Domenica, 21 Dicembre 2014

mnemosine
SERVIZI
SPECIALI ESPANDI
Condividi contenuti
Domande e risposte sul mondo della scuola. Un blog di Orizzontescuola.it
Aggiornato: 24 min 11 sec fa

Chi ha ottenuto il passaggio di ruolo può richiedere il trasferimento in altra sede

14 dicembre, 2014 - 18:17

Rosalia – In base all’ipotesi di Mobilità per l’A.S. 2015/16, è consentito chiedere trasferimento provinciale dopo un biennio a far data dalla decorrenza giuridica della nomina in ruolo ed è altresì consentito chiedere trasferimento interprovinciale dopo un triennio a far data dalla decorrenza giuridica della nomina in ruolo. Nel mio caso, essendo stata immessa in ruolo l’01-09-2011 e avendo ottenuto per il corrente A.S. il passaggio di ruolo contestualmente al trasferimento interprovinciale, sono ugualmente vincolata, nel caso di un nuovo movimento e devo considerare come nuova decorrenza l’A.S. 2014/15, in cui ho ottenuto passaggio e trasferimento interprovinciale o posso chiedere un nuovo trasferimento (provinciale o interprovinciale) a partire dalla data dell’immissione in ruolo (01-09-2011)?Ringrazio anticipatamente per la consulenza sindacale. Cordiali Saluti.

Paolo Pizzo  – Gentilissima Rosalia,

come spiegato in questo articolo ciò che conta ai fini del biennio (triennio se trasferimento interprovinciale) è la decorrenza giuridica dell’immissione in ruolo.

Ciò vuol dire che il fatto che tu abbia ottenuto il passaggio di ruolo non ti vincola in alcun modo e quindi potrai richiedere trasferimento per altra sede.

Ricordiamo, infatti, che chi ottiene il passaggio di ruolo è vincolato per un anno solo nella richiesta di un eventuale altro passaggio di ruolo, questo perché bisogna superare l’anno di prova che è di 180 gg. ma che termina con l’anno scolastico di riferimento.

Pertanto, nel tuo caso, avendo ottenuto il passaggio di ruolo nel 2014/15 potrai richiedere trasferimento nello stesso ruolo ma non nuovamente il passaggio di ruolo. Quest’ultimo, infatti, lo potrai richiedere solo a partire dall’anno prossimo per l’a.s. 2016/17 o successivi.

Per fruire dei permessi 104/92 non bisogna convivere con il parente disabile

14 dicembre, 2014 - 10:29

Docente – sono una docente a tempo determinato ed ho un fratello minore in situazione di handicap riconosciuto, l’anno scorso mi sono sposata e non faccio più parte del nucleo familiare di mio fratello posso comunque usufruire dei 3 giorni di 104 come referente unico? Prima di sposarmi ero io la referente unica di mio fratello. Sicura di una Vs. celere risposta Vi ringrazio per il costante supporto che date a tutti noi.

Paolo Pizzo – Gentile docente,

i permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 possono essere fruiti solo in costanza di un rapporto di lavoro, indipendentemente se a fruirne è il dipendente assunto a tempo indeterminato e/o determinato e/o part-time (verticale/orizzontale).

Hanno diritto ai permessi in parola la madre lavoratrice, o – in alternativa – il padre lavoratore entro e dopo i primi 3 anni di vita del bambino; i parenti o gli affini, entro il secondo grado, ovvero entro il terzo grado qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i sessantacinque anni di età oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti, che assistono la persona disabile.

Nella legge 104/92, novellata dalla legge n. 183/2010 e dal D.Lvo 119/2011, sono stati eliminati i requisiti e i concetti di convivenza, della continuità e dell’esclusività.

Inoltre non è indicato che per fruire dei 3 gg. al mese l’interessato debba produrre a corredo della richiesta le autocertificazioni degli altri familiari nelle quali deve essere indicata l’impossibilità di assistere il disabile, e che queste eventuali loro motivazioni possano essere valutate dall’Amministrazione.

La novità, infatti, è l’introduzione del concetto di “referente unico” che si identifica con colui che beneficia dei permessi mensili per tutti i mesi di assistenza alla persona con handicap grave con esclusione, quindi, di altri eventuali soggetti (Ministero del lavoro, interpello del 17 giugno 2011, n. 24).

In base alla legge, quindi, viene individuato un unico referente per ciascun disabile, trattandosi del soggetto che assume “il ruolo e la connessa responsabilità di porsi quale punto di riferimento della gestione generale dell’intervento, assicurandone il coordinamento e curando la costante verifica della rispondenza ai bisogni dell’assistito”(Consiglio di Stato – parere n. 5078 del 2008).

Pertanto, in quanto tu individuata referente unico potrai continuare a fruire dei permessi anche se non convivi più con tuo fratello ovvero non sei più nel suo nucleo familiare.

Non ti sarà invece possibile fruire del congedo biennale per il quale, invece, il requisito della convivenza è prerogativa fondamentale per il beneficio in questione.

Infortunio e conteggio della malattia

14 dicembre, 2014 - 10:21

Manuela – Vorrei sapere come funziona l’infortunio per i docenti a tempo determinato:  stavo andando ai consigli di classe, quando ho fatto un incidente d’auto; alla mattina ero regolarmente andata a scuola per 4 ore. Mi hanno dato 10 giorni di infortunio, compreso quello del giorno stesso. Il giorno dell’infortunio sarà contato come malattia? Io sono pur andata a lavorare… Mi pare di capire che non avrò le trattenute “Brunetta”, non so però se per tutto il periodo. Infine: quei 10 giorni fanno comunque parte dei 30 giorni a retribuzione intera, dopo di chè si ha il 50%? Se mi è stato conteggiato come giorno di malattia, allora mi conviene recuperare quelle quattro ore lavorate… Ringrazio anticipatamente per le informazioni.

Paolo Pizzo – Gentilissima Manuela,

L’art. 20 del CCNL/2007 dispone che

In caso di assenza dovuta ad infortunio sul lavoro, non si computa ai fini del limite massimo del diritto alla conservazione del posto il periodo di malattia necessario affinchè il dipendente giunga a completa guarigione clinica. In tale periodo al dipendente spetta l’intera retribuzione di cui all’art. 17, comma 8, let. a) e che le disposizioni di cui al presente articolo sono dirette alla generalità del personale della scuola e pertanto si applicano anche ai dipendenti con contratto a tempo determinato, nei limiti di durata della nomina, e anche a valere su eventuale ulteriore nomina conferita in costanza delle patologie di cui sopra.

Il DECRETO 18 dicembre 2009, n° 206 precisa inoltre che  sono esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i dipendenti per i quali l’assenza è etiologicamente riconducibile ad una delle seguenti circostanze:

  1. a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  2. b) infortuni sul lavoro;
  3. c) malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio;
  4. d) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.

Mentre la decurtazione Brunetta non si applica ai periodi di infortunio sul lavoro.

Richiamata la normativa in questione, si precisa che tutti i giorni che ti sono stati riconosciuti come infortunio non possono essere ricompresi nella malattia, sia ai fini del periodo di comporto, sia  ai fini della decurtazione Brunetta.

A parere di chi scrive, però, dal momento che il giorno in cui è accaduto l’infortunio avevi già completato tutta  la prestazione lavorativa richiesta per quel giorno, il conteggio dell’ assenza deve partire dal giorno dopo.

Mentre la non partecipazione ai consigli di classe sarà giustificata dal certificato di infortunio che parte appunto dal giorno dello stesso.

In ogni caso, ciò non conta molto in quanto comunque l’infortunio è un periodo neutro per il conteggio dei giorni di malattia e per la trattenuta di cui si è detto.

Aspettativa per anno sabbatico per il dirigente scolastico

14 dicembre, 2014 - 10:05

Dirigente – In merito all’oggetto vorrei sapere se è possibile, una volta chiesto un periodo inferiore all’anno, allungare il periodo richiesto, fermo restando il limite massimo dell’anno, o anche eventualmente accorciarlo. Inoltre, si maturano giorni di ferie e se sì come?  Grazie, cordiali saluti.

Paolo Pizzo – Gentile Dirigente,

L’aspettativa per anno sabbatico definita anche “Anno di riflessione importante per la formazione” è disciplinata dall’art. 26 comma 14 della legge 448/1998 (finanziaria ‘99) che recita:

I docenti e i dirigenti scolastici che hanno superato il periodo di prova possono usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita della durata massima di un anno scolastico ogni dieci anni. Per i detti periodi i docenti e i dirigenti possono provvedere a loro spese alla copertura degli oneri previdenziali”.

La Circolare Ministeriale n. 96 del 28 marzo 2000 dispone che la richiesta di fruizione del periodo di assenza in parola, avanzata dall’interessato, è sottratta all’apprezzamento discrezionale dell’Amministrazione;

che tale aspettativa non può essere oggetto di frazionamento, così che l’avvenuta fruizione di un periodo di durata inferiore a dodici mesi, a norma del richiamato art. 26, esaurisce il diritto dell’interessato a chiedere ulteriori periodi di aspettativa nell’arco del decennio in considerazione.”

Pertanto, l’aspettativa non retribuita spetta fino a un massimo di 1 anno ogni 10 (compreso il primo decennio). Non può essere oggetto di frazionamento, sicché la fruizione di un periodo inferiore ad un anno esaurisce il diritto dell’interessato a chiedere ulteriori periodi di aspettativa nell’arco del decennio in considerazione.

Rispetto al primo quesito, quindi, non è possibile allungare il periodo di aspettativa.

La Nota del Ministero del Tesoro del 26 aprile 2000 afferma che l’aspettativa per “anno sabbatico” è: “una tipologia aggiuntiva di quella per motivi di famiglia e di studio già prevista dall’ art. 24 del C.C.N.L. 4/8/1995 (ora art. 18) e pertanto vada anch’essa ricondotta, come quest’ultima, nell’ambito della disciplina di carattere generale stabilita dagli artt. 69 e 70 del D.P.R. 10/1/1957, n. 3, per l’aspettativa per motivi di famiglia, salvo le innovazioni introdotte dal legislatore.

Ciò posto, esprime l’avviso che il periodo di aspettativa in oggetto, come disposto dal citato art. 69, non va computato ai fini di carriera né del trattamento di quiescenza e previdenza, salvo che a tali ultimi fini il personale interessato non provveda, come consentito dal secondo periodo della norma in oggetto, al pagamento dei relativi oneri previdenziali, con le modalità stabilite dall’ art. 5 del D.L.vo 16/9/1996, n. 564”.

Pertanto, rispetto al secondo quesito, il periodo non retribuito trascorso in aspettativa non è utile ai fini dell’anzianità di servizio e della progressione di carriera  e in quanto tale non può essere utile alla maturazione delle ferie.

Pensione nel 2017: quando il requisito prescritto dalla normativa per il pensionamento anticipato per le donne è 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva

14 dicembre, 2014 - 09:45

Assistente Amministrativa – Gentile consulente, sono un’ assistente amministrativa a T.I. nata il 26/01/1955 in servizio dall’22/12/1976 ma con regolarizzazione contrib. Dal 01/10/1976  ha riscattato mesi 5 per maternità ha prestato servizio nell’anno 1974 per mesi 6 in qualita’ di docente presso il doposcuola nella scuola elementare statale. Sono molto stressata e depressa , pertanto Le chiedo in che modo e se posso andare in pensione dall’01/09/1015 con penalizzazione, naturalmente. Ringraziandola, porgo i miei saluti.

FP – Gentile Assistente Amministrativa,

la sua prima possibilità di pensionamento secondo la L. 214/2011 è data dal  raggiungimento dei requisiti previsti per la pensione anticipata ovvero legata  al servizio.

Considerata la sua anzianità contributiva può andare in pensione nel 2017,  quando il requisito prescritto dalla normativa per il pensionamento anticipato  per le donne è 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva.

Le segnalo, tra l’altro, un’altra possbilità di pensionamento riservata alle  solo donne: la cosiddetta opzione 57 + 35, ovvero 57 anni e 3 mesi di età e 35  anni di anzianità contributiva.

L e lavoratrici che accedono al pensionamento in virtù di quanto disposto dall’articolo 1, comma 9 della legge n. 243/2004, ossia che conseguono il diritto  all’accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un’ anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e di un’età pari o superiore  a 57 anni (requisito anagrafico è stato oggetto di adeguamento, agli incrementi  della speranza di vita – 3 mesi) optando per la liquidazione del trattamento  medesimo secondo le regole di calcolo del sistema contributivo.

Pertanto, considerata la sua anzianità contributiva e la sua età anagrafica,  può andare in pensione, con decorrenza 1/9/2015, secondo le regole della L.  243/2004 ovvero “opzione donna”, in quanto possiede entrambi i requisiti al  31/12/2014.

Le preciso che la misura della sua pensione, in quest’ultimo caso, sarà  determinata esclusivamente con le regole del sistema contributivo  oggettivamente più penalizzante.

Pensione senza decurtazione?

14 dicembre, 2014 - 09:44

Francesco – sono un insegnante di scuola media, nato nel 1952, maturo al dicembre 2015 n. 42 anni, 6 mesi e 22 giorni di contributi. Ho diritto al pensionamento senza decurtazioni? Ringrazio anticipatamente.

FP – Gentile Docente,

in merito alla sua richiesta le segnalo quanto segue: la misura della pensione, secondo quanto previsto dall’attuale normativa  pensionistica, solo sulla parte di servizio reso entro il 31/12/2011  viene  applicata una riduzione percentuale pari ad 1 punto percentuale per ogni anno  di anticipo nell’accesso al pensionamento rispetto all’età di 62 anni.

Percentuale elevata a 2 punti percentuali per ogni anno ulteriore di anticipo  rispetto a due anni.

Si precisa che il meccanismo delle riduzioni percentuali di cui sopra, non  trova applicazione nei confronti di quei soggetti che maturano il requisito di  anzianità contributiva previsto dalla normativa entro il 2017, qualora l’ anzianità derivi esclusivamente da servizio effettivo.

A mio avviso non rientra nella casistica di cui sopra, visto che all’atto del  pensionamento (1/9/2015) ha più di 62 anni.

Cessazione d’ufficio

14 dicembre, 2014 - 09:42

Agostina – sono una docente di scuola primaria in servizio dal 1 settembre 1986, con retrodatazione giuridica al 1 settembre 1982. Pre-ruolo 2 anni e 3 mesi. Sono stata inserita nell’elenco di coloro che devono essere collocati in pensione d’ufficio. In data 31 -12-2011 avevo 61 anni, ma non raggiungevo quota 96. Sono obbligata ad andare in pensione?  Quanto “perdo” in termini economici, rispetto all’ultimo stipendio? In attesa di risposta, ringrazio sentitamente.

FP – Gentile Docente,

in merito alla sua richiesta sul pensionamento forzato, le segnalo quanto  segue.
La normativa in merito al pensionamento coatto dispone che questo possa avvenire per:

a) età anagrafica;
b) anzianità contributiva.

1) Pertanto la cessazione d’ufficio per raggiunti limiti di età (punto a) si ha quando (tenendo in considerazione la prossima “uscita” ovvero 1/9/2015):
– entro il 31/8/2015 si compie 65 anni e contemporaneamente in possesso, entro nil 31/12/2011, dei requisiti vigenti prima della riforma Fornero.

Di seguito i requisiti “pre Fornero”:

– quota 96 (60/36 o 61/35)
– 40 anni di contributi
– pensione di vecchiaia con 65 anni di età per gli uomini e 61 anni di età per le donne con un minimo di 20 anni di contribuzione o 15 di contributi se in servizio prima del 31/12/1992;

2) entro il 31/8/2015 si compie 66 anni e 3 mesi e non si è in possesso dei requisiti di cui al punto1;

3) sono stati già destinatari di trattenimento in servizio concesso fino al 31/8/2015.

Preciso che questa casistica non dovrebbe essere più valida in seguito al  DL 90/2014, ovvero non dovrebbero sussistere proroghe che siano andate oltre  il 31/8/2014.

Non avendo indicato la sua data di nascita, presumo (essendo presente  nell’elenco dei prossimi pensionamenti d’ufficio) che lei compia 65 anni entro  il 31/8/2015 ed avendo 61 anni entro il 31/12/2011, lei rientra nella casistica  indicata al putno 1).

Mi dispiace ma non sono solito indicare la misura della pensione, considerati  i molteplici elementi che bisogna indicare, per avere un calcolo quanto più  reale possibile a quella che poi sarà la pensione.

Pensione Anticipata (tenendo conto dei contributi) e Pensione di Vecchiaia (tenendo conto dell’età)

14 dicembre, 2014 - 09:41

ATA – Sono un appartenente alla categoria ATA nato a febbraio del 1952, in servizio da settembre 1975 piu 13 mesi di servizio di leva. La mia domanda è quando andrò in pensione?In attesa di Vostra risposta vi ringrazio anticipatamente e vi auguro buone feste.

FP – Gentile Collega,

in riferimento alla sua richiesta si chiarisce quanto segue:  la Legge n. 214 del 22/12/2011 – Legge “Fornero”, ha abolito i requisiti per  accedere alla Pensione di Azianità (40 anni di contributi o quote), ed ha  introdotto la Pensione Anticipata (tenendo conto dei contributi) ed ha rivisto  i requisiti per la Pensione di Vecchiaia (tenendo conto dell’età).

Requisiti previsti per la pensione di Vecchiaia:
– dal 01/01/2013 al 31/12/2015 66 anni e 3 mesi
– dal 01/01/2016 al 31/12/2018 66 anni e 7 mesi

Requisiti previsti per la pensione Anticipata per gli uomini:
– dal 01/01/2014 al 31/12/2015 42 anni e 6 mesi
– dal 01/01/2016 al 31/12/2018 42 anni e 10 mesi

Per effetto dei suddetti requisiti e considerando sia la sua età anagrafica  che la sua anzianità contributiva al 31/12/2014, matura il diritto alla:
a) pensione anticipata nel 2017 con decorrenza 1/9/2017;
b) pensione di vecchiaia nel 2018 con decorrenza 1/9/2018.

Si segnale che i requisiti dal 2016 sono frutto di studi statistici e  pertanto potrebbero subire delle variazioni.

 

Opzione donna 57+35″ (ossia 57 anni 3 mesi di età e 35 anni di contributi)

14 dicembre, 2014 - 09:40

Fiorenza – Sono nata il 23 marzo 1953 e sono ins. Di scuola Primaria. Sono entrata in ruolo il 10 settembre 1982 e ho 5 anni e 3 mesi di servizio preruolo più 5 mesi di contributi figurativi per maternità fuori rapporto di lavoro. Quali sono le possibilità di andare in pensione a partire dal 2015? È molto penalizzante per me “l’opzione donna?”Complimentandomi per l’efficiente e prezioso servizio, porgo cordiali saluti.

FP – Gentile Fiorenza,

secondo la L. 214/2011, la sua prima possibilità di pensionamento è  rappresentata dal raggiungimento dei requisiti previsti per la pensione  anticipata. Nella fattispecie potrà essere collocata a riposo, qualora presentasse  regolare istanza, nel 2018, quando il requisito previsto per la pensione  anticipata, per le donne, è di 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva.

Altra possiblità di “uscita”, in anticipo rispetto ai requisiti di cui sopra,  è rappresentata dalla cosiddetta “opzione donna 57+35″ (ossia 57 anni 3 mesi  di età e 35 anni di contributi).

Le lavoratrici che accedono al pensionamento in virtù di quanto disposto dall’ articolo 1, comma 9 della legge n. 243/2004, ossia che conseguono il diritto  all’accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un’ anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e 3 mesi di un’età pari o  superiore a 57 anni optando per la liquidazione del trattamento medesimo  secondo le regole di calcolo del sistema contributivo.

Nella fattispecie, possiede entrambi i requisiti disposti dalla normativa,  entro il 31/12/2014 per andare in pensione con decorrenza 1/9/2015. Si precisa che per la suddetta opzione, il calcolo della pensione sarà  completamente effettuato con il sistema contributivo, oggettivamente più  penalizzante rispetto ad un sistema misto o sistema pro rata.

In pensione nel 2016 o nel 2020

14 dicembre, 2014 - 09:39

Semire – alla luce delle ultime modifiche apportate alla legge Fornero, vorrei sapere quando potrò andare in pensione senza subire decurtazioni: sono insegnante di Scuola Primaria nata il 14/09/53 entrata in ruolo il 10/09/1979 e mi sono stati riconosciuti 5 anni, 1 mese e 17 giorni di pre-ruolo (riscattati a suo tempo). Vorrei conoscere anche i tempi in cui mi verrebbe liquidata la bonuscita. Grazie per l’attenzione. Cordialmente. Semire.

FP – Gentile Semire,

per il diritto alla pensione, ad oggi bisogna far riferimento alla Legge 214  del 22/12/2011 – Legge “Fornero”, che stabilisce i requsiti per la pensione  anticipata (tenendo conto dei contributi versati) e della pensione di vecchiaia (tenendo conto dell’età).

Requisiti per pensione di Vecchiaia:
– 2013/2015 66 anni e 3 mesi
– 2016/2018 66 anni e 7 mesi
– 2019/2020 66 anni e 11 mesi

Vista la sua data di nascita, 14/09/1953, raggiunge nel 2020 l’età di 67 anni. Pertanto matura il diritto alla pensione per vecchiaia dal 1/9/2020.

Requisiti per pensione anticipata per le donne:
– 2014/2015 41 anni e 6 mesi
– 2016/2018 41 anni e 10 mesi

Vista la sua anzianità contributiva, matura il diritto a pensione anticipata  con decorrenza dal 1/09/2016, ovvero quando il requisito prescritto dalla normativa è di 41 anni e 10 mesi  di servizio utile.

Si precisa che dal 2016 i requisiti sono frutto di incrementi previsionali sulla base di uno studio dell’ISTAT.

Le segnalo, in sintesi i termini di pagamento del TFS/TFR:

1) Termine breve: entro 105 giorni dalla cessazione in caso di decesso o pensione per inabilità.
2) Termine di dodici mesi in caso di:
– pensione di vecchiaia/limiti di età ordinamentali;
– limiti di servizio;
– risoluzione unilaterale;
3) Termine di 24 mesi in caso di:
– pensione anticipata;
– dimissioni volontarie/licenziamento senza diritto a pensione.

Chi vuole andare in pensione secondo la L. 243/2004 deve presentare domanda attraverso “istanze on line”

14 dicembre, 2014 - 09:38

Docente – Sono nata il 25 /05/ 1957, e sono docente di ruolo dall’anno scolastico 1984-85; ho a suo tempo proceduto al riscatto dei 4 anni di università. Con il 31 agosto 2015 (prima del limite del 31 dicembre 2015) maturerei i requisiti di età e di anni di contributi richiesti per usufruire dell’opzione donna, ma al momento ne sono esclusa in conseguenza delle disposizioni INPS relative alla decorrenza della pensione, che di fatto limitano l’accesso all’opzione donna a coloro che abbiano maturato i requisiti già alla data del 31 dicembre 2014. So che il ministero del lavoro dovrebbe tornare a pronunciarsi sulla possibilità di rivedere i criteri relativi alla “finestra” di decorrenza della pensione, vista la presenza di richieste parlamentari in tal senso, e su qualche sito si consiglia di presentare comunque domanda all’INPS, che dovrebbe tenerle “in apposita evidenza” fino ad avvenuta decisione del ministero.   La mia domanda è questa: devo attenermi all’indicazione di cui sopra (e presentare FIN DA ADESSO la domanda di pensionamento per il 1 settembre 2016), pena la possibilità di perdere il diritto a beneficiare della eventuale revisione dei termini, o il consiglio che ho letto è riferito ad altre categorie di lavoratrici e io, in quanto insegnante, posso e devo aspettare il termine “naturale” del dicembre 2015 per presentare domanda, posto che le decisioni che attendo siano quelle che spero?  Cordiali saluti e ringraziamenti.

FP – Gentile Docente,

la possibilità di pensionamento a cui lei fa riferimento viene definita  “opzione donna 57+35″ (ossia 57 anni 3 mesi di età e 35 anni di contributi).

Le lavoratrici che accedono al pensionamento in virtù di quanto disposto dall’ articolo 1, comma 9 della legge n. 243/2004, ossia che conseguono il diritto  all’accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un’ anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e di un’età pari o superiore  a 57 anni optando per la liquidazione del trattamento medesimo secondo le  regole di calcolo del sistema contributivo.
Quanto sopra trova riscontro anche nella nota sui pensionamenti del MIUR prot.  18851 del 11/12/2014:

“Nei confronti di dette lavoratrici il regime delle decorrenze è quello di cui  all’articolo 1, comma 21, del Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138 (c.d.  finestra mobile) e pertanto i requisiti anagrafici e contributivi (57 anni e 3  mesi e 35 anni) devono essere maturati entro e non oltre il 31 dice,bre 2014.”

In sostanza, ad oggi chi possiede i suddetti requisiti entro il 31/12/2014 e  vuole andare in pensione secondo la L. 243/2004, deve presentare domanda  attraverso “istanze on line” entro il 15/1/2015.

Cessazione coatta per raggiunti limiti di età

14 dicembre, 2014 - 09:37

Aquilina –  Gentilissimi, mi rivolgo alla vostra utile e sempre presente rubrica per una mia personale richiesta. Sono una docente della Scuola Primaria, entrata in ruolo nel mese di settembre 1976. Non ho nessun preruolo ne riscattato gli anni di Università( per scelta). La mia data di nascita è 20-6-1950. Attualmente insegno in una classe terza, avevo chiesto al Sindacato di poter restare per i due anni e mi è stato detto che dovevo chiedere alla Dirigente, che mi concederebbe senza problemi di restare. Ora sento dei messaggi diversi dagli stessi esperti e mi spiego: sulla stampa e in Segreteria mi si dice si va i pensione con 42 e 3 mesi e io sarei molto felice di questo, mi dispiace essere fuori dal coro e non voler andare in quescienza!!!!! Posso dunque rientrare in questa situazione. Ringraziando per l’attenzione e l servizio invio i miei più Cordiali saluti.

FP – Gentile Aquilina,

la cessazione coatta per raggiunti limiti di età si ha quando (tenendo in  considerazione la prossima “uscita” ovvero 1/9/2015):

1) entro il 31/8/2015 si compie 65 anni e contemporaneamente in possesso,  entro il 31/12/2011, dei requisiti vigenti prima della riforma Fornero.

Di seguito i requisiti “pre Fornero”:

– quota 96 (60/36 o 61/35)
– 40 anni di contributi
– pensione di vecchiaia con 65 anni di età per gli uomini e 61 anni di età  per le donne con un minimo di 20 anni di contribuzione o 15 di contributi se  in servizio prima del 31/12/1992;

2) entro il 31/8/2015 si compie 66 anni e 3 mesi e non si è in possesso dei  requisiti di cui al punto1;

3) sono stati già destinatari di trattenimento in servizio concesso fino al  31/8/2015.

Preciso che quest’ultima casistica non dovrebbe essere più valida in seguito  al DL 90/2014, ovvero non dovrebbero sussistere proroghe che siano andate  oltre il 31/8/2014.

Il suo caso, a mio avviso, rientra nel punto 1, ovvero:

– ha raggiunto quota 96 al 31/12/2011 (requisito pre-Fornero)
– ha raggiunto il requisito per la pensione di vecchiaia (61 anni) entro il  31/12/2011;
– compie 65 anni entro il 31/08/2015 (giugno 2015).

Pertanto ricorrono tutte le condizioni per la pensione d’ufficio dal 1/9/2015.

Per completezza di informazione: sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 agosto  2014 è stata pubblicata la Legge 114/2014 di conversione del D.L. 90/2014  recante “Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa  e per l’efficienza degli uffici giudiziari”, conosciuta meglio come riforma  della Pubblica Amministrazione.

Le novità contenute, in termine di pensionamento, possono essere riassunte in  due punti:

1) abolizione del trattenimento in servizio dopo il raggiungimento dei  requisiti pensionisitici;

2) l’abbassamento dell’età da 65 a 62 anni per le cessazioni d’ufficio, in  caso di raggiungimento dell’anzianità contributiva (attualmente pari a 42 anni  e 6 mesi per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne) e senza penalizzazione  per la misura della pensione.

Il punto 1), a mio avviso, rafforza la questione del “pensionamento d’ufficio”  e tra l’altro prevede alcune deroghe per altre figure della Pubblica  Amministrazione.

Inoltre, le segnalo uno stralcio della nota n. 18851 del 11/12/20014 del MIUR  sulle pensioni

“Ne consegue che il personale che alla data del 31 dicembre 2011 ha maturato i  requisiti per l’accesso al pensionamento vigenti prima del decreto legge 6  dicembre 2011, n. 201 (sia per età, sia per anzianità contributiva di 40 anni  indipendentemente dall’età, sia per somma dei requisiti di età e anzianità  contributiva – cd.”quota”), e compie i 65 anni di età entro il 31 agosto 2015  dovrà essere collocato a riposo d’ufficio.”

Pensione anticipata donne

14 dicembre, 2014 - 09:36

Docente – se la legge di stabilita’, riguardo ai requisiti per le pensioni, fa riferimento alle norme pre-Fornero, che al tempo si richiedevano 41 anni e 1 mese perche’ oggi ci chiedono 41 anni e 6 mesi? Grazie per l’attenzione.

FP – Gentile Collega,

in riferimento alla sua richiesta si chiarisce quanto segue: la Legge n. 214 del 22/12/2011 – Legge “Fornero”, ha abolito i requisiti per  accedere alla Pensione di Azianità (40 anni di contributi o quote), ed ha  introdotto la Pensione Anticipata (tenendo conto dei contributi) ed ha  rivisto  i requisiti per la Pensione di Vecchiaia (tenendo conto dell’età).

Requisiti previsti per la pensione di Vecchiaia: – dal 01/01/2013 al 31/12/2015 66 anni e 3 mesi – dal 01/01/2016 al 31/12/2018 66 anni e 7 mesi

Requisiti previsti per la pensione Anticipata per le donne: – dal 01/01/2014 al 31/12/2015 41 anni e 6 mesi – dal 01/01/2016 al 31/12/2018 41 anni e 10 mesi.

I requisiti di cui sopra cambiano in base all’aspettativa di vita. Si segnale che i requisiti dal 2016 sono frutto di studi statistici e pertanto potrebbero subire delle variazioni.

Diritto alla pensione nel 2018

14 dicembre, 2014 - 09:35

Maria Gabriella –  Sono un’insegnante di scuola primaria immessa in ruolo il 1/9/1979, con 31 mesi di preruolo riscattati. Da novembre 2008 sono inidonea permanentemente alla funzione docente, ma idonea ad altre funzioni. Potreste dirmi, cortesemente, quando potrò andare in pensione? Grazie.

FP – Gentile Maria Gabriella,

considerata solo l’ anzianità contributiva comunicata (al 31/12/2014 – 37A  11M) e visto che omette la sua data di nascita, le posso segnalare solo la  possibilità di pensionamento legata all’anzianità contributiva ovvero pensione  anticipata.

I requisiti per il pensionamento anticipato per le donne, previsti per i  prossimi anni, sono:
– 2014/2015 41 anni e 6 mesi;
– 2016/2018 41 anni e 10 mesi.

Matura il diritto alla pensione nel 2018. Si precisa che nonostante il requisito venga soddisfatto successivamente al  01/09/2018, secondo quanto prescritto dall’art. 59, c.9 della L.449/97, è  consentito l’accesso al pensionamento all’inizio del nuovo anno scolastico  (rispettivamente 1° settembre) ancorché i requisiti prescritti vengano maturati  entro il 31 dicembre del medesimo anno

Pensione anticipata 1/9/2016

14 dicembre, 2014 - 09:34

 Pasquale - Egregio dottore, sono nato il 02/05/1953 ed insegno dal febbraio 1976; nel 1978 sono passato di ruolo e riscattato il sevizio preruolo, con l’aggiunta di 10 mesi di altro servizio e 13 mesi riconosciuti per servizio militare /74/75),  da un sommario conteggio dovrei andare in pensione alla data del 1/09/2016 (63 anni di età e 42 anni e 6 mesi). Può confermare  questa mia ipotesi?Le chiedo infine se corrisponde a vero che se titolare di invalidità civile superiore ai dei terzi al pensionato (63 anni di età e 42 anni e 6 mesi)  il TFR viene liquidato nei primi 2-3 mesi dalla pensione? La ringrazio per la squisita disponibilità Cordialmente.

FP – Gentile Pasquale,

le confermo, considerata la sua anzianità contributiva al 31/8/2016 di 42 anni e 6 mesi,
il pensionamento secondo i requisiti per la pensione anticipata, con decorrenza 1/9/2016.

Per l’anno 2016 il requisito per la pensione anticipata per gli uomini è di 42 anni e 10 mesi.

In merito si precisa che nonostante il requisito venga soddisfatto successivamente al 01/09/2016, secondo quanto prescritto dall’art. 59, c.9 della L.449/97, è è consentito l’accesso al pensionamento all’inizio del nuovo anno scolastico (rispettivamente  1° settembre) ancorché i requisiti prescritti vengano maturati entro il 31 dicembre del medesimo  anno.

In riferimento alla possibilità di liquidazione, nei primi 3 mesi del TFS/TFR in caso di invalidità superiore ai 2/3, non si trova nessun riscontro normativo.

Pensione con penalizzazione?

14 dicembre, 2014 - 09:33

Docente – sono un’insegnante di scuola media superiore, nata il 7/4/1954, lavoro nella scuola dal 1/09/1979, ho riscattato i 4 anni universitari, vorrei sapere se posso andare in pensione il 1 settembre 2015 e con quale penalizzazione. E’ valida la penalità del 1% se si va due anni prima della scadenza che , nel mio caso, è il primo settembre 2017? grazie.

FP – Gentile Docente,

considerata l’ anzianità contributiva comunicata e la sua età anagrafica, la  prima possibilità di pensionamento, secondo la L. 214/2011, è data dal raggiungimento del requisito per la pensione anticipata ovvero al  raggiungimento dell’ anzianità contributiva prescritta dalla normativa, senza  operare nessuna forma di arrotondamento. I requisiti per il pensionamento anticipato per le donne, previsti per i  prossimi anni, sono:

– 2014/2015 41 anni e 6 mesi;
– 2016/2018 41 anni e 10 mesi.

Matura il diritto alla pensione con decorrenza 1/9/2017, Quello a cui lei si riferisce, quando parla di penalizzazione e mi indica erroneamente una percentuale, presumo che faccia riferimento alla possibilità di pensionamento definita  “opzione donna 57+35″ ovvero 57 anni 3 mesi di età e 35 anni di contributi.

Le lavoratrici che accedono al pensionamento in virtù di quanto disposto dall’  articolo 1, comma 9 della legge n. 243/2004, ossia che conseguono il diritto  all’accesso al trattamento pensionistico di anzianità, in presenza di un’ anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e di un’età pari o superiore  a 57 anni e 3 mesi optando per la liquidazione del trattamento medesimo secondo  le regole di calcolo del sistema contributivo.

Quanto sopra trova riscontro anche nella nota sui pensionamenti del MIUR prot. 18851 del 11/12/2014: “Nei confronti di dette lavoratrici il regime delle decorrenze è quello di cui  all’articolo 1, comma 21, del Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138 (c.d.  finestra mobile) e pertanto i requisiti anagrafici e contributivi (57 anni e 3  mesi e 35 anni) devono essere maturati entro e non oltre il 31 dice,bre 2014.”

Nel caso specifico, entro il 31/12/2014, lei possiede entrambi requisiti e  così come previsto dalla L. 243/2004 potrebbe, qualora decidesse, andare in  pensione con decorrenza 1/9/2015, con la misura della pensione calcolata  interamente con il sistema contributivo.

Proroga su supplenza primaria 10 giorni

13 dicembre, 2014 - 09:14

Francesca – Per una supplenza inferiore a 10 giorni è possibile la continuità se la stessa continua per più di dieci giorni? La scuola deve riconvocare gli aventi titolo (cioè coloro che hanno scelto solo supplenze per più di 10 giorni) o si deve rispettare la continuità? Grazie per la risposta

Lalla – gent.ma Francesca, il Regolamento delle supplenze disciplina in maniera rigorosa e semplice questo caso

  1. Nelle scuole dell’infanzia e primaria, in caso di supplenze pari o inferiori a 10 giorni, si dà luogo a scorrimento prioritario assoluto della rispettiva graduatoria nei riguardi dei soli aspiranti di prima, seconda e terza fascia che abbiano fornito esplicita disponibilità all’accettazione di tale tipologia di supplenze brevi, secondo quanto previsto dal precedente articolo 5, comma 6.
  • Nel caso di prosecuzione dell’assenza del titolare si dà luogo alle operazioni di proroga o conferma, disciplinate ai commi 4 e 5, del supplente assunto con i criteri di precedenza suesposti solo se il periodo di ulteriore assenza non è superiore a 10 giorni mentre si procede all’attribuzione della supplenza mediante il normale scorrimento delle graduatorie ove il sopravvenuto periodo di assenza ecceda tale limite.

Pertanto, il discrimine è dato dal fatto che l’ulteriorie periodo di supplenza è superiore a 10 giorni oppure no.

150mila immissioni in ruolo. Aria di pentimento?

13 dicembre, 2014 - 08:47

Mary - volevo solo sinteticamente sapere come mai ancora non c’è nessuna novità per le immissioni in ruolo previste per il prossimo anno (le famose 150 mila assunzioni), visto che era girata la voce che nel mese di dicembre avrebbero fatto il famoso sondaggio per sapere chi era interessato alla proposta. Non vorrei che dopo le ultime decisioni della magistratura, la proposta venga ritirata deludendo per l’ennesima volta i precari che ci sperano da anni.

Lalla - gent.ma Mary, non comprendiamo a cosa tu faccia riferimento con "decisioni della magistratura", che si occupa di questioni diverse rispetto a quelle della scuola. Molto probabilmente intendevi piuttosto fare riferimento alla sentenza della Corte di Giustizia europea sull’abuso del precariato nel pubblico impiego in Italia, emanata il 26 novembre scorso.

Questa sentenza non ha indebolito, ma al contrario rafforzato il proposito del Governo di procedere allo svuotamento delle Graduatorie ad esaurimento e del concorso 2012 e dall’altro di procedere con un futuro concorso per 40.000 posti. Proprio qualche giorno fa il Ministero ha presentato questo progetto a Bruxelles e ne abbiamo riportato le conclusioni del Ministro
150mila immissioni in ruolo. Giannini: siamo nella giusta direzione

Abbiamo inoltre dato notizia del lavoro che gli USR e gli Uffici Scolastici sono chiamati a fare su Graduatorie ad esaurimento e del concorso 150mila immissioni in ruolo. Indagine conoscitiva vincitori/idonei concorso 2012

Il fatto che non sia stato avviato il cosiddetto censimento per dire "sì" all’assunzione nelle modalità richieste ne La Buona Scuola non vuol dire ci sia stato un ripensamento.

Vi invitiamo quindi a seguire la presentazione dei risultati de La Buona Scuola, sia oggi 13 dicembre Roma 13 dicembre. Seminario conclusivo fase di ascolto su La Buona Scuola che lunedì 15 dicembre Lunedì 15 dicembre il Ministro Giannini presenta i risultati della consultazione su #labuonascuola

Chi è già occupato per una supplenza non deve documentare un eventuale rifiuto per altra supplenza

12 dicembre, 2014 - 19:36

Fulvia  – ho al momento in attivo uno spezzone orario 6/18 ore fino al 30/06. Mi hanno contattata da una scuola media per una supplenza di un giorno ed io, avendo già preso un altro impegno, ho rifiutato. La segretaria mi ha detto che potrebbero chiedermi, la prossima volta che si dovesse verificare una simile eventualità, di giustificare per iscritto, per esempio con un certificato, il mio rifiuto. Avendo comunque già uno spezzone orario, non credevo di essere obbligata ad accettare una supplenza di un solo giorno, ma è così?

Paolo Pizzo – Gentilissima Fulvia,

la scuola è in torto.

L’art. 8/1 del DM 131/07 recita:

la rinuncia ad una proposta contrattuale o alla sua proroga o conferma ripetuta per due volte nella medesima scuola comporta, ESCLUSIVAMENTE PER GLI ASPIRANTI TOTALMENTE INOCCUPATI AL MOMENTO DELL’OFFERTA DI SUPPLENZA, la collocazione in coda alla relativa graduatoria di terza fascia.

Pertanto, chi è già occupato non può avere alcuna sanzione, indipendentemente se il rifiuto sia o no documentato.

Tra scuola statale e paritaria non è possibile superare le 18 ore

12 dicembre, 2014 - 19:21

Sara – da ottobre sono supplente breve per la cdc A036 per 4 ore in un Istituto statale, e dopo alcune settimane ho preso 2 ore su A037 su un paritario (è questa la mia classe di concorso preferenziale anche se quest’anno non è andata proprio benissimo); ora, le 14 ore restanti della cattedra di A036 su cui ho preso le 4 si stanno liberando, quindi potrebbero toccare a me. Mi chiedo: avendo anche le altre 2 sul paritario potrei comunque prenderle tutte e 14, arrivando a fare 20 ore settimanali? o non devo superare le 18 e quindi devo spezzarle ulteriormente? Ho bisogno di chiarire questo punto entro domani! Spero possiate rispondermi. Grazie.

Paolo Pizzo – Gentilissima Sara,

l’art. 28/5 del CCNL/2007  dispone che “Nell’ambito del calendario scolastico delle lezioni definito a livello regionale, l’attività di insegnamento si svolge in 25 ore settimanali nella scuola dell’infanzia, in 22 ore settimanali nella scuola elementare e in 18 ore settimanali nelle scuole e istituti d’istruzione secondaria ed artistica, distribuite in non meno di cinque giornate settimanali. Alle 22 ore settimanali di insegnamento stabilite per gli insegnanti elementari, vanno aggiunte 2 ore da dedicare, anche in modo flessibile e su base plurisettimanale, alla programmazione didattica da attuarsi in incontri collegiali dei docenti interessati, in tempi non coincidenti con l’orario delle lezioni”.

Pertanto, 18 ore è l’orario settimanale della scuola secondaria.

Detto questo, l’art. 4 comma 1 del D.M. n. 131/2007 prevede che l’aspirante cui venga conferita, in caso di assenza di posti interi, una supplenza ad orario non intero, anche nei casi di attribuzione di supplenze con orario ridotto in conseguenza della costituzione di posti di lavoro a tempo parziale per il personale di ruolo, conserva titolo, in relazione alle utili posizioni occupate nelle varie graduatorie di supplenza, a conseguire il completamento d’orario, esclusivamente nell’ambito di una sola provincia, fino al raggiungimento dell’orario obbligatorio di insegnamento previsto per il corrispondente personale di ruolo. Tale completamento può attuarsi anche mediante il frazionamento orario delle relative disponibilità, salvaguardando in ogni caso l’unicità dell’insegnamento nella classe e nelle attività di sostegno.

L’articolo continua accordando, al comma 2, la possibilità del completamento al personale docente della scuola secondaria per tutte le classi di concorso, sia di primo che di secondo grado, sia cumulando ore appartenenti alla medesima classe di concorso sia con ore appartenenti a diverse classi di concorso ma con il limite rispettivo di massimo tre sedi scolastiche e massimo due comuni, tenendo presente il criterio della facile raggiungibilità. Il completamento d’orario può realizzarsi, alle condizioni predette, anche tra scuole statali e non statali con rispettiva ripartizione dei relativi oneri.

Pertanto, non è possibile avere 20 ore ma, come completamento e fermo restando che manterrai il rapporto di lavoro con la scuola paritaria, potrai arrivare fino a 18 ore complessive.

 

anief mnemosine eiform

Seguici su Facebook


In evidenza