L’alternanza scuola lavoro va fermata e ripensata, quante denunce ancora si devono aspettare?

di Avv. Marco Barone
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L’ultimo caso denunciato da Repubblica è semplicemente agghiacciante: “In manette il titolare di due centri estetici per gli abusi sulle studentesse di una scuola professionale, dai suoi giudizi dipendeva la promozione.

Si temono altri casi.” Non bastano le dichiarazioni della ministra Fedeli che ha definito il fatto di enorme gravità. La situazione è sfuggita di mano, va fermata e ripensata l’alternanza scuola lavoro così come concepita. Ora, non è che ovunque accadano violenze od abusi, ci mancherebbe, ma i casi di denuncia emersi in rete sono pesanti, e riguardano più e diverse situazioni.

Come è noto l’alternanza scuola lavoro in Italia è stata introdotta con la legge 28 marzo 2003, n.53, che all’articolo 4 la prevede come possibilità di realizzare i corsi del secondo ciclo, consentendo ai giovani che hanno compiuto il quindicesimo anno di età di svolgere l’intera formazione dai 15 ai 18 anni “attraverso l’alternanza di periodi di studio e di lavoro, sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica, sulla base di convenzioni con imprese o con le rispettive associazioni di rappresentanza o con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, o con enti, pubblici e privati, inclusi quelli del terzo settore, disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di tirocinio che non costituiscono rapporto individuale di lavoro.”

Alternanza scuola lavoro introdotta per volere dell’Europa nell’ambito del progetto“ Ripensare l’istruzione: investire nelle abilità in vista di migliori risultati socioeconomici” del novembre 2012, [com/2012/0669 ]. Dunque la finalità è chiaramente di carattere economico e per favorire il sistema del profitto. Oggi in Italia il sistema è stato pesantemente rivisto con la legge 107 del 2015 dai commi 33 ai commi 43.

Il MIUR nelle sue schede evidenzia che “la scuola deve, infatti, diventare la più efficace politica strutturale a favore della crescita e della formazione di nuove competenze, contro la disoccupazione e il disallineamento tra domanda e offerta nel mercato del lavoro. Per questo, deve aprirsi al territorio, chiedendo alla società di rendere tutti gli studenti protagonisti consapevoli delle scelte per il proprio futuro.”

A regime, dall’anno scolastico 2017/2018, saranno coinvolti tutti gli studenti dell’ultimo triennio: circa 1 milione e mezzo. Ad oggi sono 56 gli accordi stipulati tra il MIUR e varie realtà che vanno dal WWF al Mc donald’s a cui si aggiungono diversi accordi quadro a livello regionale e l’alternanza scuola lavoro entra nel nostro sistema educativo con la previsione di percorsi obbligatori di alternanza nel secondo biennio e nell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado, con una differente durata complessiva rispetto agli ordinamenti: almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e almeno 200 ore nei licei, da inserire nel Piano triennale dell’offerta formativa con uno stanziamento di 100 milioni di euro annui per sviluppare l’alternanza scuola lavoro nelle scuole secondarie di secondo grado a decorrere dall’anno 2016.

Insomma si è creata una macchina economica potente, concepita per un sistema chiaramente economico e sterile dal punto di vista educativo. Le regolamentazioni come oggi sussistenti, stante i diversi casi di denuncia come emersi nel corso del tempo non sono efficaci, si registrano diversi abusi e situazioni a dir poco allucinanti come quella emersa su Repubblica del 14 luglio.Cosa si deve aspettare ancora?

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