Concorso a cattedra, studiamo insieme le “Avvertenze generali”. Terza esercitazione, gratis

di
ipsef

Terza giornata, in sinergia con i formatori della Edises, dell'iniziativa “Studiamo insieme le Avvertenze Generali".

Terza giornata, in sinergia con i formatori della Edises, dell'iniziativa “Studiamo insieme le Avvertenze Generali".

Ogni martedì e giovedì saranno pubblicati test di 10 domande a risposta chiusa, sviluppati a partire dalle sintesi del Manuale Edises sulle  Avvertenze Generali.

La seconda sintesi e l’esercitazione di riferimento, è sulle teorie dell’apprendimento e la psicologia dell’educazione.

LA SINTESI

Psicologia dello sviluppo

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1. Jean Piaget

Piaget (Neuchâtel, 1896 – Ginevra, 1980) è considerato uno dei maggiori psicopedagogisti del XX secolo ed è tuttora un riferimento essenziale per chi studia lo sviluppo cognitivo del bambino.

Punto di partenza della teoria di Piaget è il concetto di conoscenza come continua interazione tra ambiente e organismo. Perché vi sia conoscenza, il soggetto però deve agire sull’ambiente in maniera attiva. Piaget individua due tipi di azione: reale (fisica) e interiorizzata (mentale). Osservando il comportamento del bambino durante le fasi della sua evoluzione, Piaget asserisce che esistono degli invarianti funzionali che governano tutte le azioni degli individui e che non mutano le loro caratteristiche di funzionamento durante lo sviluppo della persona. Tali invarianti sono il principio di organizzazione, per il quale il pensiero si organizza in strutture e schemi coerenti, e il principio di adattamento, per il quale lo scambio continuo tra soggetto e ambiente esterno causa una variazione delle strutture del pensiero. L’adattamento avviene tramite due processi:
– l’assimilazione, che si ha quando le nuove conoscenze o esperienze vengono assimilate, inglobate nelle strutture stesse;
– l’accomodamento, che si ha quando le nuove conoscenze non possono essere inquadrate in modo coerente nelle strutture esistenti.
Pertanto, se l’organizzazione tende a determinare la creazione delle strutture, l’adattamento, invece, comporta una modifica delle strutture stesse. Piaget individua quattro stadi dello sviluppo, ciascuno dei quali può dividersi in più sotto-stadi (o fasi):
–  lo stadio senso-motorio (caratterizzato da azioni), che va da 0 a 2 anni e si divide in 6 sotto-stadi;
–  lo stadio preoperatorio (caratterizzato da compiti e operazioni che il bambino non riesce ancora a svolgere), che va dai 2 ai 7 anni e si divide in 2 sotto-stadi;
– lo stadio delle operazioni concrete (è lo stadio in cui le criticità dello stadio preoperatorio vengono superate), che va dai 7 ai 12 anni;
– lo stadio delle operazioni formali (È il periodo in cui l’adolescente continua a svolgere operazioni di classificazione, additiva e moltiplicativa, e di seriazione, additiva e moltiplicativa, ma è in grado di farlo anche su idee e conoscenze astratte) che va dai 12 ai 16 anni.

Ovviamente gli stadi sono qualitativamente diversi, perché le strutture e i ragionamenti alla loro base sono diversi da un punto di vista qualitativo.

2. Lev Semënovic Vygotskij
Massimo esponente della scuola storico-culturale secondo la quale lo sviluppo delle facoltà psichiche non è solo influenzato da fattori biologici, ma anche da fattori storici, sociali e culturali, Vygotskij affronta la problematica del linguaggio come strumento di sviluppo cognitivo. Vygotskij dà al linguaggio egocentrico del bambino un valore cognitivo rilevante: esso, infatti, è essenzialmente un ragionare ad alta voce. Sappiamo che, tipicamente, gli adulti svolgono dei ragionamenti mediante il loro linguaggio interiore, ossia mentalmente ragionano su dei problemi o su delle azioni che stanno svolgendo, senza parlare ad alta voce. Il linguaggio egocentrico del bambino è la manifestazione di tale linguaggio interiore che però si palesa con un linguaggio esteriore, ossia un vero e proprio linguaggio parlato, che gli altri possono ascoltare. Il linguaggio aggiunge alle capacità del bambino i seguenti fattori:
– la moltiplicazione di stimoli;
– la funzione auto-regolativa.
Nella risoluzione di un problema o nello svolgimento di un compito, l’essere umano, a differenza dell’animale, può disporre di due tipi di funzioni psichiche:
– le funzioni psichiche inferiori, che sono tipiche anche degli animali e si caratterizzano per la fusione del funzionamento percettivo/mnemonico con quello motorio;
– le funzioni psichiche superiori, che entrano in gioco quando si usano sistemi simbolici o anche il linguaggio.

3. Jerome Bruner
Per Bruner lo sviluppo cognitivo può essere delineato mediante il concetto di rappresentazione, con cui egli intende una modalità di elaborazione delle informazioni che provengono al soggetto dall’ambiente circostante, un sistema di codifica. Esistono tre modalità di rappresentazione: esecutiva, iconica e simbolica. Ciascuna di esse si manifesta in un dato periodo dell’evoluzione del bambino/adolescente, tuttavia, permane e si evolve, senza essere completamente sostituita dalle altre. Le rappresentazioni esecutive sono le prime ad emergere e a svilupparsi nel primo anno di vita.

4. Sigmund Freud
Freud distingue tre elementi essenziali della personalità dell’individuo chiamati conscio, inconscio e preconscio. La parte conscia della psiche rappresenta tutto ciò di cui l’individuo è consapevole. Ad essa si riconducono le percezioni, i sentimenti, i processi intellettivi e le volontà che avvertiamo e di cui siamo consapevoli e coscienti. Tutto ciò che appartiene alla parte inconscia e che trasmigra facilmente da una condizione di inconsapevolezza ad una di coscienza (e viceversa), rientra nel preconscio, che rappresenta una porta di comunicazione, un confine tra la parte conscia e la parte inconscia della mente. Tuttavia, esistono altri processi mentali o contenuti della nostra mente che è molto difficile far affiorare alla coscienza e che costituiscono l’inconscio in senso stretto. In prevalenza, esso comprende esperienze avute durante l’infanzia, che spesso sono sgradevoli e contornate da sensi di colpa. Talvolta, tali esperienze sono molto angosciose e risultano intollerabili per il soggetto che le annulla mediante un meccanismo che Freud chiama rimozione.
Per definire al meglio la relazione che lega i processi mentali consci e inconsci ed i meccanismi che permettono passaggi di contenuti da un ambito all’altro della psiche, Freud individua tre elementi che svolgono funzioni diverse nella psiche umana: 
– l’Es, che è la parte più inaccessibile della personalità e raccoglie i nostri istinti e le nostre pulsioni; 
– l’Io che ha il compito di osservare il mondo esterno e preservare un’immagine fedele di esso nella memoria, mediante le percezioni; 
– il Super-Io che è costituito dall’interiorizzazione nella psiche del bambino di norme, divieti, precetti e leggi che gli vengono imposti dai genitori, dagli insegnanti e, più in generale, dai membri della società cui appartiene.
Partendo dai suoi studi sulla psiche Freud ha elaborato una teoria dello sviluppo del bambino di tipo stadiale.

L’evoluzione del bambino passa attraverso alcuni stadi (o fasi) nei quali la psiche presenta caratteristiche qualitative molto diverse. Per altri versi, questi stadi possono essere definiti anche stadi psicosessuali.

Gli stadi psicosessuali sono denominati in base a quelle zone del corpo che contraddistinguono il piacere in quel determinato stadio. Per tale motivo, in sequenza, durante il percorso evolutivo, il bambino incontrerà lo stadio orale, lo stadio anale, lo stadio uretrale, lo stadio fallico, lo stadio di latenza e lo stadio genitale.

5. Erik H. Erikson
Partendo dalle fasi di sviluppo psico-sessuale di Freud, Erikson elabora un modello costituito da diversi stadi di sviluppo psicosociale che caratterizzano l’esistenza di ogni individuo, dalla nascita alla vecchiaia. Ciascuna fase è caratterizzata dai seguenti aspetti fondanti:
– in ogni stadio il soggetto in fase di sviluppo si confronta con due forze opposte, che formano una coppia antinomica, contraddistinta da una qualità positiva e una negativa, che individua il conflitto da superare in quel determinato periodo della vita;
– ciascuno stadio è caratterizzato da una virtù di base;
– ogni stadio ha due patologie di base che si determinano se la crisi di identità dello stadio non si risolve in modo positivo.

Di seguito tappe evolutive secondo Erikson

(le età che contraddistinguono i periodi hanno subito variazioni nelle varie formulazioni della teoria evolutiva)

6. John Bowlby e Mary Ainsworth
Soffermandosi sugli aspetti positivi che caratterizzano il legame del bambino con la madre, Bowlby sottolinea che esso si esprime attraverso una serie di risposte istintuali primarie, ovvero innate o ereditate (distinguendosi dalle risposte secondarie che sono acquisite tramite un processo di apprendimento), e indipendenti l’una dall’altra, nel senso che la frequenza, l’intensità, lo sviluppo di una risposta non influenza la frequenza, l’intensità o lo sviluppo delle altre. Tali risposte sono essenzialmente dei comportamenti che il bambino adotta per fare in modo che la madre sia in contatto con lui o resti nelle sue vicinanze. Bowlby ne individua cinque principali: succhiare, aggrapparsi, seguire, piangere e sorridere.

Successivamente, Bowlby giunge a delineare quattro fasi dell’attaccamento che corrisponde ad una teoria del legame con una persona specifica:
– orientamento e segnalazione senza discriminazione;
– orientamento e segnalazione con discriminazione;
– mantenimento della prossimità, mediante segnalazione ed esecuzione;
– formazione di una relazione reciproca.

Ainsworth ha continuato ad approfondire gli studi di Bowlby sul legame madre-figlio concentrandosi in prevalenza sulla procedura della Strange Situation, che si svolge in un contesto non familiare al bambino (strange = insolito) e prevede la presenza di una persona adulta estranea e una serie di separazioni e ricongiungimenti con la madre. Sulla base del comportamenti manifestati dai bambini nell’ambito dell’esperimento la psicologa ha individuato tre tipologie di
attaccamento:
– sicuro;
– insicuro-evitante;
– insicuro- ambivalente.

7. Lawrence Kohlberg
Kohlberg ha formulato una teoria dello sviluppo morale dell’individuo attraverso stadi successivi. Per Kohlberg lo sviluppo morale di una persona non può essere rappresentato semplicemente da un incremento della conoscenza dei valori di una determinata cultura, poiché ciò porta ad un’etica che ha valore relativo a quella sola cultura. Lo sviluppo morale di una persona è rappresentato dalle trasformazioni che avvengono nella forma di pensiero della persona stessa: un individuo si evolve moralmente quando la sua struttura di pensiero cambia. Pertanto, lo studio di come una persona interagisce con l’ambiente sociale circostante e di come risolve problemi di carattere sociale deve essere fatto alla luce dello sviluppo di strutture di giudizio morale che sono universali e che si sviluppano allo stesso modo nell’ambito di tutte le culture.
Kohlberg individua tre livelli di sviluppo morale:
– livello Pre-convenzionale (da circa 4 anni a circa 10 anni);
– livello Convenzionale (adolescenti e adulti);
– livello Post-convenzionale (o livello autonomo o livello di principio).

8. Robert L. Selman
Selman ha cercato di descrivere l’abilità dei bambini di porsi nella prospettiva degli altri per capirne i punti di vista differenti. I suoi studi hanno avuto applicazione soprattutto in ambito educativo, con l’intento di definire un curriculum scolastico che, facendo leva sulle competenze sociali degli studenti, potesse includere anche specifiche attività di apprendimento tra pari.

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Verifica, nella giornata di domani, la graduatoria per confrontare il tuo risultato con quello degli altri candidati. Questo è il link per accedere alla graduatoria http://www.edises.it/attivita/simulazioni-collettive-avvertenze-generali/graduatoria.php?id=3

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