Venerdì, 19 Dicembre 2014

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Domande e risposte sul mondo della scuola. Un blog di Orizzontescuola.it
Aggiornato: 12 min 7 sec fa

Permessi 104/92 per il disabile fruibili ad ore: Il Dirigente e i sindacati non possono negarne il diritto sancito dalla legge

2 ore 22 min fa

Manuela – tempo fa vi ho chiesto informazioni sulla possibilità di chiedere la riduzione oraria per effetto della legge 104 (sono invalida al 100% e disabile in situazione di gravità art.3 comma 3). Il Dirigente scolastico ha concesso tale beneficio. Ora, passati alcuni mesi , dopo aver letto quanto da voi asserito si e’ consultata con altri sindacati e mi ha comunicato che non essendo tale diritto contemplato nel contratto dovrà sospendermi questo tipo di permesso . Chiedo se il comportamento del Dirigente sia legittimo , come fare, altrimenti a tutelare il mio diritto? Perché altri sindacati non riconoscono quanto da voi ampliamente ed esaurientemente scritto? Grazie per l’attenzione.

Paolo Pizzo – Gentilissima Manuela,

i sindacati interpellati e il Dirigente non conoscono probabilmente la legge 104/92.

L’art. 33/6 di tale legge prevede che il dipendente disabile in situazione di gravità (art.3 comma 3) può, alternativamente ai tre giorni di permesso retribuito, fruire di due ore di permesso orario giornaliero retribuite.

Può un Contratto,secondo un Dirigente o  un sindacato, eliminare un diritto sancito dalla legge?

I contratti, semmai, derogano in melius le leggi ma certo non si sottoscrivono per limitarne il diritto!

Infatti, non è un caso che proprio il Contratto Scuola all’art. 15/6 prevede che il  dipendente ha comunque diritto ad altri permessi retribuiti previsti da specifiche disposizioni di legge.

Pertanto, non c’è ombra di dubbio che tu ne abbia diritto.

Invita il Dirigente e i sindacati da lui interpellati a leggere l’Orientamento ARAN per il Comparto Scuola SCU­_75:

“Di quali tipologie di permesso potrà usufruire il dipendente della scuola portatore di handicap in situazione di gravità?

Questa Agenzia ritiene opportuno rilevare che ai sensi dell’art. 15, comma 6 del CCNL del 29.11.2007 del comparto scuola, i dipendenti hanno diritto ai tre giorni di permesso di cui all’art. 33, comma 3, della legge n. 104/92. Tali permessi sono retribuiti, non sono computati ai fini del raggiungimento del limite fissato dai precedenti commi, non riducono le ferie e devono essere possibilmente fruiti in giornate non ricorrenti.

Il successivo comma 7 dell’art. 15 sopra citato dispone, inoltre, il diritto del dipendente ad altri permessi retribuiti previsti da specifiche disposizioni di legge.

Ne consegue che il dipendente della scuola portatore di handicap in situazione di gravità potrà usufruire alternativamente dei tre giorni di permesso retribuito, oppure, come sancito dall’art. 33, comma 6 della legge n. 104 del 1992, di due ore di permesso orario giornaliero retribuite.

Tali ore, essendo equiparate a quelle per l’allattamento dalle circolari INPDAP n. 49 del 2000 e n. 33 del 2002  e dalla circolare           INPS n. 139 del 2002, ne prevedono analoga distribuzione: due ore al giorno per un orario lavorativo giornaliero pari o superiore alle sei ore, una ora al giorno per un orario inferiore alle sei ore.

Infine  si ritiene utile richiamare la circolare INPS n. 100 del 24 luglio 2012 intervenuta sulla materia .”

 

Non è possibile il completamento orario tra scuola di I grado e scuola primaria

2 ore 39 min fa

Antonelia – Le scrivo perchè vorrei sapere quali siano gli articoli in cui trovo informazioni che esplicano la possibilità di avere più contratti anche su ordini di scuola diversi. So di una collega che ha sei ore di inglese in una scuola secondaria di I grado in un comune, 9 ore di sostegno in un altro comune, sempre scuola secondaria di I grado e poi 8 ore in una scuola primaria su inglese in un terzo comune. In segreteria le hanno detto che è possibile, io vorrei sapere se sia davvero così, perchè a me negano questo tipo di contratti da 6 anni, giustificando il rifiuto per incompatibilità tra un contrato nella secondaria di I grado e uno nella primaria!

Paolo Pizzo – Gentilissima Antonelia,

la norma di riferimento è l’art. 4 del DM 131/07 che recita:

  1. L’aspirante cui viene conferita, in caso di assenza di posti interi, una supplenza ad orario non intero, anche nei casi di attribuzione di supplenze con orario ridotto in conseguenza della costituzione di posti di lavoro a tempo parziale per il personale di ruolo, conserva titolo, in relazione alle utili posizioni occupate nelle varie graduatorie di supplenza, a conseguire il completamento d’orario, esclusivamente nell’ambito di una sola provincia, fino al raggiungimento dell’orario obbligatorio di insegnamento previsto per il corrispondente personale di ruolo. Tale completamento può attuarsi anche mediante il frazionamento orario delle relative disponibilità, salvaguardando in ogni caso l’unicità dell’insegnamento nella classe e nelle attività di sostegno.
  2. Nel predetto limite orario il completamento è conseguibile con più rapporti di lavoro a tempo determinato da svolgere in contemporaneità esclusivamente per insegnamenti appartenenti alla medesima tipologia, per i quali risulti omogenea la prestazione dell’orario obbligatorio di insegnamento prevista per il corrispondente personale di ruolo. Per il personale docente della scuola secondaria il completamento dell’orario di cattedra può realizzarsi per tutte le classi di concorso, sia di primo che di secondo grado, sia cumulando ore appartenenti alla medesima classe di concorso sia con ore appartenenti a diverse classi di concorso ma con il limite rispettivo di massimo tre sedi scolastiche e massimo due comuni, tenendo presente il criterio della facile raggiungibilità. Il completamento d’orario può realizzarsi, alle condizioni predette, anche tra scuole statali e non statali con rispettiva ripartizione dei relativi oneri.
  3. Fatte salve le ipotesi di cumulabilità di più rapporti di lavoro contemporanei specificate nei commi precedenti, le varie tipologie di prestazioni di lavoro previste nelle scuole possono essere prestate nel corso del medesimo anno scolastico, purché non svolte in contemporaneità.

Ti faccio notare due vincoli richiamati dalla norma:

il completamento orario può avvenire in massimo 3 scuole su due comuni; non è possibile il completamento tra insegnamenti non appartenenti alla stessa tipologia.

Pertanto, il caso descritto nel quesito è illegittimo in quanto non è possibile avere una supplenza nella scuola primaria e di I grado svolte in contemporaneità in quanto appartengono ad insegnamenti di diversa tipologia.

Si recuperano le ore per uscita anticipata degli alunni?

16 ore 23 min fa

Massimiliano  – insegno in una scuola media a tempo prolungato. Lunedì 18 dicembre, ultimo giorno di scuola, gli alunni del tempo prolungato, che di solito escono alle 16,30, usciranno alle 13,30 perchè in quel giorno non è attivo il servizio mensa. Io sarei dovuto essere di servizio proprio in quel giorno dalle 13,30 alle 16,30 e non potendo effettuare la prestazione lavorativa la dirigente afferma che dovrò recuperare quelle ore non effettuate. E’ corretta l’intenzione della dirigente?

Paolo Pizzo – Gentilissimo Massimiliano,

l’intenzione non è corretta.

L’art. 1256 del codice civile dispone:

“L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile.

Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore, finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento. Tuttavia l’obbligazione si estingue se l’impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell’obbligazione o alla natura dell’oggetto il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla.”

Pertanto, dal momento che l’uscita anticipata degli allievi non dipende da te ma da una causa a te estranea, non hai nessun obbligo di recuperare le ore non svolte.

La mobilità professionale non è soggetta al vincolo triennale ma ad un biennio

16 ore 32 min fa

Roberta – dopo aver letto la parte relativa al passaggio di ruolo sul CCNL e dopo varie risposte apparse anche su Orizzonte Scuola avevo capito che fosse possibile chiedere il passaggio di ruolo anche interprovinciale nell’anno seguente il superamento dell’anno di prova. Ebbene, proprio oggi ho parlato con una funzionaria dell’usp della mia provincia che mi ha detto che il passaggio di ruolo si può chiedere solo dopo aver superato il vincolo triennale. E’ così? Grazie.

Paolo Pizzo – Gentilissima Roberta,

la funzionaria dell’ATP si sbaglia.

L’art. 2 del CCNI mobilità dispone che

In osservanza di quanto previsto dall’art. 15 comma 10 bis del D.L. 104/2013 convertito in L. 8.11.2013 n. 128, il personale docente, non può partecipare ai trasferimenti per altra provincia per un triennio a far data dalla decorrenza giuridica della nomina in ruolo.

Pertanto può produrre domanda di trasferimento per l’a.s. 2015/16 in ambito interprovinciale il personale docente assunto con decorrenza giuridica 1/9/2012 o precedente.

Come si può leggere il riferimento della legge e dell’art. del CCNI è unicamente al trasferimento.

La mobilità professionale ovvero i passaggi di cattedra e di ruolo sono altra cosa rispetto ai trasferimenti e pertanto non sono inclusi in tale vincolo.

Riprova ne è il fatto che l’art.3 del CCNI inerente appunto alla mobilità professionale non fa alcun accenno ad un eventuale vincolo temporale, evidenziando solo che per poter effettuare il passaggio si deve aver superato l’anno di prova ed essere in possesso del titolo per il passaggio richiesto.

Potremmo sicuramente affermare che per il passaggio c’è dunque un vincolo di due anni già presente nella norma, senza bisogno di specificarlo, in quanto in una normale carriera il neo immesso in ruolo (o chi ha già ottenuto un passaggio)  può chiederlo solo se ha superato l’anno di prova ovvero a partire dal secondo anno  (a meno che ovviamente la prova non sia rimandata ad anni successivi).

es.

immesso in ruolo 2014/15

sede definitiva 2015/16 (conferma in ruolo)

2015/16 richiesta di passaggio per il  2016/17.

Ti preciso inoltre che da quando esiste tale vincolo (ricordiamo che era passato a 5 anni e poi ritornato a 3) sono stati già ottenuti passaggi di ruolo in tal senso.

Mobilità docenti di ruolo a rischio per assunzione precari?

18 ore 17 min fa

Ins. Giusi - Gentilissima Lalla, Le scrivo a seguito dell’ allarmismo circa un probabile blocco della mobilità per i docenti di ruolo nel caso in cui dovesse attuarsi il piano straordinario di immissioni in ruolo dei colleghi precari.

Considerati i numerosi ricorsi che stanno prendendo forma proprio in questi giorni, chiedo:

Questo allarmismo ha motivo di esistere o ci stiamo fasciando la testa prima della caduta?

Esiste il rischio effettivo di rimanere bloccati? E poi.. è il caso di agire preventivamente aderendo già da ora ai ricorsi?!

In attesa di cortese riscontro porgo cordiali saluti.

Lalla - gent.ma Giusi, l’allarmismo c’è (vedi Docenti di ruolo preoccupati per mobilità post assunzioni in ruolo 2015) ma non spetta a me dire se sia giustificato o meno.

Posso solo dirti che non conoscendosi ancora gli organici per il prossimo anno scolastico, è veramente difficile azzardare una previsione.

Tra l’altro c’è l’incognita "organico funzionale", per la quale i sindacati firmatari dell’ipotesi di CCNI 2015/16 si sono riservati di poter riaprire il contratto " 4) Le parti concordano sull’eventualità di stipulare un ulteriore atto negoziale riaprendo il confronto, anche su richiesta di un solo soggetto firmatario, per recepire possibili effetti sulla mobilità derivanti da interventi normativi."

Anche con le attuali normative il trasferimento è una possibilità in relazione ai posti in organico, non una certezza (Vedi tabella esubero )

Naturalmente sei libera di aderire già adesso ad eventuali ricorsi, questa è una scelta personale sulla quale noi non possiamo influire.

Riduzione oraria per allattamento ed errata interpretazione della scuola

18 dicembre, 2014 - 21:48

Francesca – Sono un insegnante di religione cattolica con 12 ore settimanali di insegnamento nella stessa scuola. Ho appena terminato la maternità obbligatoria e la bimba ha appena compiuto 3 mesi. Ho chiesto le ore per allattamento ma la mia scuola dice che non possono darmele.  Io come orario ho: Martedì : 8-9 Mercoledì: 10-14 Venerdì : 8 – 14 con due buchi( uno per ricevimento genitori)  Sabato: 10-13 Ho chiesto d prendere ogni giorno 1 ora in modo tale da fare: Martedì: niente Mercoledì: 10-13 Venerdì: 8-13 Sabato : 10-12  Mi è stato rifiutato dicendomi che dal momento che sono sotto le 13 ore non mi spettano ma che potrebbero interpretare la legge con una via di mezzo e non darmi l’ora di allattamento del martedì e gli altri giorni deciderebbe la scuola in quale ora della mattina darmela.  Mi chiedo: si può interpretare la legge? E nel caso..fare una via di mezzo non è contraddittorio??  Io vorrei solo fare le cose correttamente.. Se mi viene detto che ogni giorno posso fare 1 ora di allattamento vorrei che fosse applicato.. Se invece mi viene detto che la legge dice di no allora mi rassegno .  Mi chiedo anche se nei giorni dove ci sono collegi CdC scrutini etc… Posso sempre richiedere l’ora di allattamento se qst cadono nel mio giorno libero? Vi ringrazio.

Paolo Pizzo – Gentilissima Francesca,

la scuola in questo caso non deve interpretare la legge ma la deve solo applicare.

L’MPI con nota 12 marzo 1981, prot. n. 7201 affermava:

Si fa riferimento al telex n. 2819 con il quale codesto Provveditorato agli Studi chiede di conoscere se spetti la riduzione di orario, prevista dall’art. 10 della legge 30/12/1971 n. 1204 ad una supplente in servizio per sei ore settimanali. A riguardo si fa presente quanto segue: L’art. 10 della legge 1204/71 stabilisce che il datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici madri, durante il primo anno di vita del bambino, un periodo di riposo quando l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a sei ore.

L’art. 10 del regolamento di esecuzione alla predetta legge, approvato con il D.P.R. 25/11/1976, n. 1026, stabilisce al primo comma: «Fermo restando che i riposi di cui all’art. 10 della legge devono assicurare alla lavoratrice la possibilità di provvedere all’assistenza diretta del bambino, la loro distribuzione nell’orario di lavoro deve essere concordata tra la medesima e il datore di lavoro, tenendo anche conto delle esigenze del servizio.

Ad avviso di questo Ministero, le richiamate disposizioni legislative e regolamentari fanno riferimento alla ipotesi tipica di un orario di lavoro previsto per l’intera durata Stabilita per la categoria di dipendenti alla quale appartiene la lavoratrice madre, durata che per il personale docente delle scuole secondarie è fissato in 18 ore settimanali dall’art. 88 del D.P.R. numero 417/74.

 Il riposo di cui sopra ha la finalità espressa (art. 10 del regolamento citato) di assicurare alla lavoratrice madre la possibilità di curare direttamente il bambino, possibilità che non sussisterebbe qualora la lavoratrice stessa dovesse svolgere il proprio orario di lavoro per l’intera durata normalmente prevista.

Lo stesso termine di «riposo» presuppone logicamente che la lavoratrice madre continui ad espletare attività lavorativa anche dopo aver fruito del periodo di riposo.

Nel caso sottoposto da codesto Provveditorato, invece, la concessione di un periodo di riposo si risolverebbe in un esonero totale dall’insegnamento: cosi però verrebbe travolta la stessa finalità della legge dal momento che tenuto conto del ridottissimo numero di ore di insegnamento per il quale è stata conferita la nomina {sei), l’interessata ben potrebbe attendere all’assistenza diretta del bambino concordando con il Capo d’Istituto una idonea distribuzione dell’orario di lavoro.

Per le considerazioni di cui sopra non si ritiene che alla lavoratrice madre nominata supplente per sei ore settimanali di lezione competa la riduzione dell’orario prevista dal più volte menzionato art. 10 della legge numero 1204/1971”.

Successivamente lo stesso Ministero, sentiti il Tesoro ed il Ministero del lavoro, con telex del 21 gennaio 1984 riconosceva il diritto ai riposi anche al supplente temporaneo con spezzone orario. Precisava però, che il riposo non spetta nel caso il numero ore di insegnamento per cui la nomina è stata conferita è talmente ridotto che di fatto si risolverebbe in esonero totale dall’insegnamento.

La questione quindi delle 13 ore è un’invenzione della scuola, riportata purtroppo anche in qualche sito sindacale, che è assolutamente priva di fondamento.

Pertanto, anche il personale in regime di part time verticale o che ha uno spezzone orario può fruire dei riposi.

In entrambe le tipologie di part-time, verticale e orizzontale, o per lo spezzone orario, il permesso è subordinato, come per il personale a tempo pieno, esclusivamente all’orario di lavoro giornaliero e le ore di riposo, da utilizzare anche cumulativamente all’inizio o alla fine dell’orario di lavoro, devono essere così ripartite:

  • Se la giornata di lavoro è pari o superiore a 6 ore il riposo sarà di 2 ore (anche cumulabili);
  • Se la giornata di lavoro è inferiore a 6 ore il riposo è di 1 ora.

Si può quindi avere il caso del personale che svolge 9 ore in 3 giorni oppure 6 ore in 3 giorni e così via. La riduzione di orario è sempre riferita all’orario giornaliero: nel primo caso, il dipendente svolgerà 6 ore (la riduzione sarà di 3 ore); nel secondo caso, svolgerà 3 ore (la riduzione è sempre di 3 ore).

Nel tuo caso, quindi, trattandosi, ribadiamo, di una riduzione giornaliera, hai diritto a 4 ore di riduzione in quanto l’orario lavorativo è distribuito in quattro giorni.

Poi, valuterai tu insieme al Dirigente come meglio articolare l’orario.

Se c’è dissenso deciderà l’Ispettorato del Lavoro.

Mi preme anche ricordare  la circolare INPS n. 95 bis/2006 che al punto 7.2 afferma che il personale in regime di part-time orizzontale, tenuto da contratto ad una sola ora di lavoro nell’arco della giornata, può farla coincidere con il riposo giornaliero comportando la totale astensione dal lavoro per quella giornata.

Tale circolare non fa che ribadire il principio secondo il quale il T.U. 151/2001 si  limita soltanto a  prevedere l’orario giornaliero di lavoro (6 ore) al di sotto del quale il riposo è pari ad un’ora, ma non anche l’orario di lavoro minimo necessario per poter fruire del riposo giornaliero:

Si forniscono chiarimenti in merito alla possibilità di riconoscere i riposi giornalieri nel caso limite della lavoratrice madre a tempo parziale c.d. orizzontale, tenuta in base al programma contrattuale ad effettuare solo un’ora di lavoro nell’arco della giornata.

In linea con l’orientamento espresso in proposito dal Ministero vigilante– orientamento recentemente confermato dal Coordinamento generale legale dell’Istituto- la scrivente Direzione è pervenuta ad un’interpretazione di segno favorevole nella considerazione che la dizione letterale della norma (art. 39, comma 1, del citato testo unico) non pare interdire una siffatta possibilità, limitandosi soltanto a  prevedere l’orario giornaliero di lavoro (6 ore) al di sotto del quale il riposo è pari ad un’ora, ma non anche l’orario di lavoro minimo necessario per poter fruire del riposo giornaliero.

L’eventuale coincidenza del riposo giornaliero con l’unica ora di lavoro, pur comportando la totale astensione della lavoratrice dall’attività lavorativa, non precluderà pertanto il riconoscimento del diritto al riposo in questione”.

Vacanze di Natale e conferma della supplenza anche per la docente in maternità. Chiarimenti per la scuola

18 dicembre, 2014 - 21:34

Scuola – Salve, abbiamo un docente titolare di ruolo assente fino al 22/12/2014 (formalmente rientra in servizio durante le festività) ;  è sostituito da una supplente che non ha assunto servizio in quanto in astensione obbligatoria e che a sua volta è sostituita da una supplente. Nel momento in cui la docente titolare di ruolo  si assenterà ancora dal 7/01/2014 per altre due settimane,  la continuità didattica riguarderà solo la supplente che fisicamente era in classe o è tutelata anche quella in maternità e le dovrò fare il contratto? Grazie.

Paolo Pizzo  – Gentile scuola,

questo il caso di cui al quesito:

  • docente A titolare assente fino al giorno della sospensione delle lezioni che però rientrerà durante le vacanze e presumibilmente riprenderà l’assenza il 7/1;
  • docente B supplente nominata in sostituzione ma in congedo obbligatorio;
  • docente C supplente nominata in sostituzione che assume regolare servizio.

La conferma del contratto, ai sensi dell’art. 7/5 del DM 131/07, spetta ad entrambi i supplenti (B e C).

Giova infatti ricordare che l’art. 12/2 de CCNL/2007 dispone che “Durante il medesimo periodo di astensione [interdizione per gravi complicanze/congedo di maternità], tale periodo è da considerarsi servizio effettivamente prestato anche per quanto concerne l’eventuale proroga dell’incarico di supplenza.”

Pertanto, il personale collocato in interdizione per gravi complicanze/congedo di maternità/paternità ha sempre diritto, al pari degli altri dipendenti che al termine di un primo contratto si trovino in effettivo servizio, alla proroga o alla conferma della supplenza qualora il titolare che il supplente sostituisce prolunghi il suo periodo di assenza.

Ovviamente ciò è scontato anche per il supplente C che è in effettivo servizio.

Si precisa che la supplente B in congedo di maternità dovrà essere collocata in maternità fuori nomina per il periodo delle vacanze ovvero dal 23/12 al 6/1, poi rientrerà in “servizio” e quindi con indennità di nomina dal 7/1.

Per il supplente C non ci sarà invece nessuna incombenza e assumerà servizio il 7/1 mentre dal 23/12 al 6/1 non avrà alcun contratto.

Congedo per malattia del figlio prima che siano trascorsi i 3 mesi dopo il parto

18 dicembre, 2014 - 21:21

Docente – Ho una figlia di 12 giorni e ieri è stata male..oggi ho portato il certificato a scuola e la segretaria mi ha detto che il preside mi darà congedo parentale e non per malattia della bambina perché anche se è disoccupata vale l’astensione obbligatoria della mia compagna (quindi oltre a non lavorare e a non aver richiesto astensioni non siamo nemmeno coniugati)può farlo? Non ho trovato riferimenti su questo caso nelle vostre guide. Grazie.

Paolo Pizzo – Gentilissimo docente,

l’art 12/5 del ccnl/2007 dispone:

Successivamente al periodo di astensione di cui al comma 2 [congedo di maternità] e sino al compimento del terzo  anno di vita del bambino, nei casi previsti dall’art. 47, comma 1, del D. L.gs. n. 151/2001, alle  lavoratrici madri ed ai lavoratori padri sono riconosciuti trenta giorni per ciascun anno di età del  bambino, computati complessivamente per entrambi i genitori, di assenza retribuita secondo le  modalità indicate nello stesso comma 2″.

Come noterai la norma indica chiaramente “Successivamente al periodo di astensione“…

Ciò  vuol dire che il congedo per malattia del figlio può  essere retribuito solo se fruito dopo il congedo di maternità (questo è indipendente dal fatto se la madre sia o meno lavoratrice).

Ma come si sa, il Contratto non modifica il T.U. 151/01 il quale in realtà non vieta assolutamente di fruire del congedo per malattia del figlio contemporaneamente al congedo di maternità della madre, ma deroga in melius il T.U. citato dal solo dal punto di vista retributivo, accordando al lavoratore la retribuzione per intero per i primi 30 gg di malattia cosa che appunto non prevede la legge.

In conclusione, il Dirigente non può negarti la fruizione della malattia durante il congedo obbligatorio di tua moglie/compagna, ma tale congedo, però, ti potrà essere riconosciuto per intero (30 gg all’anno fino ai 3 anni) solo se ne fruisci dopo i 3 mesi del bambino ovvero trascorso il congedo di maternità, altrimenti è senza retribuzione.

E’ ovvio che in questi casi conviene quindi prendere il  congedo parentale il quale è invece retribuito dal giorno successivo alla nascita del figlio.

Concorso a cattedra 2015: ci sono limiti di età?

18 dicembre, 2014 - 15:34

Liza - Gentilissima, ho conseguito nel 1999 una laurea vecchio ordinamento in Scienze Politiche e poi nel 2011 una triennale in psicologia dell’educazione. ho 50 anni a luglio e mi chiedo se età cronologica sia un fattore di esclusione dalla possibilità di fare in concorso (se lo bandiranno effettivamente)

Lalla – no, non conta l’età. Nel concorso 2012 il Ministero emanò il bando DDG 24 settembre 2012 con un grave errore, perchè prevede scrisse “I candidati devono altresì essere in possesso dei requisiti generali di accesso agli impieghi nelle pubbliche ammnistrazioni richiesti dal decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 1994, n. 487″

Esso dispone all’art. 2 che il limite di età per l’accesso ai pubblici concorso è “non inferiore ai 18 anni e non superiore ai 40 anni”

Ma tale limite di età è stato abrogato dall’art.3 comma 6 della Legge n. 127 del 15 maggio 1997 “6. La partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione”

pertanto il Ministero ha successivamente emanato un chiarimento, che sarà valido anche per i prossimi concorsi.

Liza - con qs laurea le materie di insegnamento sono economia e diritto, ma sarei disponibile anche per fare sostegno. in qs caso cosa dovrei fare?

Lalla – per essere assunto su posto di sostegno dal concorso è necessario essere in possesso del titolo relativo al momento di presentazione della domanda di partecipazione. Per conseguire il titolo è necessario essere in possesso dell’abilitazione disciplinare.

Quindi nel tuo caso, almeno per il concorso 2015, lo ritengo impossibile.

Graduatoria interna di istituto: dove si colloca il perdente posto trasferito d’ufficio

18 dicembre, 2014 - 15:21

Il mio quesito è: un docente entra nell’organico della scuola il 1.9.2014 a seguito di mobilità d’ufficio. Come bisogna graduarlo?Va in coda o si inserisce nella graduatoria secondo il punteggio come se fosse stato già in quella
scuola dall’anno precedente? Grazie

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

Il docente in questione non può essere inserito in coda come ultimo arrivato perché tale disposizione vale solo per la mobilità a domanda ovvero per chi ha ottenuto il trasferimento volontario il 1.9.2014.

Pertanto, chi è stato trasferito d’ufficio perché dichiarato perdente posto ad aprile 2014, anno scolastico 2013.14, ed è stato quindi trasferito d’ufficio o a domanda condizionata l’1.9.2014 (a.s. 2014.2015) va graduato insieme agli altri docenti già presenti nell’organico dell’istituto.

Mobilità interprovinciale: vincolo triennale anche per neo assunti dal concorso

18 dicembre, 2014 - 07:26

Maria – Per chi ha vinto un concorso docenti nei primissimi posti e gli e’ stato assegnato di insegnare in un posto decisamente lontano da casa (un altra regione), è possibile fare qualcosa per essere spostato in un luogo più vicino? Se si, come? Ringrazio in anticipo Cordiali Saluti

Lalla – gent.ma Maria il CCNI sulla mobilità dei docenti di ruolo precisa

In osservanza di quanto previsto dall’art. 15 comma 10 bis del D.L. 104/2013 convertito in L. 8.11.2013 n. 128, il personale docente, non può partecipare ai trasferimenti per altra provincia per un triennio a far data dalla decorrenza giuridica della nomina in ruolo.

Pertanto può produrre domanda di trasferimento per l’a.s. 2015/16 in ambito interprovinciale il personale docente assunto con decorrenza giuridica 1/9/2012 o precedente

E’ escluso dall’applicazione della suddetta norma il personale docente ed educativo di cui all’art. 7, comma 1, punti I), III) e V) del presente contratto, ivi compreso il figlio che assiste il genitore con grave disabilità, pur non usufruendo, ai sensi dell’ art. 7 punto V) del presente contratto, della precedenza nelle operazioni di mobilità interprovinciale.

Si tratta di

DISABILI PER GRAVI MOTIVI DI SALUTE

Nel contesto delle procedure dei trasferimenti e dei passaggi ed indipendentemente dal comune o dalla provincia di provenienza dell’interessato viene riconosciuta una precedenza assoluta, nell’ordine, al personale scolastico che si trovi nelle seguenti condizioni:
1) personale scolastico docente ed educativo non vedente (art. 3 della Legge 28 marzo 1991 n. 120);
2) personale emodializzato (art. 61 della Legge 270/82).

PERSONALE CON DISABILITA’ E PERSONALE CHE HA BISOGNO DI PARTICOLARI CURE CONTINUATIVE

Nel contesto delle procedure dei trasferimenti, e nell’ambito di ciascuna delle tre fasi, viene riconosciuta la precedenza, nell’ordine, al personale scolastico che si trovi nelle seguenti condizioni:
1) disabili di cui all’art. 21, della legge n. 104/92, richiamato dall’art. 601 del D.L.vo n. 297/94, con un grado di invalidità superiore ai due terzi o con minorazioni iscritte alle categorie prima, seconda e terza della tabella “A” annessa alla legge 10 agosto 1950, n. 648;
2) personale (non necessariamente disabile) che ha bisogno per gravi patologie di particolari cure a carattere continuativo (ad esempio chemioterapia); detto personale ha diritto alla precedenza per tutte le preferenze espresse nella domanda, a condizione che la prima di tali preferenze sia relativa al comune in cui esista un centro di cura specializzato. Tale precedenza opera nella prima fase esclusivamente tra distretti diversi dello stesso comune;
3) personale appartenente alle categorie previste dal comma 6, dell’art. 33 della legge n. 104/92, richiamato dall’art. 601, del D.L.vo n. 297/94. Il personale, di cui ai punti 1) e 3), fermo restando il diritto a fruire della precedenza se partecipa ai movimenti nella prima fase, nella seconda e terza fase, può usufruire di tale precedenza nell’ambito e per la provincia in cui è ubicato il comune di residenza, a condizione che abbia espresso come prima preferenza il predetto comune di residenza oppure una o più istituzioni scolastiche comprese in esso.

ASSISTENZA AL CONIUGE, ED AL FIGLIO CON DISABILITA'; ASSISTENZA DA PARTE DEL FIGLIO REFERENTE UNICO AL GENITORE CON DISABILITA'; ASSISTENZA DA PARTE DI CHI ESERCITA LA TUTELA LEGALE

Nei trasferimenti interprovinciali è riconosciuta la precedenza ai soli genitori, anche adottivi, o a chi, individuato dall’autorità giudiziaria competente, esercita legale tutela e al coniuge del disabile in situazione di gravità, obbligati all’assistenza.

Il figlio che assiste il genitore in situazione di gravità ha diritto ad usufruire della precedenza tra province diverse esclusivamente nelle operazioni di mobilità annuale, fermo restando il diritto a presentare la domanda di mobilità ai sensi dell’art. 2 comma 2.

Pertanto esiste una differenza tra il genitore che assiste il figlio in situazione di handicap grave o il coniuge del disabile in situazione di gravità, e il figlio che assiste il genitore in situazione di gravità:

Solo quest’ultimo, infatti, non ha nessun diritto di precedenza nella domanda di trasferimento interprovinciale, precedenza che gli è riconosciuta solo nella domanda di assegnazione provvisoria.

L’ipotesi di contratto 2015/16 e le novità

Calcolo ferie del personale ATA in regime di Part – Time

17 dicembre, 2014 - 20:07

Luciana – Buonasera, Sono un’ata con contratto dal 10 settembre 2014 fino al trenta giugno 2015. Ho più di 4 anni di anzianità di servizio. Svolgo 12 ore suddivise in due giorni settimanali su due scuole. A quanti giorni di ferie e festività ho diritto x ogni scuola? Lo chiedo perché le due scuole mi hanno fatto calcoli diversi. Grazie

di Giovanni Calandrino – Gentilissima Luciana, secondo l’art. 58 del CCNL 29.11.2007, relativo al personale A.T.A. che disciplina i rapporti di lavoro a tempo parziale, i dipendenti a tempo parziale orizzontale hanno diritto ad un numero di giorni di ferie e di festività soppresse pari a quello dei lavoratori a tempo pieno, mentre i lavoratori a tempo parziale verticale hanno diritto ad un numero di giorni proporzionato alle giornate di lavoro prestate nell’anno.
Di seguito ti linko una guida completa: ATA: ferie e festività soppresse personale Part – Time

Immissione in ruolo per qualcuno potrebbe essere inaspettata

17 dicembre, 2014 - 19:00

Claudia – mi sono laureata in economia e commercio vecchio ordinamento nel lontano 1993 e abilitata all’insegnamento per la A048 con il concorso del 2000-2001 non ho mai ricevuto un incarico nella scuola pubblica, sono riuscita a fare un pò di punteggio nella privata ma dopo anni di fila d’attesa, per cui non ho un buon punteggio anche perchè la A048 è una classe di concorso che non scorre per niente.

Alcune mie colleghe stanno lavorando sul sostegno anche senza titolo ma si e no sono state chiamate le prime dieci della gae, cosa mi consigli di fare? Potrei insegnare matematica nelle scuole medie o chiedere il riconoscimento per la A049 o la A047?

Lalla - gent.ma Claudia, la classe di concorso per l’insegnamento della matematica nella scuola media è un’altra, la A059. Per quanto riguarda il sostegno, le possibilità aumentano se si consegue il titolo di specializzazione (vedi TFA sostegno)

Ma vi anche da dire che nonostante il tuo percorso lavorativo finora non sia stato foriero di soddisfazioni professionali, la svolta potrebbe venire dal progetto Renzi Giannini, che prevede lo svuotamento delle Graduatorie ad esaurimento (nelle quali immagino tu sia inserita) e delle graduatorie di merito del concorso 2012 (al quale non so se hai partecipato).

Si tratta di un progetto che prevede 150mila immissioni in ruolo, già finanziate nella Legge di Stabilità, ma che devono ancora essere tradotte in provvedimenti normativi. La tempistica Riforma. Provvedimenti ed assunzioni, si decide nelle prossime settimane

Va precisato che, secondo l’attuale normativa il requisito di servizio non è richiesto per l’immissione in ruolo da Graduatoria ad esaurimento o concorso.

Immissioni in ruolo: aver insegnato non è tra i requisiti richiesti

ATA: la valutazione del servizio di collaboratore scolastico in III fascia come AA e la mobilità professionale

17 dicembre, 2014 - 18:53

Elisa – Buongiorno, volevo sapere se i punti che si acquisiscono facendo le supplenze come collaboratore scolastico, fanno punteggio anche per il profilo di amministrativo. Inoltre le chiedo se lavorando come collaboratore scolastico esistano dei concorsi interni alle scuole che possano far avanzare di posizione diventando tecnico o quant’altro. Volevo domandarle se questo è vero e quali concorsi per quali posizioni può partecipare un collaboratore scolastico. Cordialmente

di Giovanni Calandrino – Gentilissima Elisa, la risposta è positiva. Il servizio svolto come collaboratore scolastico è valutato come altro servizio prestato in una qualsiasi delle scuole elencate al punto 7.1 dell’Allegato A – DM 716/2014 (Tabella valutazione titoli), ovviamente in riferimento alle graduatorie di circolo e di istituto di III fascia ATA.

Per quanto riguarda invece i concorsi interni (passaggi di area), l’ultima procedura selettiva per i passaggi del personale amministrativo tecnico ed ausiliario (ATA) dall’area inferiore all’area immediatamente superiore, ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della sequenza contrattuale 25 luglio 2008, è stata indetta il 3 dicembre 2009.

La mobilità professionale avviene previo superamento di un esame finale, da sostenere a seguito della frequenza di uno specifico corso di formazione a cui accede il personale utilmente collocato in apposita graduatoria formulata sulla base del punteggio ottenuto per il superamento di una prova selettiva sommato a quello dei titoli di studio, di servizio e dei crediti professionali posseduti dall’interessato.

Ad oggi non si hanno notizie in merito a una futura procedura di passaggio di profilo ATA.

Congedi parentali e sospensione delle attività. Chiarimenti per la scuola

17 dicembre, 2014 - 12:30

Scuola –  avrei necessità di un suo parere sulla seguente situazione: Un docente assente per congedo parentale, interrompe tale congedo dal 09/12/2014 al 23/12/2014 per malattia del figlio. Dal 24/12/2014 al 06/01/2015 le lezioni sono sospese per vacanze di Natale. Il 07/01/2015 il docente in questione si assenta nuovamente per congedo parentale. Si presume che il docente durante il periodo di sospensione delle attività didattiche è in servizio solo per le attività funzionali all’insegnamento. Si chiede :  1) Per la supplente da nominare il 07/01/2015 si deve applicare il comma 5 art. 7 del D.M. 131/2007. 2) Il periodo di sospensione NON è da computare nel congedo parentale.3) Che cosa cambia se la docente fa pervenire una formale ripresa di servizio nel periodo di sospensione delle attività. Grazie e Buon Natale.

Paolo Pizzo – Gentile scuola,

di seguito le risposte ai singoli quesiti:

1. È da applicare l’art. 7/5 ovvero la supplenza va confermata, per continuità didattica, al supplente già in servizio fino al 23, con esclusione del periodo delle vacanze non coperto con un’assenza dalla titolare.

2 e 3.  Il periodo non può essere imputato in conto congedo perché non c’è una richiesta della docente in tal senso. Il periodo delle lezioni, infatti, non è un periodo festivo e pertanto è neutro (nel nostro caso è “servizio”) tra due uguali o differenti periodi di congedo. La docente, quindi, in assenza o in presenza di una dichiarazione di rientro in servizio è comunque considerata in servizio. Tale dichiarazione è in realtà un nostro suggerimento in modo tale da comprovare effettivamente la volontà della docente di voler rientrare. Ma dal punto di vista giuridico sarebbe comunque un abuso considerare il periodo delle lezioni come congedo anche in assenza di un dichiarazione come da noi suggerita

Graduatoria interna di istituto per il neo immesso in ruolo

17 dicembre, 2014 - 07:11

Rosa – Sono una docente di scuola secondaria primo grado e  gradirei una delucidazione circa la graduatoria interna, a mio avviso destinata ai docenti già di ruolo e non a chi ha solo avuto la nomina in ruolo. Vengo al dunque: una docente nominata in ruolo nel 2012 per motivi di famiglia è stata in aspettativa fino a quest’anno scolastico. Sta facendo effettivamente l’anno di formazione da novembre 2014. La segreteria l’ha inserita in graduatoria d’istituto già lo scorso anno, in coda, ora io Le chiedo se è giusto anche perché quest’anno magari la inseriranno non più in coda e ciò muoverebbe me per pochi punti. Non avendo fatto l’anno di formazione non è ancora completamente di ruolo quindi a mio parere non doveva essere inserita o sbaglio? Confido in una sua risposta ringraziandola anticipatamente.

Paolo Pizzo – Gentilissima Rosa,

il neo immesso in ruolo è un docente senza sede che per l’anno in cui è neo immesso  “appartiene” solo all’ATP di competenza.

Tale docente,  quindi, con sede solo provvisoria, non potrà mai presentare domanda per i soprannumerari per il semplice motivo che non potrà mai essere dichiarato perdente posto.

Per tale motivo non può essere graduato per quell’anno scolastico insieme agli altri docenti della scuola e quindi non può rientrare nella graduatoria interna di istituto.

Nel quesito, però, se ho capito bene, tu parli di immissione in ruolo nel 2012/13. Ora siamo nel 2014/15.

Pertanto, se la sede del neo immesso è sempre rimasta la stessa (cioè stessa sede confermata nel 2013/14 e ancora oggi 2014/15) la scuola non ha commesso un errore.

Mi pare infatti di capire che il docente in questione abbia avuto la sede definitiva nel 2013/14 che coincide con quella attuale nella quale è stato collocato in coda ovvero come ultimo arrivato, poi questo anno scolastico, essendo quindi il secondo anno, sarà graduato insieme agli docenti docenti già presenti nell’organico.

Se è così nessun errore, perché il neo immesso in ruolo è un docente senza sede solo l’anno di immissione (nel caso che descrivi 2012/13) poi, da quello successivo (2013/14), ha una sede definitiva in cui è collocato in coda per il primo anno, poi rientrerà definitivamente nell’organico l’anno successivo (2014/15) indipendentemente se abbia o meno concluso l’anno di prova.

 

Aspettativa per motivi di famiglia e anno di prova

16 dicembre, 2014 - 20:43

Cinzia – Gent.ma redazione ho un problema che non riesco a risolvere. Sono entrata di ruolo quest’anno in una provincia diversa da quella della mia residenza. Sono andata a scuola regolarmente tutti i giorni nel mese di settembre ma dai primi di ottobre ho preso un periodo di congedo parentale per mio figlio piccolo. Purtroppo non riesco a coprire tutto l’anno scolastico con i sei mesi di congedo e vorrei chiedere al termine di questo periodo, due mesi di aspettativa non retribuita per motivi personali più o meno subito dopo Pasqua. Posso farlo, nonostante non abbia superato ed effettivamente prestato l’anno di prova? Può il D.S. negare la mia richiesta? Avete qualche suggerimento da darmi oltre all’alternativa dell’aspettativa? Grazie di cuore se vorrete rispondermi.

Paolo Pizzo – Gentilissima Cinzia,

L’aspettativa per motivi di famiglia, personali e di studio è regolata dall’art. 18/1 del CCNL del comparto Scuola.

Tale art. recita: “L’aspettativa per motivi di famiglia o personali continua ad essere regolata dagli artt. 69 e 70 del T.U. approvato con D.P.R. n. 3 del 10 gennaio 1957 e dalle leggi speciali che a tale istituto si richiamano. L’aspettativa è erogata dal dirigente scolastico al personale docente ed ATA”.

Ai sensi di tali articoli l’aspettativa può essere richiesta senza soluzione di continuità o per periodi frazionati.

  • Se fruita senza soluzione di continuità, non può avere una durata superiore a 12 mesi.
  • Se fruita invece, per periodi frazionati non può superare in ogni caso, nell’arco temporale di un quinquennio, la durata massima di due anni e mezzo (30 mesi).

La Corte dei Conti sez. contr. 03 febbraio 1984, n. 1415 aveva precisato che nella espressione “motivi di famiglia” contenuta nell’art. 69 del T.U., possono trovare ingresso anche i motivi di studio, quale la frequenza di un corso universitario.

Nel precedente CCNL del comparto Scuola (2003) si faceva esclusivamente riferimento ai motivi di famiglia, mentre nel nuovo Contratto è stato aggiunto l’inciso “personali”.

Il dipendente che aspiri ad ottenere l’aspettativa deve presentare al Dirigente scolastico apposita domanda scritta redatta su carta semplice (il modulo è di solito fornito dalla segreteria) ampiamente documentata e motivata.

Le esigenze del lavoratore posso identificarsi con tutte quelle situazioni configurabili come meritevoli di apprezzamento e di tutela secondo il comune consenso, in quanto attengono al benessere, allo sviluppo ed al progresso dell’impiegato inteso come membro di una famiglia o anche come persona singola (Corte Conti, sez. contr., 3 febbraio 1984, n.1415).

Alla luce di tale configurazione, pertanto, non deve necessariamente trattarsi di motivi o eventi gravi (con la connessa attribuzione all’amministrazione di un potere di valutazione della sussistenza o meno del requisito della gravità), ma piuttosto di situazioni o di interessi ritenuti dal dipendente di particolare rilievo che possono essere soddisfatti solo con la sua assenza dal lavoro.

In particolare il dirigente può respingere la domanda o ritardarne l’accoglimento o ridurre la durata della aspettativa richiesta, esclusivamente “per motivi di servizio”, che vanno enunciati nel provvedimento.

Ciò è espressamente indicato nell’art. 69 D.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3 che appunto prevede che l’aspettativa possa essere negata solo in presenza di specifiche esigenze di servizio.

Il dirigente deve prendere la decisione entro un mese dalla data di presentazione della domanda; qualora entro tale termine il dirigente non abbia adottato alcun provvedimento positivo, il silenzio non equivale ad accoglimento dell’istanza.

Il Consiglio di Stato con sentenza del 12 aprile 1978, n. 739 ha ritenuto legittimo il licenziamento di un impiegato di segreteria non di ruolo che, in seguito ad una domanda di aspettativa per famiglia, si era assentato arbitrariamente dal servizio.

Già nel 1974 con sentenza del 12 novembre, n. 787 lo stesso Consiglio aveva affermato che il personale interessato non può allontanarsi dal servizio senza la preventiva autorizzazione dell’organo competente, ossia senza attendere l’esito della richiesta di concessione; in caso contrario viene considerato assente arbitrario e per tale comportamento, può essere sottoposto a procedimento disciplinare.

Pertanto, l’aspettativa per motivi di famiglia, personali o di studio legittima l’assenza dal servizio solo quando sia preventivamente accordata, la semplice presentazione della domanda non autorizza il dipendente ad allontanarsi dal servizio.

C’è comunque da dire che il Dirigente è sempre tenuto a motivare l’eventuale provvedimento di diniego o di revoca dell’aspettativa.

L’art. 3, comma 1 della legge 241/90 (integrato dalla legge 15/05) indica, infatti, che ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato.

La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze dell’istruttoria.

Un eventuale diniego, ritardo di accoglimento, riduzione della durata o revoca dell’aspettativa dovrà quindi essere sempre motivato dal dirigente e rispondere ai criteri della trasparenza e dell’imparzialità, per evitare ogni dubbio circa l’obiettività e l’opportunità delle determinazioni adottate.

In ultimo, ti ricordo che il periodo trascorso in aspettativa non è utile ai fini del compimento del periodo di prova o dell’anno di formazione nonché ai fini della continuità del servizio valutabile con punteggio specifico nelle procedure di mobilità e nella graduatoria interna per l’individuazione del personale soprannumerario. Qualora il docente abbia usufruito di periodi di aspettativa per famiglia il punteggio per i servizi di ruolo sarà attribuito per intero, a condizione che nel relativo anno scolastico l’interessato abbia prestato un servizio non inferiore a 180 giorni.

Pertanto nel caso ottenessi tale aspettativa, che comporterà il non raggiungimento dei 180 gg. di servizio richiesti per la validità del periodo di prova, quest’ultimo sarà rimandato all’a.s. successivo.

Se la scuola persevera nell’invio della visita fiscale

16 dicembre, 2014 - 20:32

 Docente – sono una docente T.I. in servizio presso un istituto superiore. Da circa due anni, a causa di una brutta patologia medica,  la commissione medica per l’accertamento dell’invalidità civile della mia Asl di appartenenza, mi ha certificata l’Invalidità Civile.  Con premura, ho provveduto ad inoltrare alla mia amministrazione copia del verbale rilasciato dalla suddetta commissione. Quando mi assento dal servizio per questa patologia, pur dichiarando telefonicamente a scuola,  che l’assenza per malattia è per “stato patologico sotteso a situazione di invalidità riconosciuta” – come regolarmente attestato dal mio medico curante, attraverso specifica spunta della casella inserita nel certificato telematico, la scuola continua ad inviarmi la visita fiscale, noncurante delle normative vigenti in merito, procurando,  tra l’altro, un inutile aggravio per l’erario. Ho chiesto ad altre colleghe di istituti diversi della mia zona, se nelle loro scuole, in situazioni di assenza simili alle mie, venga richiesta dal D.S. la visita fiscale – risposta: non viene inviata. Come devo comportarmi e far valere eventuali mie prerogative? E’ il caso di informare la Direzione Regionale? Il Provveditorato?

Paolo Pizzo – Gentilissima docente,

si conferma che per il caso in questione non va disposta la visita fiscale.

L’art. 2 del DECRETO 18 dicembre 2009 , n. 206 dispone:

Sono esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità  i dipendenti per i quali l’assenza è etiologicamente riconducibile ad una delle seguenti circostanze

a) patologie gravi che richiedono terapie salvavita

b) infortuni sul lavoro

c) malattie per le quali e’ stata riconosciuta la causa di servizio

d) stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta.

Dal quesito si evince chiaramente la tua corretta procedura ovvero aver comunicato alla scuola la tua invalidità e poi l’invio del certificato medico che riporta esattamente la casella inerente la situazione di invalidità.

Pertanto, la scuola sta commettendo un grave errore.

Intanto puoi far presente alla scuola l’art. che ti ho riportato, dopodiché, se continuano a sperperare così il denaro, potresti fare anche una segnalazione all’ATP di competenza.

Credo inoltre che i revisori dei conti avranno molto da ridire.

TFA A051 abilita anche per A050 e A043

16 dicembre, 2014 - 19:24

Maria Francesca - Avrei necessità di un’informazione relativa all’abilitazione tramite Tfa. Ho superato le prove selettive per la frequenza del Tfa per la classe di concorso A051 e risulto ammessa, essendo ventesima in una graduatoria (per ora provvisoria) di 42 partecipanti per 41 posti.

Vorrei sapere se è vero che l’abilitazione nella classe di concorso A051 mi abiliterebbe automaticamente "a cascata" anche per le classi A043/A050 ed in virtù di quale norma. Sto infatti svolgendo le selezioni anche per le
sole classi A043/A050: se così fosse, potrei rinunciare a questa selezione per portare avanti unicamente quella sulla classe A051? Grazie in anticipo per la risposta e buon lavoro.

Lalla - gent.ma Maria Francesca, l’abilitazione acquisita con TFA per A051 ti abilita anche per le classi di concorso A043 A050.

La norma di riferimento è la nota del 9 ottobre 2012

La tabella

A025 A028 A028 A025 A029 A030 A030 A029 A038 + A047 A049 A043 A050 A045 A046 A046 A045 A049 A047 – A048 – A038 A050 A043 A051 A043 – A050 A052 A043 – A050 – A051

Per quanto riguarda il punteggio, la tabella di valutazione dei titoli ( tabella A ) precisa, per quanto riguarda il punteggio aggiuntivo di cui al punto A.4) “Nell’ipotesi di più abilitazioni conseguite a seguito della frequenza di un unico corso, l’intero punteggio spetta per una sola abilitazione, a scelta dell’interessato”.

Quindi, anche se avrai seguito il corso per A051, potrai scegliere in quale classe di concorso attribuire il punteggio aggiuntivo.

Nelle altre classi pertanto spetterà il punteggio relativo al voto di abilitazione (da 4 a 12) + i 6 punti di A.5)

Diventare insegnante. Percorso agevolato per laureati entro a.a. 2001/02

16 dicembre, 2014 - 18:33

Gabriele - Sono del ’76 e sono laureato in isef nel 1999. Che procedura devo seguire e che cosa devo fare per poter “diventare insegnante di ruolo” per le scuole primarie? O secondarie? Lo sò, sono vecchio ed è tardi ma…… Potete aiutarmi? Grazie mille. Un saluto

Lalla - gent.mo Gabriele, il percorso per diventare insegnante non è semplice, ma la tua laurea potrebbe ancora rientrare in un percorso agevolato.

Il Ministero infatti ne La Buona Scuola (un documento di buone intenzioni che dovrebbe tradursi in provvedimenti normativi nei prossimi mesi) ha annunciato un nuovo concorso a cattedra, da bandire nella primavera 2015, espletare nel corso del 2015/16, con assunzione in ruolo dei vincitori dal 1° settembre 2016 (le cattedre dovrebbero essere circa 40.000)

Ti invitiamo a leggere questo articolo, in cui spieghiamo chi potrà partecipare al concorso

Concorso a cattedra docenti 2015. Bando tra marzo ed aprile, chi potrà partecipare?

Tra questi, il Ministero indica i laureati entro l’a.a. 2001/02. Pertanto, se tali requisiti verranno confermati, per te potrebbe essere una buona occasione di percorso agevolato (concorso e diretta immissione in ruolo). Il titolo ti darebbe diritto alla partecipazione per la scuola secondaria.

Se tale occasione per qualche motivo non dovesse concretizzarsi, il percorso sarà più complesso, perchè la normativa prevede innanzitutto il conseguimento dell’abilitazione, laurea in Scienze della formazione primaria LM85bis di 5 anni per la primaria e TFA – Tirocinio formativo attivo di un anno per la scuola secondaria. Entrambi i percorsi sono a numero chiuso, pertanto è necessario superare una selezione per l’accesso (a questo punto se ne parla per l’a.a. 2015/16).

Conseguita l’abilitazione il ruolo però deriverà sempre dalla partecipazione al concorso a cattedra.

Dopo il 2016 cioè, il Governo vuole stabilire la regola dell’assunzione soltanto da concorso e rivolto solo agli abilitati.

A questo punto ti consigliamo di tenerti informato innanzitutto sulla possibilità di partecipare al concorso 2015.

 

 

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