Sicurezza, Il comportamento umano in caso di emergenza: cos’è il “milling”

di Natalia Carpanzano
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Gestire un’emergenza significa mettere in pratica tutta una serie di azioni finalizzate a contenere i danni a persone o cose ed a riportare la situazione in condizioni di normalità il più velocemente possibile.

Prima di tutto, pertanto, gestire l’emergenza significa gestire il transitorio tra il momento nel quale è stato rilevato l’evento potenzialmente pericoloso e quello in cui intervengono i soccorsi professionali al fine di:

salvaguardare l’incolumità delle persone presenti nella zona dell’evento
limitare le conseguenze negative determinate dall’evento Per anni gli esperti che si sono occupati di sicurezza antincendio si sono basati su un semplice presupposto: quando si aziona un allarme sonoro antincendio le persone iniziano ad evacuare immediatamente.

Si credeva, di fatto, che la velocità con cui le persone riuscivano ad uscire da un edificio dipendesse soprattutto dalle abilità fisiche individuali, dalla collocazione dell’uscita di sicurezza e dalla direzione di propagazione del fuoco.

Gli studi effettuati da scienziati del comportamento ha però messo in evidenza che sono ben differenti i comportamenti osservati nelle persone durante le situazioni di pericolo e di emergenza. In realtà, gli studi hanno mostrato che gli individui dopo un allarme occupano una parte del tempo in attività non rivolte all’evacuazione e che questo intervallo di tempo può costituire fino a due terzi del tempo che si impiega per uscire dall’edificio.
La naturale inclinazione delle persone sarebbe quella di voler aver chiara la situazione prima di “reagire” di fronte ad un allarme sonoro. Per tale motivo, le persone spesso aspettano altri indicatori ambientali, come ad esempio, l’odore del fumo o un collega che gli dice di uscire, oppure cercano informazioni su cosa sta accadendo.

In media ci vogliono tre minuti prima che le persone inizino l’evacuazione di un appartamento in un edificio residenziale. Anche se a prima vista sembra un lasso di tempo molto modesto, sappiamo che il fuoco si sviluppa molto rapidamente e in un incendio reale tre minuti potrebbero essere una questione di vita o di morte.

Un esempio classico è quello accaduto alle Twin Towers di New York durante gli attacchi terroristici del 2001. E’ stato stimato che il 70% delle persone nel World Trade Center che sopravvissero a quel disastro, prima di fuggire, parlarono fra loro sul da farsi e sul cosa stesse succedendo.
Sono stati analizzati i racconti di più di 300 persone sulla loro evacuazione dai grattacieli, l’83% ha immediatamente giudicato la situazione molto grave sin dai primi minuti dopo lo schianto; malgrado avessero già visto le fiamme, il fumo e le carte che volavano, solo il 55% dei superstiti è evacuato immediatamente, il 13% si è fermato per prelevare i propri beni personali e il 20% ha girato per il piano prima di evacuare, l’8% aveva in un primo momento deciso di restare ma ha successivamente cambiato idea.

L’espressione inglese “milling” (girovagare come un mulino) indica specificatamente l’interazione sociale nelle prime fasi di allarme: gli individui verificano e cercano una conferma con le altre persone presenti della gravità dell’avvertimento che hanno ricevuto; solo quando la rete sociale conferma la validità dell’avviso, iniziano ad mettere in pratica azioni protettive.

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