Orizzonte Scuola http://www.orizzontescuola.it La scuola in un click Mon, 26 Sep 2016 07:03:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.6.1 http://www.orizzontescuola.it/wp-content/uploads/2016/05/os-1-1-50x50.jpg Orizzonte Scuola http://www.orizzontescuola.it 32 32 Abilitati TFA e PAS in GaE: anche Terni, Mantova, Firenze inseriscono ricorrenti e stipulano eventuali contratti http://www.orizzontescuola.it/abilitati-tfa-e-pas-in-gae-anche-terni-mantova-firenze-inseriscono-ricorrenti-e-stipulano-eventuali-contratti/ Mon, 26 Sep 2016 07:03:22 +0000 http://www.orizzontescuola.it/?p=139652 E così accade, come già per la vicenda diplomati magistrale, che alcuni Uffici Scolastici si adeguino prontamente all’ordinanza del giudice e permettano ai ricorrenti la stipula di contratti sia a tempo determinato che indeterminato (con clausola risolutrice del contratto in caso di esito negativo della sentenza di merito) e che altri non diano seguito alla pronuncia del giudice, richiedano una notifica di ottemperanza, siano “ostili” al rifacimento delle graduatorie.

Un’odissea per i precari ricorrenti, lavoro in più per i dipendenti degli Uffici Scolastici, caos nelle nomine (spesso i docenti si presentano accompagnati dagli avvocati). Il tutto in attesa delle udienze di Camera di Consiglio, che si svolgeranno a partire dal 6 ottobre fino al mese di dicembre.

Al momento ad essere interessati sono esclusivamente coloro che sono destinatari della pronunce favorevoli del giudice, le ultime delle quali si sono avute giovedì scorso.

Graduatorie ad esaurimento, Anief: vanno inseriti tutti gli abilitati, il Tar Lazio non ha dubbi

]]>
Concorso a Dirigente Scolastico: esclusa perchè, pur avendo vinto il concorso, sono ancora precaria http://www.orizzontescuola.it/concorso-a-dirigente-scolastico-esclusa-perche-pur-avendo-vinto-il-concorso-sono-ancora-precaria/ Mon, 26 Sep 2016 06:48:33 +0000 http://www.orizzontescuola.it/?p=139651 Già nella tornata del 2011 alcuni docenti, in possesso del requisito di servizio di cinque anni di preruolo, avevano presentato ricorso avverso l’esclusione e supportati dal sindacato Anief, avevano ottenuto giustizia nelle aule dei tribunali.

Nel prossimo concorso a Dirigente Scolastico, atteso a breve, il Ministero sembra intenzionato a riconfermare tale esclusione. A farne le spese anche quei docenti che speravano di essere già in ruolo nell’a.s. 2016/17 in seguito alla conclusione positiva del concorso a cattedra 2016. Ma i posti non ci sono stati, bisognerà attendere la conclusione del triennio per capire se per tutti i vincitori (compreso il 10% di idonei) avrà un posto a tempo indeterminato.

Al momento rimane la delusione per la mancata immissione in ruolo e lo stop per la partecipazione al concorso a Dirigente Scolastico

Sul Corriere del Mezzogiorno la testimonianza di Teresa Papparella, che ora sta valutando se rivolgersi al giudice

«Ho vinto il concorso nella scuola ma in Campania la cattedra non c’è»

]]>
Supplenza fino ad avente diritto ma con data di termine. Cosa significa http://www.orizzontescuola.it/supplenza-fino-ad-avente-diritto-ma-con-data-di-termine-cosa-significa/ Mon, 26 Sep 2016 06:26:03 +0000 http://www.orizzontescuola.it/?p=139650 Già la scorsa settimana il sindacato Gilda aveva messo in evidenza che le proposte di supplenza generiche, con contratto “fino all’avente diritto” sono illegittime, in quanto

“ Se nel corso dell’anno scolastico le cattedre assegnate adesso ai supplenti fino ad avente diritto saranno coperte dai titolari – spiega il coordinatore nazionale Rino Di Meglio – il contratto stipulato dai precari si trasformerà in un licenziamento senza preavviso per il quale il supplente licenziato potrà chiedere un risarcimento.

Secondo quanto stabilito dal Ccnl, infatti, per ogni contratto disdetto lo Stato dovrà corrispondere un’indennità di mancato preavviso pari a un minimo di due mensilità. Supplenze: contratti fino ad avente senza data di termine. Gilda: si può chiedere il risarcimento

In effetti quello della stipula di contratti di supplenza fino all’avente diritto è una prassi che purtroppo pur ripetendosi negli anni non ha una specifica normativa, per cui le segreterie scolastiche adottano comportamenti diversi in merito.

Quest’anno, ancor più che nei precedenti, si è dovuto procedere a stipulare questa tipologia di contratti perché in molte province non sono state effettuate neanche le assegnazioni delle supplenze da Graduatorie ad esaurimento, figuriamoci l’aggiornamento delle graduatorie di istituto per l’a.s. 2016/17.

Pertanto al momento (naturalmente la situazione va calata nella singola provincia) le convocazioni sono tutte fino all’avente diritto, sia che si tratti di posto vacante, sia che si tratti di malattia, maternità, congedo. Se si conosce la data certa del termine della supplenza essa deve inserita nella proposta di supplenza (se si tratta dunque di malattia, maternità) ma la stipula dovrà essere fino ad avente diritto perché prima di quella data potrebbe intervenire la pubblicazione delle nuove graduatorie e quindi un rimescolamento delle assegnazioni.

Ricordiamo che con riguardo a supplenze conferite sia su posti di sostegno che su posti di insegnamento comune, quando al medesimo docente e sul medesimo posto sia attribuita prima una supplenza temporanea in attesa dell’avente titolo e poi una supplenza annuale o temporanea sino al termine delle attività didattiche, l’intero periodo assume il regime giuridico del provvedimento attribuito a titolo definitivo. (circolare supplenze 2016/17)

]]>
Concorso docenti 2016: errori nella GM Campania per mancata o errata valutazione titoli. Al Liceo Sbordone interviene la polizia http://www.orizzontescuola.it/concorso-docenti-2016-errori-nella-gm-campania-per-mancata-o-errata-valutazione-titoli-al-liceo-sbordone-interviene-la-polizia/ Mon, 26 Sep 2016 06:03:59 +0000 http://www.orizzontescuola.it/?p=139649 Le prime pubblicazioni da parte dell’Ufficio Scolastico regionale della Campania delle graduatorie di merito dove sono stati riportati i vincitori del concorso per ogni classe, hanno creato non pochi problemi.

Il Prof. Massimiliano Finamore Giornalista Professionista e Dir. Resp Tg News Tv ci comunica che l’Ufficio diretto da Luisa  Franzese è stato letteralmente preso d’assalto da docenti che sono stati esclusi dalla graduatoria. Diversi i casi registrati in cui si è dovuto ricorrere alle forze dell’ordine per consentire il deposito del ricorso nei 5 giorni previsti dall’autotutela, per la mancata attribuzione di titoli di servizio e culturali.

La struttura scolastica regionale ha replicato nei 5 giorni previsti dal regime di autotutela con una serie di errata correge  incompleti.

Al Liceo Sbordone di Napoli alcuni docenti che volevano depositare il ricorso pe  l’erronea attribuzione dei titoli culturali entro i 5 giorni previsti, sono stati costretti a chiamare le forze dell’ordine. Su posto sono accorsi gli agenti di polizia che con professionalità e senso del dovere hanno evitato che venisse commesso un abuso d’ufficio, consentendo ai docenti il deposito del ricorso.

Per alcune classi di concorso presso altre scuole della Campania, è bastata una sola correzione delle graduatorie di merito per ripristinare i giusti equilibri in campo. Per altri docenti si è dovuto ricorrere ad una seconda correzione, in altri casi, invece, non sono stati ripristinati i punti impropriamente ed ingiustamente sottratti ai docenti. Su quest’ultimo punto – afferma il Prof. e Giornalista Massimiliano Finamore – sono scattate una serie di denunce alle autorità competenti  da parte dei docenti.

Diversi i ricorsi collettivi – prosegue il professore – che sono stati inoltrati al TAR Lazio e molte anche le denunce alla procura della repubblica da parte di docenti che si sono sentiti danneggiati.

]]>
Basta compiti a casa: 16mila le adesioni alla petizione http://www.orizzontescuola.it/basta-compiti-a-casa-16mila-le-adesioni-alla-petizione/ Mon, 26 Sep 2016 05:57:42 +0000 http://www.orizzontescuola.it/?p=139648 E’ facile constatare come il disagio, la sofferenza (tensioni famigliari, litigi, rabbia…) siano stati tanto più gravosi per bambini e ragazzi in difficoltà o le famiglie dei quali non siano affettivamente, culturalmente o economicamente attrezzate: sono proprio loro, i più disgraziati “quelli che” arrivano a scuola già esausti, sfiniti.

Per tutti gli altri si può facilmente immaginare la ripulsa nei confronti della scuola e dello studio che questa pratica ingiustificata (e ignota ai Paesi che vantano ben altri risultati, in termini, appunto di eccellenze) ha ulteriormente rafforzato.

Basti il riferimento a una ricerca recentissima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che evidenzia come gli adolescenti italiani siano particolarmente stressati e abbiano un pessimo rapporto con la scuola (meno entusiasti risultano solo estoni, greci e belgi).

Va anche detto che lo stress colpisce la famiglia nel suo insieme: molta parte dei conflitti (le urla, i pianti, le punizioni…) che avvengono tra genitori e figli riguardano lo svolgimento, meglio il tardivo o il mancato svolgimento dei compiti, quando sarebbe invece essenziale disporre di tempo libero da trascorrere insieme, serenamente.

Si tratta di un “sintomo” preoccupante (tant’è che lo segnala, appunto, l’OMS), per gran parte riconducibile alla richiesta di un impegno extrascolastico spropositato, che non ha riscontro in nessun altro Paese europeo e che non qualifica il nostro sistema scolastico, come dimostrano i dati Ocse (a dir poco inquietanti) relativi a: competenze in uscita, analfabetismo funzionale, dispersione scolastica, incapacità di compensare le diseguaglianze di partenza…

Gli studenti italiani sono eccezionalmente oberati di “compiti”, come risulta dalle rilevazioni Ocse Pisa: 9 ore a settimana, rispetto alle 3 di Finlandia e Corea, Paesi ai vertici delle classifiche internazionali per competenze e conoscenze.

Ma è una stima per difetto, come può confermare qualsiasi studente: l’impegno quotidiano raramente è inferiore alle 3 ore, per un totale che supera le 20 ore settimanali.

In altre parole, uno studente italiano studia in un giorno più di quanto studio uno studente finlandese in una settimana, con la differenza che gli studenti finlandesi sono ai vertici mondali per conoscenze e competenze.

Si pensi che, in Italia, persino nelle scuole a tempo pieno, dopo 8 ore di lavoro, a nostri bambini di 6-11 anni, sono assegnati compiti tutti i giorni e nel week end.

Le chiedo perciò di considerare il testo della petizione online ( change.org ): “Basta compiti!”, che ha già superato le 16 mila adesioni,

Con osservanza.

Maurizio Parodi –  Dirigente scolastico

]]>
L’ultima frontiera della scuola: la promozione obbligatoria per tutti. Lettera http://www.orizzontescuola.it/ultima-frontiera-scuola-promozione-obbligatoria-tutti/ Mon, 26 Sep 2016 05:53:17 +0000 http://www.orizzontescuola.it/?p=139647 l’episcopio, che proiettava una pagina del libro sulla parete libera dell’Aulamusica, rimpiazzato dal Progresso con la “Lavagna luminosa”, proiettore di “lucidi” su uno schermo immacolato, e LIM taumaturgiche. E come dimenticare le lettere (A-B-C-D-E) per valutare le performances dei miei alunni, modificate in voti che oggi dovremo riconvertire in lettere.

L’ultima frontiera de “La Buona Scuola”, anziché la dematerializzazione delle classi-pollaio, la stabilizzazione degli organici e la ridefinizione della funzione docente, sarà la promozione obbligatoria per tutti gli alunni, con qualche rara eccezione documentabile esclusivamente in sanscrito.

Ma io questa storia la conoscevo già! Un giorno, Stefania e Matteo si trovarono di fronte un enorme cancello sovrastato da una scritta policroma e luminosa: “Il Paese dei Balocchi”. Festa tutto il giorno e tutti i giorni, abrogazione della Scuola, leccornie a volontà per ciascun ragazzo. Era come se la Grande Industria Nazionale avesse assunto tutti gli operai disponibili e pagasse loro un Stipendio Buono per messaggiare, chattare, postare e taggare tutto il giorno fino all’inizio delle ferie, per poi, esaurito il tempo del meritato riposo, riprendere gioiosamente le medesime attività pseudolavorative al termine delle ferie!

I ragazzi residenti nel “Paese dei Balocchi”, in un brumoso mattino di non ricordo quale mese, si risvegliarono adornati da una coda birichina e da lunghe orecchie a parabola. Terrorizzati, fecero vibrare le corde vocali per esprimere la loro disperazione e… ragliarono.

Che bel concerto! Era stato appena fondato il “Paese del Bel Raglio”. Stefania e Matteo tentarono di fuggire ma vennero circondati da tantissimi alunni ed ex alunni gioiosamente raglianti che sventolavano il meritato diploma. Altro che faticare ogni giorno per leggere, scrivere e far di conto… Come dice anche un vecchio adagio: “Ragliando s’impara!”.

Antonio Deiara

]]>
Mancano bidelli, gli alunni vanno in bagno ad ore alterne. Succede in Sardegna http://www.orizzontescuola.it/mancano-bidelli-gli-alunni-vanno-in-bagno-ad-ore-alterne-succede-in-sardegna/ Mon, 26 Sep 2016 05:47:48 +0000 http://www.orizzontescuola.it/?p=139645 FLCGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS Confsal e GILDA Unams Ragusa segnalano problemi di carenza per il personale ATA nella provincia di Ragusa, tanto da dover indire una conferenza stampa sulla questione.

Mancano assistenti amministrativi, assistenti tecnici, collaboratori.

Le richieste dei dirigenti si aggirano intorno a 222 unità, mentre l’USR Sicilia ne ha assegnati 41.

Il problema non riguarda soltanto l’estrema provincia del Sud, ma molte scuole del territorio nazionale.

I dirigenti si devono spesso ingegnare per far fronte alle esigenze delle scuole. Così, ad esempio, presso la Direzione Didattica Selargius 2 a Cagliari, la dirigente è stata costretta ad organizzare turni di vigilanza tra i vari piani dell’istituto.

La circolare chiede, inoltre, ai docenti “di far uscire gli alunni dall’aula per accedere ai servizi igienici rispettando questi orari ed accertandosi della presenza del collaboratore scolastico al piano”.

]]>
Pensioni. Insegnare è un lavoro usurante in tutti gli ordini di scuola. FLP Scuola Foggia: basta dividere insegnanti in categorie http://www.orizzontescuola.it/pensioni-insegnare-e-un-lavoro-usurante-in-tutti-gli-ordini-di-scuola-flp-scuola-foggia-basta-dividere-insegnanti-in-categorie/ Mon, 26 Sep 2016 05:44:59 +0000 http://www.orizzontescuola.it/?p=139644 Il dettato costituzionale intende incidere sulle prestazioni economiche e sanitarie per tutelare, oltre che dai rischi lavorativi di infortuni, invalidità ecc., da eventi naturali quali la vecchiaia collegata alla tipologia del lavoro svolto

Si tratta di una previdenza sociale obbligatoria, che grava in parte sullo Stato ed in parte sui datori di lavoro che, nel caso del personale della scuola, si identificano nello stesso soggetto.
Posto in questi termini, appare evidente che la tutela della vecchiaia è uno dei concetti fondativi del sistema previdenziale. D’altra parte definire “vecchiaia anagrafica” ossia il limite di età pensionabile, molto spesso non corrisponde a “vecchiaia biologica” che è un limite soggettivo. A ciò deve aggiungersi che il calcolo della prestazione pensionistica si basa, oltre che sull’età anagrafica, anche sulla carriera lavorativa, e, in particolare, sugli anni e l’entità della contribuzione lavorativa, come oggi avviene anche nel sistema pubblico, con l’introduzione del calcolo della misura pensionistica, per le anzianità dal 1.1.2012, con il solo sistema contributivo.
Quanto detto, ci porta anche ad affermare che soggetti aventi pari età e pari contribuzione, dovrebbero avere, dal punto di vista previdenziale, un identico e sostanziale trattamento giuridico e normativo e, quindi, aver svolto identica “intensità lavorativa”.
Ed è è proprio in questo senso che il riconoscimento legislativo “dell’usura da lavoro” porta a creare differenziazioni all’interno di categorie aventi pari età anagrafiche e contributive.
Riconoscere l’usura da lavoro significa ammettere, diversamente da prima, che il lavoro non è uguale per tutti, e che la vecchiaia da tutelare non è definita solo dall’età anagrafica. Significa riconoscere che esistono lavori che creano nel tempo differenziali di aspettative di vita e differenze nella capacità di lavoro delle quali il sistema previdenziale deve farsi carico, garantendo a tutti il diritto a una condizione di riposo in stato di salute soddisfacente e una sicurezza economica equa a seconda delle diverse tipologie di lavoro.
Ad onor del vero, il nostro sistema previdenziale si è interessato della questione ed ha previsto l’istituzione dell’anticipo pensionistico per alcune categorie di lavoro tramite la cosiddetta legge sui lavori usuranti, entrata in vigore nel 2011 dopo un altalenante dibattito durato quasi 20 anni.

Il legislatore, in sostanza, ha introdotto nel sistema previdenziale, una differenza oggettiva fra “le tipologie di lavori”, che viene commisurata alla a riduzione dell’aspettativa di vita.
E’ dunque la riduzione dell’aspettativa di vita, rapportata alla tipologia di lavoro, che ha indotto il legislatore alla definizione dei lavori usuranti.
Ma qualcuno è in grado di stabilire il nesso di causalità esistente fra tipologia di lavoro, l’usura e la riduzione di aspettativa di vita?
Gli studi sulla materia portano a conclusioni divergenti, a risposte non univoche, e, più che altro, a risposte non certe e strutturate. ,
La legge definisce innanzitutto i lavoratori soggetti ad “usura particolare”, classificandoli come coloro che occupati in “lavori per il cui svolgimento è richiesto uno sforzo psicofisico particolarmente intenso e continuativo condizionato da fattori che non possono essere prevenuti con misure idonee” (D.Lgs. 374/1993). Nella definizione di un saggio di De Zorzi, il lavoro usurante comprende attività lavorative “con caratteristiche di particolare stress energetico o psichico, con modificazioni del bioritmo e turbe della ciclicità/alternanza della veglia e del sonno, con esposizione obbligata e non altrimenti bonificabile a variazioni climatico/ambientali, che esercitano i loro effetti negativi su una popolazione di lavoratori sani e malati con la stessa intensità” (De Zorzi, 1996). L’usura, per essere comprovata, deve partire da una precisa menomazione (nell’accezione generica di limitazione, svantaggio, peggioramento) che viene quindi riferita all’attività lavorativa svolta a distanza di tempo, oltre il normale deterioramento fisiologico.
Nel 1959 Pellegrini individuava nel lavoro usurante caratteristiche di invecchiamento precoce, causate da un lavoro che non permette un ripristino integrale delle energie impegnate in esso. Un lavoro usurante può anche causare danni e sofferenze che non raggiungono significatività necessaria per il riconoscimento di una malattia (o invalidità), tuttavia si caratterizzano per la compromissione dell’efficienza psicofisica. Fatta questa necessaria ed utile premessa, che deve essere da corollario per quanto si affermerà in seguito, e tornando all’attività di insegnamento, dobbiamo rifarci a quanto recentemente asserito circa la “sindrome di Bornout”.
Infatti, alcune categorie di lavoratori, a causa di particolari fattori stressogeni legati all’attività professionale, sono soggetti a rischio di tale sindrome. Tale condizione è caratterizzata da particolari stati d’animo come ansia, esaurimento fisico, panico, irritabilità, agitazione, senso di colpa, ridotta autostima. Autorevoli studi, poi, hanno accertato che tale affezione rappresenta un fenomeno di portata internazionale, che ricorre frequentemente negli insegnanti.
Un recente studio commissionato dall’ente previdenziale INPDAP, partendo dall’analisi degli accertamenti sanitari per l’inabilità al lavoro, ha operato un confronto tra quattro macrocategorie professionali di dipendenti dell’Amministrazione Pubblica: insegnanti, impiegati, personale sanitario, operatori.

Ciò che è emerso è che la categoria degli insegnanti è soggetta ad una frequenza di patologie psichiatriche superiore rispetto a quelle delle altre categorie in esame.

L’INPDAP ha analizzato circa 3000 casi gestiti dalla ASL di Milano ed è emerso che gli insegnanti sono maggiormente esposti a disturbi da sindrome di Burnout. Tra i fattori che determinano tali disturbi vi sono tutta una serie di condizioni stressogene a cui essi sono sottoposti: il rapporto con gli studenti e i genitori, le classi spesso troppo numerose, la situazione di precariato che si protrae per anni, la conflittualità tra

colleghi, la costante delega da parte delle famiglie, l’avvento dell’era informatica e delle nuove tecnologie, il continuo susseguirsi di riforme, la retribuzione insoddisfacente e, non ultima, la scarsa considerazione da parte dell’opinione pubblica. Lo studio evidenzia, inoltre, come le donne siano più facilmente esposte alla sindrome di Burnout, in quanto più esposte a situazioni di empatia nei rapporti con gli alunni e con i colleghi.

Proprio per venire incontro a tale esigenza,il legislatore bene ha pensato(sic!!),con la riforma Fornero,di protrarre il collocamento a riposo anche per il personale della scuola di altri 5 anni !!!!!!!!!!

Non vi è dubbio che quello dell’insegnante e’ un lavoro usurante sul piano psicologico.

Capita molto spesso di imbattersi in scuole con un alto numero di insegnanti ultrasessantenni che incontrano una serie difficoltà a reggere ritmi e stress collegati al loro lavoro. E’ naturale domandarsi, come si fa a chiedere a docenti 63enni di lavorare sino a 67 anni e oltre (quando già 65 anni era per la scuola una età anagraficamente alta) di aggiornarsi, imbattersi in nuovi strumenti tecnologici, come ad esempio il registro elettronico, o tecnologie da imparare praticamente da zero e senza alcuna formazione? Come si può parlare di scuola innovativa quando si trattiene altro tempo docenti con forti problemi legati al lavoro che svolgono? Si può chiedere loro di aggiornarsi,essere motivati, migliorare?

Di questo il Premier e la Ministra non si preoccupano !

Si può chiedere, senza voler far differenziazioni, a un docente della scuola dell’infanzia di aggiornarsi, innovare e restare a prestare servizio in sezioni con bambini di 3 anni? Si può chiedere ad un docente di scuola primaria di continuare a prestare servizio nelle prime classi sottoponendosi a stress da prestazioni didattiche che comportano grave nocumento per la salute ?
Il mestiere dell’insegnante, spesso maltrattato, sottovalutato, criticato e mal gestito dai vari ministri che si susseguono al governo, rappresenta, invece, non solo il principale canale per offrire cultura e per formare i nostri giovani, ma anche un mestiere ricco di responsabilità e di impegno che sottopone chi lo svolge a continui stress psicologici. E’ sicuramente inconfutabile che il lavoro dell’insegnante è l’unico nel quale il lavoratore si trova a strettissimo contatto l’utenza per oltre 4 ore al giorno, per 5 giorni a settimana. Gli studi che dimostrano il collegamento tra il lavoro docente e burnout sono numerosi. Spagna (Betoret 2009 e Moya 2010), Finlandia (Santavirta 2007), Norvegia (Slaalvik 2011).
In Italia, la correlazione tra stress da insegnamento e patologie è stata confermata dallo studio decennale ‘Getsemani’ Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti, da cui è emerso che la categoria degli insegnanti è quella che di più conduce verso patologie psichiatriche e inabilità al lavoro. Al nostro Premier vorremmo sottoporre l’analisi di questa riflessione, e fare una domanda, lui che è molto attento alla sorte dei docenti, alla buona scuola, alla innovazione, etc, etc (!!!!) :

Al nostro Premier vorremmo chiedere: ha conoscenza che la riforma delle pensioni approvata dal Governo Monti lega le aspettative di vita all’innalzamento dei ‘tetti’ pensionistici ? In questo caso, le è noto che le prospettive sono ancora più nere: basta dire che nel 2050 si potrà lasciare il lavoro nel pubblico solamente a 69,9 anni. E per le pensioni di anzianità non andrà meglio: se nel 2016 alle donne verranno chiesti 41 anni e dieci mesi di contributi versati, sempre nel 2050 gli anni diventeranno addirittura 45 (46 per gli uomini), di questo ne è a conoscenza ? Pure i requisiti per la pensione di vecchiaia saranno sempre più alti, fino a che alle donne si richiederanno gli stessi requisiti degli uomini: già nel 2018 per entrambi i sessi serviranno quasi 67 anni, anche di questo il suo fido presidente dell’INPS Boeri lo ha messo a conoscenza ?

Siccome siamo sicuri che non si sapranno dare risposte a tali interrogativi, riteniamo che la migliore risposta sia che per la scuola siano applicati i requisiti per richiedere l’anticipo per la pensione riconducibili ai lavori usuranti.

Il beneficio pensionistico per tali lavoratori è cos’ disciplinato: :

ad almeno sette anni negli ultimi dieci anni di attività lavorativa, compreso l’anno di maturazione dei requisiti, per le pensioni con decorrenza entro il 31 dicembre 2017;
ad almeno la metà della vita lavorativa per le pensioni con decorrenza dall’1 gennaio 2018 in poi.
Se ci sono questi requisiti, chi fa lavori usuranti può lasciare 3 anni prima degli altri. L’età pensionabile, però, è destinata a salire nel corso degli anni, in parallelo con quella richiesta a tutti gli altri lavoratori.
dal 2016 al 2018 serviranno 61 anni e 7 mesi; nel 2019 e 2020 61 anni e 11 mesi; nel 2021 62 anni e 2 mesi. (Sempre meno dei 67 anni della scuola)
queste categorie di lavoratori, con la novità della Legge di Stabilità 2015, fino al 31 dicembre 2017, potranno andare in pensione prima, senza preoccuparsi di eventuali decurtazioni e trattenute sul valore dei loro assegni pensionistici finali.

Chiedere, in sostanza, l’equiparazione a tale tipologia di lavoratori, non ci sembra uno scandalo e sarebbe veramente il viatico per fare “una buona scuola”, con un rinnovamento della classe docente, con forze fresche e disponibili alle innovazioni tecnologiche su cui investire per una scuola di qualità, dando spazio a tanti docenti di ruolo collocati al nord e a tanti precari rimasti ancora fuori dall’immissione in ruolo.

D’altra parte, non siamo forse il paese in cui 2/3 dei docenti sono over 50 anni ? In cui vengono immessi in ruolo docenti ad un anno dalla pensione o già in pensione? Se si vuole veramente investire sulla scuola, si cominci dal riconoscere il lavoro dei docenti come lavoro usurante. Il lavoro dei docenti, oggi e ancor più in futuro, richiede la pienezza delle forze psicofisiche legate anche all’età anagrafica, che non può prevedere il collocamento a riposo a 67 anni !!!!

MA ANCOR PIÙ: BASTA DIVIDERE I DOCENTI !! LA FUNZIONE E’ IDENTICA A PRESCINDERE IN QUALE ORDINE DI SCUOLA SI INSEGNA !!!

LA SEGRETERIA PROVINCIALE FLP Scuola Foggia

]]>
Permessi 104 per la Corte Costituzionale ne ha diritto anche il convivente della persona con handicap http://www.orizzontescuola.it/permessi-104-per-la-corte-costituzionale-ne-ha-diritto-anche-il-convivente-della-persona-con-handicap/ Mon, 26 Sep 2016 05:39:08 +0000 http://www.orizzontescuola.it/?p=139643 Il caso è stato sollevato dal Tribunale ordinario di Livorno. L’art. 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992, rubricato «Agevolazioni» prevede, nel testo modificato dal cosiddetto Collegato lavoro, che: «A condizione che la persona handicappata non sia ricoverata a tempo pieno, il lavoratore dipendente, pubblico o privato, che assiste persona con handicap in situazione di gravità, coniuge, parente o affine entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, ha diritto a fruire di tre giorni di permesso mensile retribuito coperto da contribuzione figurativa, anche in maniera continuativa. Il predetto diritto non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza alla stessa persona con handicap in situazione di gravità. Per l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, il diritto è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente».



“Ad avviso del Tribunale rimettente, la norma contrasterebbe con i citati parametri costituzionali «nella parte in cui non include il convivente more uxorio tra i soggetti beneficiari dei permessi di assistenza al portatore di handicap in situazione di gravità» Ad avviso del giudice rimettente, la norma censurata nell’escludere dal novero dei possibili beneficiari dei permessi retribuiti il convivente more uxorio, si porrebbe in contrasto con l’art. 2 Cost., in quanto non consentirebbe alla persona affetta da handicap grave di beneficiare della piena ed effettiva assistenza nell’ambito di una formazione sociale che la stessa ha contribuito a creare e che è sede di svolgimento della propria personalità; con l’art. 3 Cost., unitamente agli artt. 2 e 32 Cost., poiché darebbe luogo ad una irragionevole disparità di trattamento, in punto di assistenza da prestarsi attraverso i permessi retribuiti, tra il portatore di handicap inserito in una stabile famiglia di fatto e il soggetto in identiche condizioni facente parte di una famiglia fondata sul matrimonio. Tale diversità, infatti, non troverebbe ragione nella ratio della norma che è quella di garantire, attraverso la previsione delle agevolazioni, la tutela della salute psico-fisica della persona affetta da handicap grave ex art. 32 Cost., nonché la tutela della dignità umana e quindi dei diritti inviolabili dell’uomo di cui all’art. 2 Cost., beni primari non collegabili geneticamente ad un preesistente rapporto di matrimonio ovvero di parentela o affinità. L’istituto del permesso mensile retribuito è dunque in rapporto di stretta e diretta correlazione con le finalità perseguite dalla legge n. 104 del 1992, in particolare con quelle di tutela della salute psico-fisica della persona portatrice di handicap.

La salute psico-fisica del disabile quale diritto fondamentale dell’individuo tutelato dall’art. 32 Cost., rientra tra i diritti inviolabili che la Repubblica riconosce e garantisce all’uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità (art. 2 Cost.). L’assistenza del disabile e, in particolare, il soddisfacimento dell’esigenza di socializzazione, in tutte le sue modalità esplicative, costituiscono fondamentali fattori di sviluppo della personalità e idonei strumenti di tutela della salute del portatore di handicap, intesa nella sua accezione più ampia di salute psico-fisica (sentenze n. 158 del 2007 e n. 350 del 2003). Il diritto alla salute psico-fisica, ricomprensivo della assistenza e della socializzazione, va dunque garantito e tutelato, al soggetto con handicap in situazione di gravità, sia come singolo che in quanto facente parte di una formazione sociale per la quale, ai sensi dell’art. 2 Cost., deve intendersi «ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico» (sentenza n. 138 del 2010).

Quindi, alla luce delle premesse sopra svolte, se tale è la ratio legis della norma in esame, è irragionevole che nell’elencazione dei soggetti legittimati a fruire del permesso mensile retribuito ivi disciplinato, non sia incluso il convivente della persona con handicap in situazione di gravità.”

Il testo della sentenza

]]>
Presidente Invalsi: “si lavora a test computerizzato. Saranno introdotti inglese e nuove tipologie di domande”. Cosa cambierà? http://www.orizzontescuola.it/presidente-invalsi-si-lavora-a-test-computerizzato-saranno-introdotti-inglese-e-nuove-tipologie-di-domande-cosa-cambiera/ Mon, 26 Sep 2016 05:30:14 +0000 http://www.orizzontescuola.it/?p=139637 A prima vista sembrerebbe una ‘vittoria’ dei detrattori dei quiz, che ne hanno sempre contestato la ridondanza con i tradizionali compiti di italiano e matematica e l’interferenza con le loro valutazioni, ma nei giorni scorsi la Presidente dell’Istituto, Anna Maria Ajello, ha tenuto a sottolineare che una simile modifica non lede, bensì rafforza il ruolo dell’istituto, riaffermandone la funzione certificativa e non valutativa (che spetta ancora alle scuole, ma per quanto, viene da chiedersi?). Le abbiamo rivolto qualche domanda proprio a partire da quest’ultimo punto.

Professoressa Ajello, per quanto tempo le due operazioni (scuola dà i voti, Invalsi certifica) potranno ancora coesistere? Perché un sistema di istruzione dovrebbe continuare a finanziarle entrambe? È plausibile, o addirittura auspicabile, una semplificazione?

“La richiesta di separare la valutazione delle prove nel livello 8 (terza media) dal resto delle prove di esame è stata a lungo ripetuta dai docenti. Non era, quindi, “estromissione” perché si ritenevano diverse le funzioni dei due tipi di prove. Le prove INVALSI, negli esami di stato, assumono una funzione certificatrice perché attestano l’acquisizione di competenze relative a due ambiti – italiano e matematica – che sono riconosciute fondamentali. Come altro si può considerare la comprensione di un testo, così come avviene nella prova di terza media, per usare una terminologia più consueta? In altre parole, questi due tipi di competenze rappresentano per gli studenti l’acquisizione di veri e propri diritti di cittadinanza che i docenti devono riuscire a garantire ai loro studenti. Non si tratta, quindi, di una valutazione generale ed estensiva ma, limitatamente a quelle due competenze, l’INVALSI “certifica” nel senso che negli esami di stato ne riconosce l’acquisizione.

Il fatto che i risultati delle prove non entrino nella valutazione finale complessiva degli alunni ma siano riportati in un’altra parte del documento finale, risponde ad una esplicita richiesta dei docenti i quali percepivano come una indebita intromissione nella propria valutazione l’obbligo di tener conto, come è stato sinora, dei risultati delle prove.

Vorrei sottolineare, inoltre, che certificare vuol dire assumere la responsabilità, rispetto agli stakeholder e alla società civile, che una competenza è stabilmente posseduta. E’ quello che succede quando si mandano i propri figli ad effettuare le certificazioni linguistiche, come accade, ad esempio, per l’inglese. Date le diverse funzioni, ritengo che l’INVALSI negli esami di stato costituisca l’organismo terzo che può svolgere quella appena descritta”

Per adesso siamo ancora, tuttavia, in una fase in cui la certificazione delle competenze rappresenta un mero adempimento burocratico per i docenti e un semplice pezzo di carta in più per i genitori, molto più interessati ai voti dei docenti. Crede che le cose cambieranno alla svelta? Catalizzate da quali fattori?

“Non sono in grado di dire se le cose cambieranno e in che modo, perché come si sa, le scelte politiche che sono a monte non rientrano nella disponibilità dell’INVALSI, ma certamente un chiarimento e un approfondimento di questi temi, per evitare che la certificazione si attesti sul mero adempimento, li riterrei opportuni. In altre parole, la nozione di certificazione è ben più recente nella nostra tradizione scolastica e spesso viene confusa dagli stessi docenti con la valutazione; in tal senso, i genitori a maggior ragione sono più avvezzi a ragionare in termini di voti e probabilmente sono pochi quelli che colgono l’utilità delle certificazioni realizzate a scuola. Se ci inoltriamo, tuttavia, sul terreno della certificazione, potremo riconoscere allora la funzione dei diversi docenti nel garantire un’acquisizione stabile di una competenza (ad esempio, quella della comprensione di un testo ovviamente adeguato al livello scolare) che non sarà compito dell’insegnante di una sola disciplina, ma richiederà il concorso delle azioni dei diversi docenti di una classe. Saranno, pertanto, certificate solo alcune competenze, quelle che realmente sono fondative rispetto alle acquisizioni ulteriori e pertanto curate da diversi insegnanti. E’ evidente, a questo punto, che la certificazione così intesa, non sarà una mera operazione burocratica, ma il risultato di operazioni condivise da gruppi docenti impegnati professionalmente”.

Le prove di italiano e di matematica in terza media sono ormai ben collaudate da anni, quelle che saranno proposta per la maturità quali abilità e competenze andranno a sondare?

“L’INVALSI sta conducendo da anni sperimentazioni di diversi tipi di prove, collegate alle Linee guida che sondano anche aspetti di tipo metacognitivo; si tratta di proporre prove che richiedono abilità di discriminazione delle informazioni, per il loro grado di certezza, verosimiglianza, plausibilità, in modo che nel risolvere i diversi item, sia possibile mostrare anche una capacità critica. Ovviamente le prove in sperimentazione prendono in carico la diversa articolazione degli indirizzi della scuola secondaria di secondo grado. In ultima analisi, la scelta del tipo di prove da implementare rientra nelle disponibilità del Ministero, ma ritengo che prima del varo di questa innovazione sarà avviato un dibattito pubblico che dia ragione delle scelte che saranno effettuate.

L’istituto sta lavorando a una piattaforma per la correzione computerizzata delle prove?

“L’istituto è da tempo impegnato nella predisposizione di piattaforme che sono state sperimentate e utilizzate in ricerche con ampi campioni e con tipologie di prove diverse: l’implementazione di una simile piattaforma non desta una particolare preoccupazione. La realizzazione delle prove al computer (CBT: computer based test) consentirà alle scuole di poter realizzare la somministrazione in un arco di tempo prestabilito in modo da consentire un uso articolato delle dotazioni informatiche dei diversi istituti; lo stress della piattaforma e delle scuole, pertanto, sarà distribuito nel tempo e nelle modalità”.

Per quanto riguarda l’inglese, quali novità pensate di introdurre dalla primaria alle superiori? Pensa che la vostra ricognizione andrà di pari passo con un investimento strutturale nell’insegnamento e nel potenziamento di questa disciplina?

“Ci è stato richiesto di approntare le prove almeno per il livello 8 e il livello 13 (terza media e maturità) e nell’anno scolastico 2017-18 dovremmo essere in grado, come INVALSI, di avviare questa innovazione. Le soluzioni proposte hanno analizzato le diverse realizzazioni di queste prove in diversi Paesi europei esaminando vantaggi e svantaggi di ciascuna di loro e rappresentandoli in sede ministeriale.

Per quanto riguarda il potenziamento dell’insegnamento di questa disciplina, ci risulta che il Ministero si stia orientando proprio in questa direzione, accompagnando l’innovazione da misure specifiche rivolte ai docenti. Non sono in grado di aggiungere altro a questo proposito, e suggerirei perciò di rivolgere ai responsabili MIUR questo tipo di domande”.

La valutazione standardizzata degli apprendimenti potrà un giorno riguardare anche l’insegnamento terziario?

“L’università – se è a questo livello che si sta pensando – ha una totale autonomia su questo punto. Tuttavia, già da qualche anno sono in corso attività da parte di alcune università relative a prove standardizzate per l’accertamento delle competenze degli studenti, realizzate in modo da produrre dati attendibili. E’ un problema che riguarda tutte le università, alcune delle quali si sono incamminate da tempo sulla strada di verificare le conoscenze in ingresso e la percezione degli studenti rispetto alle caratteristiche delle lezioni a cui prendono parte. La didattica universitaria, in altre parole, ha cominciato ad essere oggetto di attenzione e di verifica da parte degli organismi dei diversi Atenei. Anche l’ANVUR sta lavorando a questo scopo. Insomma, la mia personale impressione è che sia accresciuta la sensibilità rispetto a questi temi anche in sede universitaria e quindi potrebbero esserci novità anche per questo livello di studi”.

]]>