FLC CGIL. Uso degli smartphone a scuola. Fermiamoci tutti, e riflettiamo, ripartendo da zero

di redazione
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FLC CGIL – Sulla decisione di reintrodurre l’uso degli smartphone nelle scuole, che la ministra Fedeli ha lanciato nel corso di un’intervista a un quotidiano, vorremmo esprimere alcune opinioni, nella consapevolezza che il tema del rapporto tra uomo e tecnologia è talmente controverso che nessuna circolare ministeriale, o decreto, può darvi soluzione.

Soprattutto se si assume in modo apodittico la questione, con un sì o con un no. Inutile nascondersi che le nuove generazioni, e sempre più i Millennials, sono multitasking, ovvero sono ormai abituati a usare più strumenti, conoscitivi e mediatici, libri, pc, tablet o smartphone, nello stesso istante, e mentre studiano. E non possiamo neppure nasconderci che ormai essi sono la “generazione connessa”. Tuttavia, ci permettiamo di invitare a considerare la relazione tra studenti e tecnologie con maggiore cautela e sobrietà, soprattutto alla luce di quanto costantemente ci raccomanda la comunità pedagogica e scientifica.

Giusto immaginare un processo di educazione alle tecnologie, anche legata al piano dell’innovazione delle scuole, ma essa deve coinvolgere quanto più possibile l’intera comunità scientifica ed educante. Invece, si ha l’impressione che si sia partiti dalla fine: prima introduciamo lo smartphone e le tecnologie, e poi vediamo che uso farne, ammesso che sia possibile padroneggiarle del tutto.
Fermiamoci tutti e ripartiamo da zero. Stiamo parlando della vita quotidiana di milioni di alunni e studenti, della loro relazione educativa, dell’impegno didattico di centinaia di migliaia di docenti (il cui parere ci pare decisivo), e facciamo, con sobrietà, le necessarie verifiche.

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