Il dottorato dà preparazione specialistica, ma non serve per trovare lavoro

di Giulia Boffa
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Sul Corriere c’è un articolo a firma Salvatore Silvano Nigro: l’autore afferma che “costruire una Università efficiente significa garantire l’adeguatezza di un insegnamento finalizzato alla preparazione e all’accesso al lavoro”.

L’autore si sofferma sui dottorati che danno una preparazione specialistica, ma non servono per trovare lavoro. I giovani che hanno preso il dottorato sono poi costretti a spendere questa loro specializzazione nelle Università straniere.

Inoltre nelle facoltà umanistiche la frequenza del dottorato è incompatibile con la frequenza dei corsi di abilitazione all’insegnamento. In pratica, spiega Nigro, chi si è addottorato, se vuole insegnare nelle scuole medie, deve tornare indietro, cominciare un percorso nuovo, e allontanarsi così dal lavoro.

Il dottorato peraltro non assicura l’accesso ai posti di ricercatore, che sono per lo più precari, e sono (arbitrariamente) usati per sopperire alla mancanza di docenti, sobbarcandosi un fortissimo carico di disbrigo burocratico.

Secondo Nigro, gli interventi di riforma non si sono mai occupati a sufficienza del problema della dignità del lavoro, della qualificazione e della certezza degli sbocchi professionali. I vari tagli ai finanziamenti, scrive, hanno reso sempre più inefficienti le biblioteche, gli archivi, i laboratori.

Nigro critica poi gli orari delle lezioni accademiche che portano via sempre più tempo allo studio, che una volta si era soliti trascorrere in biblioteca. Altra nota dolente è quella che si legge poco nelle università con i professori, che una volta erano chiamati lettori proprio perché si approfondiva con loro lo studio degli autori classici.

Se In Italia, conclude Nigro, si è preso a modello il sistema universitario americano, ci si è dimenticati “di osservare che il sistema preso a modello non dà riconoscimento legale al titolo di studio”.

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