanti ragazzi lasciano gli studi, per cercare, a volte, con un po' di fortuna, qualcosa/qualcuno che li accolga con benevolenza e riconoscenza?), e si misura in de-motivazione. Forse dovremmo parlare di dispersione educativa.

Il concetto di benevolenza nulla ha a che fare con forme di buonismo che subdolamente non riconoscono l'unicità dell'individuo. Scrive E. Morin che la benevolenza è quella virtù che Confucio chiedeva a tutti coloro che dispongono di autorità. La vera autorità dell'insegnante è morale, sta nella forza di una presenza, ha un non so che di carismatico, si impone senza imporre niente quando le sue proposte suscitano l'attenzione e l'interesse.

Nel passato abbiamo avuto pedagogisti di alto valore che hanno potuto guidare l'azione educativa, ricevendo un'autorevole considerazione. Ma oggi il pedagogista viene considerato quasi estraneo a tali vicende, gli è stata sottratta l'autorevolezza scientifica, non ha voce in capitolo. Come pedagogista e docente che vive e respira la scuola da oltre trent'anni, ritengo che proprio questa sia la causa della attuale crisi. Morin ci ragguaglia e scrive che la crisi rinvia a un sistema e alla sua organizzazione. Ciò può voler dire che non sono i ragazzi a non funzionare, non sono loro i colpevoli, non sono loro i responsabili del proprio disagio, del disorientamento pervasivo che li ha indotti a isolarsi in una realtà virtuale, dove virtualmente si esibiscono, mascherando più o meno paure e incertezze, sogni infranti in partenza e delusioni. Sono distratti i nostri giovani? No, la dis-trazione rimanda agli astri, alle stelle! Essi cercano un luogo dove poter viaggiare e incontrare l'Altro da sé, che è ricerca della socialità.

Non ci sono colpe ma responsabilità che vanno assunte con lucidità, spogliandosi di frasi fatte, sospendendo il giudizio, consapevoli che una crisi può essere anche creatrice e permettere soluzioni innovatrici o che stanno sotto gli occhi di tutti. Basta saper guardare oltre.

Bullismo, cyberbullismo, sono fenomeni imperanti nella scuola, nonostante le ingenti cifre investite in formazioni, tavoli di lavoro, convegni. Più se ne parla, più si affrontano gli impliciti, più sembra crescere il fenomeno: paradossale. Come si spiega? Credo che la risposta sia semplice: riportando nelle scuole la scienza pedagogica. La Pedagogia è bellezza, è naturalità, è accompagnamento, è I Care, è passione per l'Altro – un essere che non aspetta altro che guardarti negli occhi, ascoltare la tua voce e appassionarsi a sua volta, è attenzione, è osservazione, è empatia, è Eros pedagogico per dirla come E. Morin. Attraverso tutto ciò possono passare e strutturarsi contenuti, sperimentare, sbagliare per imparare ad apprendere.

Le nuove tecnologie, il tecnocratismo dominante, non salveranno le nostre nuove generazioni, o almeno non da sole! Vanno riconquistate la bellezza della Parola, del Volto, dello Sguardo, della Voce perchè sia restituito l'amore per il sapere, garantito il percorso verso la Conoscenza che sola garantisce la libertà dell'individuo.

Ai nostri studenti va restituito il diritto al Sapere, che non si garantisce con la riduzione degli obiettivi didattici ma coniugando educazione e istruzione per permettere la maturazione di un pensiero autonomo e di una coscienza critica. E ciò è possibile attraverso la costruzione di relazioni, attraverso l'interiorizzazione dei sistemi simbolici della cultura sociale che si dà fornendo la grammatica attraverso cui pensare e costruire la propria unicità e diversità (M. Pollo)

Accanto al professionismo educativo volto a intervenire con rigidi standard metodologici e valutativi, deve riemergere la missione educativa capace di permettere la realizzazione personale, la circolarità ermeneutica tra persona e mondo.

È la Pedagogia che potrà apportare qualche beneficio oggi, scevra da intenti medicalizzanti che incoraggiano la diagnosi, la difficoltà a stare nel mondo, la incapacità di entrare nella dimensione del conflitto per so-starci attraverso dialogo e confronto tra menti in evoluzione, esseri progettanti e quindi dinamici. Il bullismo si combatte sì con le normative, sì con la punizione che ne rende improbabile la comprensione profonda delle ragioni, ma occorre intervenire sul clima all'interno della classe, sulle relazioni, sulla fattiva partecipazione delle famiglie e non in modo sporadico e occasionale. Non serve a nessuno se non ad aprire capitoli in cui intravvedere una luce che diventa sempre più fioca. Un fuoco va alimentato.

Dispersione, dal latino dispergere, (sparpagliare, spargere in varie parti) rimanda a un'idea di separazione, di allontanamento da qualcosa di buono. Ha una connotazione implicita di negatività. Il pericolo che stiamo correndo è proprio questo: sparpagliare talenti mai riconosciuti, disgregare potenzialità che affievoliscono ulteriormente il potere del pensiero e l'unicità della Persona capace di stare attivamente e progettualmente nel mondo.

Occorre un'autentica rivoluzione di pensiero per affrontare una crisi dell'insegnamento che è inseparabile da una crisi della cultura: una triste circolarità.

Al cuore della crisi dell'insegnamento, c'è la crisi dell'educazione. Al cuore della crisi dell'educazione ci sono i fallimenti nell'insegnamento a vivere (E.Morin)

Non demonizziamo le tecnologie, riconosciamo le buone intenzioni di quanti svolgono il mestiere educativo, apprezziamo le molteplici iniziative volte a raggiungere risultati prefissati, viviamo l'amore che molti sono impegnati a profundĕre nella quotidianità verso i nostri giovanissimi. Occorre soltanto direzionare, orientare, chiarire, accompagnare l'azione educativa, riconoscere l'impegno, gratificare chi alla scuola dedica ore e ore (oltre i contratti!) ed energie. Ciò che manca è una cornice che restituisca senso e conferme e non può che essere la Pedagogia, scienza antica e pur sempre moderna e aggiungo, oggi indispensabile se si desidera autenticamente tornare a educare. Non resta che riconoscere l'urgenza di riportare dentro le scuole, necessariamente aperte al tessuto sociale, antropologico e culturale, il pedagogista, un professionista in grado di coordinare le innumerevoli sfaccettature della questione educativa, di intercettare i bisogni – peraltro creati, di individuare connessioni di senso tra le molteplici professionalità e i protagonisti della vicenda educativa, di offrire chiavi di interpretazione della realtà, di cogliere la tessitura di trame complesse, feconde e... meravigliosamente belle. Concludo con una riflessione di Morin:

[…] è l'educazione stessa che potrebbe apportare […] il suo contributo alla rigenerazione umana e sociale... Un'educazione rigenerata potrebbe formare adulti più capaci di affrontare il loro destino, più capaci di far fiorire il loro vivere, più capaci di conoscenza pertinente... più capaci di affrontare le incertezze, più capaci di affrontare le avventure della vita.

Bibliografia

M. Pollo, L'educazione: il mestiere possibile, Ed. La Rondine

E. Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l'educazione, Ed. Raffaello Cortina

E. Lévinas, Etica e infinito, Ed. Castelvecchi

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