Inizio anno scolastico, il saluto del direttore dell’USR Emilia Romagna

di redazione
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Cari Studenti, al vostro ritorno a scuola, desidero riflettere un poco con voi su un tema non facile da affrontare e che, istintivamente, disturba la nostra tranquillità. Mi riferisco alla paura del futuro. Per farlo, traggo spunto dai fatti terroristici del nostro tempo. Questi eventi turbano emotivamente e suscitano una paura diffusa. Poco dopo segue l’oblio, una sorta di cancellazione, dal pensiero e dai sentimenti, di ciò che è accaduto.

Nella vita paura e oblio sono spesso legati. Quando non riusciamo a elaborare la paura, cioè a ricondurla ad una misura per noi accettabile, abbiamo bisogno di cancellarne la memoria. L’oblio è questa dimenticanza, suscitata dal nostro intimo per proteggerci.

La paura è un meccanismo naturale di difesa. E’ utile avere paura delle pasticche che qualcuno potrebbe passarvi, paura di correre sulla strada, di andare in moto senza casco, in auto senza cinture, paura delle sbronze.

Queste azioni sono potenzialmente mortali, perciò è bene temerle e adottare le giuste contromisure.

Esiste però un tipo particolare di paura, destabilizzante, capace di paralizzare il nostro pensiero e sospendere il nostro futuro. “E’ la paura diffusa, sparsa, indistinta, libera, disancorata, fluttuante, priva di un indirizzo o di una causa chiari; la paura che ci perseguita senza una ragione, la minaccia che dovremmo temere e che si intravede ovunque, ma non si mostra mai chiaramente. Paura è il nome che diamo alla nostra incertezza”.

La paura senza difesa (quella verso tutto e chiunque) non permette di crescere e costruire il futuro. La paura di tutto rinchiude, paralizza, fa crescere l’odio; il sentirsi costantemente sotto minaccia aumenta le reazioni istintive di difesa, che spesso diventano reazioni di aggressione immotivata (perché non si reagisce ad una minaccia concreta, ma alla paura di una minaccia, al sentirsi minacciati).

Preoccupa l’idea che cresciate nella paura di tutto, nella paura-senza-oggetto perché con infiniti potenziali oggetti. Non si può “passare oltre” questa paura, cancellandola dalla mente. La mente di un essere umano non funziona come la RAM di un computer. La paura cancellata dalla coscienza rimane comunque in noi, nel nostro intimo e continua a scavarlo, destabilizzandolo.

Come elaborare la paura diffusa e indistinta, il senso di incertezza destabilizzante? Non è sufficiente che diciamo a noi stessi “Io non ho paura”. Questa paura non è una cosa che si sceglie di avere o di non
avere. E non è, in genere, un sentimento che si combatte con la ragione.
Papa Francesco, ad una recente Conferenza, ha osservato che “The future you” (tu il futuro) “…invita a rivolgersi a un “tu”. Il futuro è fatto di te, è fatto cioè di incontri, perché la vita scorre attraverso le relazioni. Parecchi anni di vita mi hanno fatto maturare sempre più la convinzione che l’esistenza di ciascuno di noi è legata a quella degli altri: la vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro”.

“Il futuro è fatto di te”, in quanto ciascuno di voi è costruttore di futuro. Il futuro non esiste finché le persone non lo rendono presente. “Il futuro è fatto di Tu” (tu che non sei me), in quanto non esiste futuro al di fuori della relazione con gli altri; non c’è futuro individuale senza futuro sociale. Non esiste per gli umani alternativa alla relazione – anche faticosa – con l’altro-persona che la realtà ci fa incrociare nella vita.

“La paura della paura” si può iniziare a sconfiggere solo costruendo un futuro fatto di tu. Facendo della vita un tempo di incontro. Ricercando l’abbraccio dell’altro come un paracadute per volare. Costruite solidi rapporti intorno a voi, a partire dai vostri compagni di classe. Amicizie concrete, in carne e ossa. Relazioni reali, non virtuali, né immaginarie.
Ripensate al rapporto con i vostri genitori, anche se oggi vi possono sembrare più che altro una utility (casa, soldi, cibo). Padre e Madre sono la nostra radice. Pur imperfetti e fallibili, come ogni umano, sono dentro di noi per il loro abbraccio, che ci permette di volare.

Anche i vostri Insegnanti sono persone che abitano questo mondo di paure e che – nella maggior parte dei casi – cercano di fare con voi del loro meglio. Pensate che molte volte apparite loro come degli UFO caduti qui da chissà dove. Sono convinto che anche voi, a volte, vi sentiate così: degli UFO caduti qui per caso. È la sensazione di tutti gli adolescenti, perché l’adolescenza è il tempo in cui prevale l’inquietudine della ricerca.
Quale che sia la vostra età e quale che sia la consapevolezza della realtà che portate dentro di voi, fate di questo mondo la vostra casa. Il futuro sarà vostro quando non direte mio, ma direte nostro.

Di cuore a tutti voi e a tutto il personale della scuola dell’Emilia-Romagna che vi accompagna, il più sentito augurio di un buon anno scolastico 2017/18.

Bologna, 13 settembre 2017

Stefano Versari
Direttore Generale

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